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Approvata la legge sul sistema di istruzione e formazione professionale

L'obiettivo della Regione è dare certezze agli enti, agli operatori e, in particolare, agli allievi tra i 14 e i 18 anni che scelgono un percorso di istruzione e formazione professionale

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Il Faro on line – Il sistema educativo di istruzione e formazione professionale, che coinvolge oltre diecimila allievi nel Lazio, ha una legge regionale che lo disciplina. Finora la Regione ha dato indirizzi e linee guida, ma mancava una normativa di sistema. Ad approvarla, oggi pomeriggio alla Pisana, è stato il Consiglio regionale presieduto da Daniele Leodori con 30 voti a favore e 5 contrari. Rispetto alla formulazione originaria della proposta della Giunta, presentata dall’assessore Massimiliano Smeriglio, sono stati approvati dall’assemblea 22 emendamenti, con primi firmatari, di volta in volta, Francesco Storace (La Destra), Silvana Denicolò (M5s) e l’assessore al Bilancio, Alessandra Sartore. Il testo è arrivato in aula dopo essere stato sottoposto, nei mesi scorsi, a un lavoro di miglioramento sostanziale nella V commissione consiliare che Smeriglio ha definito “certosino”.

Mettere ordine a un comparto

La normativa varata dal Consiglio regionale intende mettere ordine a un comparto che già esiste. “Noi, con questa legge, aggiungiamo. Non togliamo nulla a nessuno. Riconosciamo le cose che funzionano: ‘pubbliche-pubbliche’, pubbliche convenzionate, laiche e cattoliche”, ha detto Smeriglio nella sua relazione. Tutte le funzioni saranno di competenza della Regione, compresa la sottoscrizione delle convenzioni con gli organismi che hanno i requisiti per essere accreditati. Resteranno comunque inalterati, a detta dell’assessore, i percorsi di istruzione e formazione professionale gestiti direttamente dalla Città metropolitana di Roma e dalla provincia di Viterbo e quelli affidati a enti strumentali dalle amministrazioni provinciali di Latina, Frosinone e Rieti.

Due percorsi di istruzione e formazione

L’obiettivo della Regione è dare certezze agli enti, agli operatori e, in particolare, agli allievi tra i 14 e i 18 anni che scelgono un percorso di istruzione e formazione professionale invece di un liceo, di un istituto tecnico o di un istituto professionale statale. Questi studenti avranno la possibilità di rientrare nei Professionali statali al termine del triennio, se lo vorranno. Tre anni che daranno loro comunque diritto di conseguire una “qualifica” professionale e, insieme, assolvere l’obbligo scolastico fino a 16 anni. Per Smeriglio: “Privare i giovani e le famiglie di questa opportunità spesso si traduce in un aumento della dispersione scolastica”.

Quanti vorranno cercare di ottenere un “diploma” professionale regionale potranno iniziare, invece, i percorsi quadriennali. Previste azioni di orientamento e tutoraggio per gli studenti, attività di tirocinio orientativo, percorsi individuali per i disabili, per chi proviene da altri Paesi o ha particolari difficoltà, oltre che azioni per prevenire e combattere il fenomeno del bullismo. La legge punta, tra l’altro, a elevare il livello delle competenze, a contrastare la disoccupazione giovanile, a promuovere l’integrazione sociale degli stranieri e a sostenere la permanenza nel mondo del lavoro. Ogni tre anni il Consiglio approverà gli indirizzi per la programmazione del sistema educativo di istruzione e formazione professionale regionale. Entro il 30 giugno di ogni anno, poi, la Giunta approverà il piano annuale che individuerà i percorsi dell’offerta formativa.

Le dichiarazioni di voto

Silvana Denicolò (M5s) ha dichiarato voto contrario alla proposta di legge perché non dà alcuna risposta alle reali e gravi emergenze che affliggono il settore della formazione professionale nel Lazio. “E’ stata fortemente voluta dagli enti privati, soprattutto quelli cattolici; prontamente confezionata su misura per i richiedenti. Noi vogliamo una formazione che sia veramente consapevole e ridisegnata sui bisogni della società tutta, ma non ci sembra che questa proposta di legge centri l’obiettivo”.

Olimpia Tarzia (Lista Storace) ha definito la proposta di legge “utile e necessaria”, sottolineando come provenga dall’ascolto tra istituzioni e operatori del settore. Apprezzati in particolare i due punti cardine del testo: “Centralità della persona e libertà di scelta educativa da parte dei ragazzi”. Tarzia ha inoltre evidenziato il fatto che “la legge mette i ragazzi nella condizione di poter tornare indietro: così formazione e istruzione scolastica diventano come vasi comunicanti”. Condivisa l’impostazione istituzionale, che lascia alla Regione la titolarità delle funzioni, ma poi mette sullo stesso piano strutture pubbliche, strutture accreditate e istituti professionali.

Per Giuseppe Cangemi (Ncd) questa legge è “giusta, necessaria e importante”, espressione della Regione e non di una parte. Ha annunciato voto favorevole, sottolineando però che non è importante approvarla, ma vigilare affinché diventi effettivamente una buona legge. Rivolte raccomandazioni all’assessore da parte del consigliere sulla centralità dei minori, sull’attenzione ai diversamente abili e sulla libertà di scelta educativa delle famiglie.

Anche la consigliera Marta Bonafoni (Sel) ha ricordato come questa legge “è di tutti e non di una sola parte”. Ha sottolineato che, dopo la sua approvazione, darà vita a un sistema di programmazione fatto di regole certe, “riconoscendo diritti e doveri al pubblico e anche al privato accreditato”. “Abbiamo costruito questo testo pensando alle vite dei ragazzi, importante target di riferimento in questa fase di crisi economica e sociale.” Bonafoni ha ricordato all’assessore e ai consiglieri l’importanza di discutere quanto prima la legge quadro sulla conoscenza, anch’essa fortemente attesa.

Marco Vincenzi (Pd), nell’esprimere voto favorevole, ha ringraziato assessore, commissione e consiglieri, soprattutto di opposizione, per il lavoro svolto. Ha parlato di una riforma importante che riordina un settore importante della nostra regione e dà certezze a migliaia di studenti e agli operatori del settore. Una riforma importante di cui va attributo il merito all’intera istituzione.

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