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Nigeria, un anno fa rapite 200 liceali

Il Faro on line - Era la notte tra il 14 e il 15 aprile di un anno fa quando, alcuni miliziani di Boko Haram, fecero irruzione in un dormitorio di una scuola di Chibok, nel nordest della Nigeria dove rapirono 276 studentesse. Cinquantasette di loro riuscirono a fuggire mentre della altre non si seppe più nulla. Ultimamente sta circolando la notizia che le giovani potrebbero essere state uccise. Il mondo però, non si è dimenticato di loro e non smette di sperare e, attraverso la campagna 'Bring Back Our Girls', continua a chiedere la loro liberazione.

"Non sappiamo se le ragazze che sono state rapite a Chibok possono essere salvate. La loro sorte resta sconosciuta. Per quanto vorrei, non posso promettere di trovarle". Lo ha affermato in un comunicato il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, commemorando l’anniversario del rapimento delle giovani. "Ma io dico a ogni genitore, parente e amico che il mio governo farà tutto quanto in suo potere per riportarle a casa". In memoria di queste ragazze oggi, migliaia di persone, si sono mobilitate materialmente e virtualmente. In Nigeria, e in molte città del mondo, è il giorno della marcia. La manifestazione è iniziata in silenzio, un silenzio assordante che scuote l’animo umano e che fa riflettere e sperare. Ne hanno preso parte in centinaia, in migliaia e tutti, donne, ragazze e giovani, vestiti di rosso. A testa alta camminano per le strade ricordando quanto accaduto. Anche i social network si sono attivati unendosi in quella drammatica marcia realizzandone una parallela, silenziosa ma globale.

Il mondo intero non ha smesso di sperare di veder tornare le liceali. Una speranza, questa, alimentata dalla testimonianza di una ragazza che è riuscita a scappare dopo il rapimento. Si tratta della ventitrenne Liatu Andrawus che, lo scorso giugno, mentre era in macchina e si stava dirigendo verso la capitale della Nigeria, è stata fermata da alcuni ribelli che dopo aver fatto fuoco sulla sua auto per fermarla l’hanno catturata.

Liatu Andrawus ha raccontato di essere rimasta nelle mani dei terroristi per circa sei mesi. In quel periodo gli uomini avrebbero cercato di costringerla a rinunciare alla sua fede, il cristianesimo, per non essere uccisa. Lei avrebbe detto di non essere pronta e, i militanti, dopo averla portata nel loro campo nella foresta di Sambisa hanno cercato di obbligarla a convertirsi all'Islam. Al suo rifiuto le avrebbero chiesto quale tipo di morte preferisse: la fucilazione o le coltellate.

Dopo alcune settimane Andrawus, come lei stessa ha raccontato, è stata portata a Gwoza, dove l’hanno obbligata a sposarsi con un estremista e poi è stata mandata in una scuola islamica, dove ha incontrato le studentesse rapite.

"Ho visto le ragazze di Chibok - ha raccontato - quasi tutte sono state costrette a sposarsi e stavano in diverse case a Gwoza". Solo tredici delle giovani, ha precisato, non erano ancora sposate ed erano chiuse a chiave dentro una casa. Questo prima che l’esercito nigeriano riprendesse il controllo di Gwoza. Ora pensa che le giovani siano state portate tra le montane di Mandera.

Secondo i dati comunicati da Amnesty International, sono almeno 2mila le donne e le ragazze rapite negli ultimi quindici mesi dagli islamisti. Alcune di loro sono obbligate ad addestrarsi per poi combattere mentre altre vengono imprigionate, obbligate a convertirsi e poi a sposarsi.
Daniela Pozone
 

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