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L’atleta sportivo come San Paolo, l’atleta di Dio

Nella lotta della gara, si manifesta quel combattimento quotidiano, che ogni uomo deve affrontare per vincere la sua corona incorruttibile

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Il Faro on line – San Paolo è considerato l’atleta di Dio. Dopo la sua conversione, con grande determinazione, intelligenza e amore per Cristo, portò la sua parola, in tutto il mondo conosciuto, allora. In quel tempo in cui l’Impero Romano regnava incontrastato. L’Apostolo delle Genti non conobbe direttamente Gesù, ma avvolto da una luce fortissima, lo seguì in tutta la sua vita, diventando uno dei fondatori della Chiesa cristiana.

Nella Prima Lettera a Timoteo (6:12), uno dei suoi consigli più sentiti e rivolti alla fede, fa riferimento allo sport. In quel caso, possiamo leggere questo : “Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale, hai fatto quella bella confessione di fede in presenza, di molti testimoni”. La lotta quindi. Come gli atleti fanno nelle proprie gare. Lo sport è la metafora della vita, sicuramente e se uno degli apostoli più grandi della Chiesa cattolica, lo ha preso da esempio, è certamente un fenomeno ed un dono, da non trascurare.

Sono conosciuti, i principi della Carta Olimpica, del Comitato Internazionale. Nel secondo punto, si spiega come lo sport sia una filosofia di vita, che esalta le qualità del corpo, la volontà e lo spirito. Dunque, esso mostra l’uomo in se stesso, con tutto il suo essere, fisico e spirituale : “Anche noi corriamo nello stesso stadio. La stessa corona, lo stesso premio, ci sta aspettando”. Continua a scrivere San Paolo, anche nella sua Lettera ai Corinzi (9:24-27). Questo passo, può riferirsi all’atleta sportivo, secondo il pensiero dell’atleta di Dio. Ogni uomo lo è, se nasce con il talento che Dio stesso gli ha dato e lo mette in pratica.

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di migliorare la società civile e di entrare nel cuore di ognuno. Dal cuore di un campione. L’eroe dei valori, di ciascuno. Perché ? Lui combatte la buona battaglia della fede, in quella gara, in quel campo, in quella piscina, su quella pedana, su quel tatami, che rappresentano la vita di tutti. L’avversario esiste. Certamente, è presente fisicamente. Ma in verità, esso è lo specchio dell’atleta che si confronta con lui. E’ lì che la quotidianità si eleva. La speranza di vincere, la fatica, la paura, la stanchezza, la forza dei sogni. Il bene contro il male. E’ il primo che deve vincere. 
Una delle domande più frequenti, del nostro tempo, ispirata a questo argomento, è la seguente : perché lo sport esiste ? Ognuno può rispondere, secondo la propria idea e coscienza. Può farlo, naturalmente, secondo quella libertà naturale, di cui gli uomini sono dotati. In riferimento al pensiero religioso, potrebbe trovare una risposta concreta, nella missione di San Paolo. Divulgare l’amore di Dio, attraverso l’esempio di ciascun uomo. Tramite la sua costanza, nel ricercare il bene, in gara, come nella vita.

Qual è allora il bene di un atleta ? E’ la vittoria ? Forse. Ma anche l’impegno e la responsabilità, perseguiti nella lotta sportiva, lo sono. Non importa se infine, il podio non arrivi, l’importante è che quel cuore si sia manifestato, con tutta la sua forza. E se lo ha fatto nel modo migliore, certamente, anche la vittoria non tarderà ad arrivare. 
In questi giorni, esattamente il 2 di aprile, è ricorso il decennale della morte di Giovanni Paolo II. Santo, il 24 aprile 2014. Un grande esempio di atleta di Dio. Amante in vita, anche dello sport e dei suoi valori. Anche lui come San Paolo, instancabilmente, viaggiò molto per portare la parola di Dio ai popoli e lo fece anche, attraverso l’esempio quotidiano.
Come loro, ogni atleta lo fa. Ogni volta che scendendo in gara, apre il suo mondo interiore, per lasciare che tutti coloro che lo seguono, possano a loro volta, entrarvi. Per trovare un luogo migliore, dove ritrovare i propri valori.

Alessandra Giorgi

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