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Se l’articolo 18 sbarca a via Portuense

Occhi puntati sul prossimo consiglio comunale, con ordini del giorno incrociati e fibrillazioni sotterranee

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Il Faro on line – In un momento in cui il confronto tra maggioranza e opposizione non trova certo la sua espressione più barricadera, è dall’interno stesso della compagine di governo che arrivano le maggiori fibrillazioni. L’ultima in ordine di tempo… deve ancora avvenire. Nel senso che si manifesterà con tutta probabilità il prossimo consiglio comunale, previsto proprio per questa settimana, allorché il centrosinistra si potrebbe spaccare su uno di quei temi che mai si potrebbe immaginare siano motivo di divisioni: il lavoro. O meglio, quell’Articolo 18 che ha già portato la Cgil in piazza contro il governo di Renzi, che ha provocato spaccature non solo nel popolo della sinistra nel senso più ampio ma addirittura nella direzione del Pd.

Ma finché queste scaramucce riguardavano la sfera nazionale le si potevano percepire solo attraverso la tv, magari distrattamente. Adesso invece lo scontro potrebbe andare in scena sotto i nostri occhi. Vediamo perché.

Agli atti del consiglio comunale c’è una mozione a firma dei consiglieri di minoranza De Vecchis e Gonnelli per chiedere che il consiglio comunale si attivi, con tutte le forze politiche, per aderire alla raccolta firme di iniziativa popolare con lo scopo di ottenere l’annullamento del jobs act. Sul tappeto c’è appunto l’art.18, quello cioè che impedisce al datore di lavoro di licenziare un lavoratore senza giusta causa e, qualora lo facesse, lo obbliga alla riassunzione se ordinata dal giudice. Le nuove regole cancellano sostanzialmente questo principio, ed ecco il motivo dell’ordine del giorno.

Ma le regole non scritte di questa democrazia infelice che viviamo, dicono che una maggioranza non può accettare una proposta della minoranza; casomai deve farla propria, oppure ignorarla. E sarebbe stata quest’ultima la fine predestinata per quell’iniziativa se non se ne fosse aggiunta un’altra, stavolta da sinistra. I consiglieri di Sel Petrillo e Bonanni, infatti, hanno preso una linea ben definita sulla questione: vanno reintrodotte le garanzie previste dagli articoli 4, 13 e 18 dello Statuto dei lavoratori. D’altra parte la difesa dei lavoratori, delle classe deboli, del sociale sono stati da sempre cavalli di battaglia delle diverse bandiere rosse che si sono succedute nel tempo, a prescindere dalle sigle che rappresentavano. Tutti uniti accanto al popolo.

Ora però il rosso renziano risulta un po’ troppo sbiadito agli occhi di molti,  e il jobs act è uno di quei punti difficili da digerire. Si arriva così al documento di Sel, che verrà messo in discussione questa settimana. Ma non è affatto scontato che la maggioranza di centrosinistra sia d’accordo sul muoversi contro il jobs act, ossia contro il governo, ossia contro Renzi.

Quello convocato stavolta varrà la pena di seguirlo. Non solo perché tanto spazio sarà dato a mozioni e ordini del giorno, e dunque si andrà al di là dell’ordinarietà, ma perché con tutta probabilità darà la rappresentazione plastica dell’attuale momento politico cittadino. Come diceva un vecchio slogan pubblicitario…. provare, per credere. 
Angelo Perfetti

I commenti

Gentile direttore la ringrazio di aver evidenziato l’argomento legato all’articolo 18. Vorrei fare una precisazione, la nostra mozione a differenza diquella di SEL ha una valenza politica, ossia supportare l’iniziativa  di legge popolare (o referendum) per chiedere l’annullamento del jobs act. Un attoconcreto e non simbolico come la mozione di SEL che ricalca le istanze della minoranza PD volutamente ignorate dal primo ministro Renzi e ormai fuori tempoessendo il jobs act legge. La nostra mozione sarà ipocritamente bocciata, mentrequella di SEL, forse per quieto vivere sarà votata dalla maggioranza, tutti consapevoli che avrà la valenza della letterine di Babbo natale.
William De Vecchis

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