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Tentato suicidio collettivo di quattro atlete indiane

Il Faro on line – Insieme, insieme negli allenamenti, nella fatica e nelle pressioni a cui erano sottoposte e insieme nel loro ultimo gesto. Esasperate dalle continue pressioni del loro allenatore quattro giovani atlete indiane hanno deciso di suicidarsi tutte assieme. E’ accaduto ieri sera in un ostello della Authority degli Sport dell'India (Sai) a Alappuzha, località a 130 chilometri dalla capitale dello Stato, Trivandrum dove, le quindicenni, erano alloggiate. Le ragazze, impegnate in sport acquatici, hanno firmato un biglietto di addio in cui parlavano della durezza della vita da atlete.

Dopo aver scritto il biglietto le giovani hanno mangiato frutti avvelenati, gli 'Othalanga' conosciuti come i frutti del suicidio. Una delle quattro è morta e le altre tre sono ricoverate in ospedale in condizioni critiche. A parlare della lettera d’addio Injeti Srinivas, direttore del Centro Governativo per gli Sport d'acqua dell'Autorità Sportiva Indiana. Le ragazze hanno scritto solo poche parole per testimoniare la loro sofferenza. Nella biglietto, infatti, la giovane che è deceduta si lamenta della durezza degli allenamenti accusando "i responsabili di non aver fatto niente a proposito dei suoi reclami". Le ragazze sono state ritrovate in stato d’incoscienza nella loro camera e portate in ospedale dal guardiano della struttura. "Siamo tutti profondamente scioccati. Gli istituti dell'Autorità Sportiva Indiana sono posti sicuri per le ragazze" ha detto la campionessa indiana medaglia d'oro di atletica leggera Anju Bobby George.

Il Personale del Centro di addestramento ha cercato di minimizzare quanto avvenuto sostenendo che si tratterebbe della conseguenza di un rimprovero dell'allenatore che avrebbe sorpreso le atlete a ber delle bevande alcoliche.

I familiari delle vittime hanno denunciato, all'emittente televisiva indiana Ndtv, il fatto che le ragazze “non erano in grado di sopportare le torture fisiche e mentali” degli allenatori. Dal Centro Sportivo però negano le accuse, mentre il direttore Srinivas, in conferenza stampa, ha assicurato: "Se emergeranno mancanze da parte nostra o saranno individuati dei colpevoli, prenderemo i più severi provvedimenti". Srinivas non ha però rilasciato alcuna dichiarazione su una probabile inchiesta, affermando che "la priorità ora è di salvare le tre ragazze ancora in vita, sebbene non esista alcun antidoto per il veleno assunto".
Daniela Pozone
 

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