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Centottanta giorni: Storie di soldati italiani in Afghanistan 

Ebe Pierini: "In queste trenta storie ho cercato di raccontare quello che ho visto coi miei occhi durante i 9 viaggi in Afghanistan"

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Il Faro on line – La missione italiana in Afghanistan sta per concludersi. I soldati italiani operano in quel Paese ormai da oltre 13 anni. Cinquantaquattro i nostri connazionali caduti in quel teatro operativo.  Qual’e’ stato, in tutti questi anni, l’impegno dei nostri soldati in quel Paese lontano? Ebe Pierini, giornalista nata a Latina, che per 9 volte è stata in Afghanistan assieme ai militari italiani e ha avuto modo di lavorare, come embedded, al loro fianco anche in Bosnia, Kosovo e Libano, ha provato a spiegarlo nel suo “Centottanta giorni: Storie di soldati italiani in Afghanistan” (Herald Editore), attraverso 30 storie di soldati. 

Il libro sarà presentato sabato 11 aprile, alle 10.00, presso la sala convegni del Castello di Fondi, in piazza Matteotti. L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale “Il Quadrato” con il Patrocinio del Comune di Fondi.

L’autrice sarà affiancata nella presentazione dal sindaco del Comune di Fondi Salvatore De Meo, dall’assessore alla Cultura del Comune di Fondi Lucio Biasillo, dal maresciallo capo Francesco Sorrentino, cittadino fondano che presta servizio presso il Centro eccellenza counter Ied dell’Esercito Italiano di Roma e che è stato in Afghanistan nel 2005, a Kabul e, tra il 2009 e il 2010, a Farah e dal responsabile organizzativo dell’Associazione Culturale “Il Quadrato”, Francesco Ciccone, che ha fortemente voluto questo Evento in Città.

“Ho scelto per il mio libro questo titolo perchè ogni soldato che parte per una missione all’estero trascorre lontano da casa, dai suoi affetti, dal suo mondo almeno centottanta giorni – spiega l’autrice – Una cifra standard. Sei mesi che possono apparire un’eternità se si vive in condizioni disagiate, in una situazione di rischio costante, lontani migliaia di chilometri dall’Italia. Così come è avvenuto per i nostri soldati in Afghanistan.
Ho avuto la fortuna e l’onore di poter vivere con loro e osservare da vicino il loro lavoro quotidiano in quel difficile contesto. E ho avuto modo di appurare come, in certi momenti, durante la missione, i legami umani si rafforzino, si riscopra il valore dell’amicizia. D’altronde laggiù per anni i nostri militari hanno diviso davvero tutto, dal cibo ai rischi”.

“Per centottanta giorni si smette di essere un plotone, una compagnia, un reggimento, una brigata e si diventa famiglia.  In queste trenta storie ho cercato di raccontare quello che ho visto coi miei occhi durante i miei 9 viaggi in Afghanistan: la vita, la morte, gli attentati, gli spari, i momenti di condivisione, le festività passate lontani da casa, le ritualità, le difficoltà logistiche, le paure, le amicizie – conclude – Nel mio libro c’è un po’ di ognuno degli alpini, dei paracadutisti, dei fanti, dei bersaglieri, dei genieri, dei cinofili, dei piloti, dei marinai, degli avieri, dei carabinieri che ho conosciuto laggiù”.

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