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La magia ed il mistero delle arti marziali, al Festival dell’Oriente, a Fiera di Roma

Migliaia di persone, tra cui famiglie, appassionati e bambini, ha sfilato tra gli stand allestiti e ammirato esibizioni e spettacoli in programma

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Il Faro on line – Si sono ritrovati tutti al padiglione 8, gli appassionati di arti marziali. E lo hanno fatto, in massa e numerosi. E’ accaduto per la recente rassegna de Il Festival dell’Oriente, che in due periodi differenziati, ha riempito ben 3 aree di Fiera di Roma. Il primo è stato previsto, tra il 24 ed il 26 aprile, mentre il secondo, tra il 30 ed il 3 maggio. E molti visitatori, anche più volte, ci sono tornati.

Sarà stata sicuramente quella magia, che il mondo dell’Oriente da sempre, è in grado di trasmettere, con le sue particolarità e culture, ispirate, per la maggior parte dei principi, sulla spiritualità ed il mistero, che ha invitato molte persone ad affluire all’evento. 
Tuttavia, chi ama profondamente, gli sport da combattimento e le arti marziali, con i valori che essi, sono in grado di comunicare, si è dato appuntamento al padiglione 8, dove sono stati allestiti stand grandi, ma anche più piccoli.
Passeggiando in mezzo a questi piccoli mondi orientali, l’attenzione è stata catturata, non solo dalla mostra delle statue dei guerrieri cinesi, tra gli altri, ma anche dall’allestimento di un mini giardino zen, in cui tempio e vegetazione, sono stati riprodotti perfettamente. Esso è stato uno dei punti di maggiore attrazione, dove molti visitatori, si sono fermati a scattare foto e ad osservare come, la cultura giapponese abbia potuto creare un tesoro simile. Insieme a questi universi ricchi di significati, sono state sistemate anche aree di ristoro, food and beverage, dove molte famiglie con bambini entusiasti, si sono fermate per consumare, non solo cibo italiano, ma anche quello più strettamente orientale e caratteristico, il quale ha riempito l’aria d’intorno, con i suoi particolari profumi. 

Ma il centro del Festival, all’interno di questo padiglione, ha avuto il suo svolgimento centrale, sopra i due enormi palchi, allestiti. Uno, inserito tra due tatami, dove le società sportive e le associazioni partecipanti, hanno mostrato le proprie arti e raccontato la propria storia, a chi si avvicinava ed il secondo, dall’altra parte del padiglione, che è stato predisposto per le esibizioni più strettamente culturali. Di fronte ad una platea gremita, su di esso, si sono alternate danze e spettacoli riguardanti la cultura dell’Oriente. Nello specifico, ad esempio, le esibizioni mostrate, sono andate dalla danza della moglie del Buddha, che ha mostrato la sua sofferenza prima e poi, infine la sua conversione, fino a quella del ventre, passando anche per la cerimonia del thè cinese. 

E la magia e l’insegnamento delle arti marziali si sono mostrate, grazie alla partecipazione di numerose organizzazioni e associazioni che volentieri hanno raccontato di sé e di quei principi fondamentali, che hanno il potere di rendere migliore, la vita delle persone. 
In particolar modo, per i lettori de Il Faro, in questa seconda rassegna de ll Festival dell’Oriente romano, alcune di loro, hanno descritto valori ed esperienze : “Siamo presenti a questa stupenda kermesse, per raccontare quello che facciamo ormai da 7 anni qui a Roma, nel quartiere Portuense”. E’ Michele Rizzi a parlare. Presidente e Direttore dell’Asd Hilot Saoma, che è la disciplina orientale mostrata : “Non è impregnata sull’attacco e sulla difesa. Il nemico da combattere è quello che trovi dentro di te”. Spesso, vengono alla luce nelle arti marziali, questi concetti importanti : “Sono molti i benefici apportati. Vanno dal wellness personale, fino ad arrivare alla sinuosità vertebrale. E’ più una forma fisioterapica, che un’arte marziale. Tuttavia, ci sono anche temi molto legati alla teologia”. Le particolarità scoperte sono molteplici in queste discipline : “Il Vangelo racconta di Pietro, che tira fuori una spada e trancia l’orecchio del soldato romano. Perché non colpisce e non avanza verso la spalla ? Perché esprime il massimo controllo”. Ed è questo uno degli aspetti fondamentali della Hilot Saoma. 

Tuttavia, il filo conduttore che unisce molte, delle discipline esibite, passa anche attraverso, l’anima umana : “Pratichiamo l’Aikido, la via dell’unione e dello spirito”. In seguito, sui tatami allestiti, è anche Giuseppe Masi a descrivere questa disciplina, dedicata completamente all’armonia e all’amore : “Non è un’attività agonistica sportiva. Esiste solamente l’armonia ed il contatto umano. Dare e ricevere amore, tramite la decodifica delle tecniche antiche. Non c’è mai un avversario nell’aikido e l’esperienza insegna poi, a comprenderne in modo approfondito, il significato”. Il maestro dell’Associazione Sportiva Meiso No Dojo, di Ceccano, spiega come i valori dell’aikido stesso possano aiutare la crescita psico fisica, anche dei bambini : “I benefici apportati ai più piccoli, è proprio il concetto di non violenza. L’approcciarsi all’altra persona avviene, non per aggredirla, ma per trovarsi in contatto con lei”. Anche Daniele, istruttore e 3° Dan, fa eco alle parole di suo padre : “Si sta bene ed in armonia con gli altri. Questa per me, è la cosa principale ed il centro di questa filosofia”. 

Molti progetti sono anche rivolti alle scuole, il cuore pulsante di coloro che un giorno saranno le generazioni di domani. Ecco, allora che l’Associazione Okami Kendo Roma, racconta il cammino che si sta percorrendo, in questo senso : “Stiamo sviluppando dei progetti didattici nelle scuole, soprattutto le medie e le superiori”. Ci tiene in particolar modo, Andrea Licausi, il Presidente di questa associazione. Racconta come il kendo sia in seguito, strettamente legato alla scherma giapponese : “Incarna l’eredità lasciata dagli antichi Samurai. Il kendo è la decodificazione di tutte quelle scuole, che nel medioevo ed avanti, hanno utilizzato l’utilizzo della katana”. Anche per esso, i valori da trasmettere sono quelli che hanno la capacità di perfezionare una persona, interiormente : “Ha l’obiettivo di migliorare l’individuo attraverso lo studio della via della spada giapponese. Il rispetto, l’umiltà, il coraggio. Modellare in meglio, l’etica ed il comportamento delle persone. Soprattutto nell’interazione sociale”. Inseriti all’interno del quartiere Capannelle di Roma, dal 2013, la Okami Kendo sviluppa quest’arte marziale, cercando di trasmetterne ideali e bellezza. 

Spostato un po’ più in là, poi, si è aperto un piccolo microcosmo giapponese, con i suoi preziosi cimeli. Oggetti, testimonianze e manufatti, di quella via infallibile e misteriosa, che solo le arti marziali sono in grado di comunicare. E dunque, all’interno di questo piccolo museo della cultura nipponica, l’atmosfera del mondo dei Samurai, è tornata alla luce e ha raccontato di sé : “Abbiamo avuto la possibilità, di costruire questa nicchia dedicata alla cultura giapponese. Si tratta di opere, che vanno dal 1400 fino alla contemporaneità, fine 1800”. 

A descrivere questo universo affascinante, è Piercarlo Tommasi, membro dell’Associazione Battodo Italia, di Mantova : “Il battodo è l’arte dell’estrazione e dell’uso della spada. Studia il taglio a livello tecnico”. Nell’esibizione poi mostrata sul palco, dal suo maestro fondatore Paolo Maggiore, la bellezza e la profondità di quest’arte, si è mostrata agli occhi di spettatori stupiti e di bambini rapiti dal suo fascino : “Si estrae la spada rapidamente, secondo il principio del saiyuchi, l’attacco ed il colpo allo stesso momento”. 
E’ stato direttamente il Maestro Maggiore dunque, a salire sul palco ed a mostrarne la tecnica. Piercarlo continua a raccontare, piacevolmente fiero, dei cimeli esposti, con le loro peculiarità : “Tutto ciò che abbiamo in mostra, è originale e proveniente direttamente dal Giappone. Il nostro maestro ha una collezione ragguardevole, non solo per quanto concerne le spade”. Tuttavia, attorniate da ornamenti, ventagli e da quei tipici dipinti giapponesi impressi su carta di bambù e appoggiati, a scendere, sulle pareti, sono esse l’attrazione principale della mostra : “Abbiamo bisogno di spade autentiche per portare avanti il nostro percorso. Quelle più antiche sono state usate sicuramente in battaglia. Dopo il 1600, molto probabilmente no. Nella maggior parte dei casi, si tratta di lame che hanno 300 o 400 anni”. 

Tesori incredibili allora, si sono aperti agli occhi dei visitatori, insieme ai loro piccoli ornamenti decorativi : “Ci sono i koshirae, che vengono utilizzati come elementi, nella montatura della spada. L’elsa è costituita da un manico intrecciato e da una guardia. Poi ci sono elementi più piccoli e decorativi, per dare maggiore compattezza al manico”. Sono sistemati cura, tutti insieme, questi piccoli oggetti che nel Giappone antico servivano per abbellire e rendere importante e ricca di significato un’arma, che era l’espressione della spiritualità del guerriero : “Il grande della cultura giapponese sta nel trovare spazio in un elemento così piccolo e del tutto funzionale”. 
Il successo di pubblico avuto in questa undicesima edizione italiana e seconda, invece a Roma, de Il Festival dell’Oriente, mantiene il suo mistero legato, non solo alla presenza di questi oggetti e testimonianze preziose, ma anche al bisogno di una spiritualità, che la parte orientale del mondo, ha da sempre, la capacità di esprimere in modo netto e profondo. Essa rappresenta una rara bellezza, da scoprire e da ammirare. Ogni volta.

Alessandra Giorgi

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