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Satta: “Ambiente a rischio. Chi controlla la pulizia del Tevere?

Accusa alle amministrazioni: da anni nessuno parla per paura delle ritorsioni di qualche dirigente della Regione

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Il Faro on line – Sono anni che in alcuni articoli mette sotto accusa il Tevere per i danni causati all’ambiente. La sua non è certo un’accusa al fiume, ma alle gestioni dei diversi enti di competenza che nei loro compiti hanno l’obbligo di controllare il corso d’acqua dalla sua nascita fino alle foci. “Invece niente di tutto questo – afferma Luigi Satta -, il carrozzone pensa solo a mettere vincoli di sicurezza e di altri compiti non se ne parla. Le amministrazioni tutte zitte, per paura di ritorsioni e vedersi apporre sul nostro territorio altri vincoli, spesso inutili, solo perchè qualche dirigente aggiunge altri lacciuoli ai regolamenti e ordinanze. 

Continuamente – prosegue Satta – ho lamentato, insieme ai presidenti delle cooperative della pesca, della presenza di grossi detriti in sospensione che il Tevere trasporta verso la foce creando pericolose collisioni durante la navigazione nel porto-canale; questi detriti poi, vanno tutti ad arenarsi lungo i 24 km di costa, creando grandi problemi anche per i concessionari degli arenili, visto che questi rifiuti si differenziano per classe di smaltimento con costi enormi; penso che il delegato del sindaco Cutolo, si trovi d’accordo.

Sarebbe giusto chiedere ai preposti al controllo delle acque del Tevere – prosegue Satta – come scongiurare la presenza di idrocarburi nell’acqua e nei fanghi? Perché non dispongono serrati controlli affinché possano essere evitati disastri ambientali? Perché il sindaco Montino e i suoi predecessori non hanno mai alzato la voce? 

Credo sia arrivata l’ora di far sentire un unico coro di protesta che vada dalla maggioranza all’opposizione, e portare all’attenzione del consiglio un ordine del giorno che chieda al sindaco di intervenire per metter fine a un problema che da anni impedisce la messa in sicurezza del porto canale.  Le analisi  fatte per la caratterizzazione dei fanghi in seguito all’escavo della Fossa Traianea (o porto-,canale) da anni fanno riscontrare la presenza di idrocarburi;  così da non garantire l’intervento di escavazione ordinaria per il mantenimento della profondità del fondo e mettendo a rischio la navigazione nel porto.

Solo un accenno – conclude Satta – all’argine di  Fiumara. In questi giorni sono stati avviati i primi interventi propedeudici alla realizzazione di costruire un argine a cento metri dal fiume. La domanda (anche se non avrà risposta) viene spontanea:  perchè? Questi ingegneri di grande competenza idraulica che nessuno mai contrasta (e non se ne capiscono i motivi) perchè hanno deciso di sacrificare ettari di terreno ex Opera Nazioale Combattenti, oggi regionali? Perchè non aprire un dibattito pubblico e conoscere finalmente il progetto e le peculiarità? Cosa sarà costruito in quell’area, e da chi?”

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