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Demolizioni di immobili, un laconico e sibillino comunicato stampa

A chiedere spiegazioni quanti hanno manufatti in esecuzione di demolizione

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Il Faro on line – Si chiede di sapere se dopo le demolizioni di quelli allo stato grezzo si passerà ai manufatti commerciali o alle seconde abitazioni comprese quelle sull’arenile? Si demoliranno prima i manufatti commerciali nei quali da decenni si svolgono attività commerciali abusive? O si inizierà a demolire quei manufatti commerciali di quanti non hanno aperto alcuna attività?
Questo porterà ad una corsa alle aperture commerciali abusive fosse solo di vendita di pettinini e foto ricordo oltre a chiedere nuove residenze. Del resto su tutti i manufatti insistono ordinanze comunali mai revocate di ripristino dello stato dei luoghi che hanno la stessa legittimità delle sentenze del Magistrato. Nel comunicato si legge: “seguendo un ordine di demolizione prima dei manufatti di speculazione, poi delle case libere e stagionali e poi delle prime necessità”.

Il comunicato per non destare giustificati allarmismi ed eventuali “sommosse” di popolo il sindaco non parla che devono essere anche demoliti manufatti in cui vengono svolte attività commerciali,  che nulla hanno a che vedere con una prima casa che è un diritto costituzionale. La prima casa è una necessità che dovrebbe essere sempre e comunque salvaguardata, mentre non si può dire altrettanto per  le seconde case, specialmente quelle costruite sull’arenile, o manufatti commerciali speculativi.

Tanti cittadini allarmati si domandano: come considera il sindaco e l’assessore all’urbanistica i manufatti industriali, artigianali e commerciali che ora non possono più dire “Io non lo sapevo”? Manufatti di necessità? O speculativi considerando che la maggioranza sono dati in affitto per generose mensilità?   Forse i commerciali, verranno demoliti subito dopo i manufatti allo stato grezzo? Certo che per questi commercianti sarà la rovina e ancor più per quanti pensano aprire nuove attività.
Del resto due anni fa il consigliere Umberto Tantari presentò una dettagliata interrogazione della quale non ha mai avuto risposta e ancor meno per complicità politica mai nessuno ne ha sollecitata una. Il comunicato: “La giunta comunale di Ardea ha approvato il piano di consistenza e demolizione delle opere abusive. Gli uffici esecuzioni penali delle Procure della Repubblica di Roma e Velletri avevano notificato al Comune un elenco di 250 immobili che dovevano essere oggetto di demolizioni per sentenze diventate irrevocabili.

In questo atto si fa riferimento a questi percorsi giudiziari e ai loro iter già conclusi. In virtù dello stato di esecuzione e destinazione dei manufatti da abbattere, i piani esecutivi dovranno prevedere l’abbattimento e il ripristino in via prioritaria dei manufatti “a rustico” e quindi non ultimati e poi si procederà con gli edifici ultimati, prioritariamente con la demolizione dei manufatti a destinazione diversa da quella abitativa e dopo, nell’ambito dei manufatti abitativi, seguendo un ordine di demolizione prima dei manufatti “di speculazione”, poi delle case libere e stagionali e poi delle prime necessità”.  

Duro il commento lanciato su face book ed autorizzao a riprendere da Walter Giustini, ex c/te la stazione dei  carabinieri di Tor San Lorenzo oggi luogotenente in pensione e politico locale: “Finalmente un pò di legalità. Ora sicuramete l’Assessore Piselli, il suo Dirigente e il Comandate della Polizia Locale,  faranno in modo che non vengano più aperte nuove attività abusive”.  
Ancor più tecnico quello dell’ex dirigente all’urbanistica Aldo Mura che spiega come i soldi ci sono perché sono in danno dei condannati: “Sempre che per gli edifici non abbattuti e non prioritari non scatti il potere sostitutivo, spiega al suo collega Arch.  Rocca Antonello… ma non era obbligatorio recuperare le somme spese dai legittimi proprietari? Chissà se la Corte dei Conti poi se ne ricorda”.
Luigi Centore

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