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Il flash mob a piazza di Spagna contro il ddl scuola, storia di una manifestazione

Protagoniste due insegnanti della scuola media Mozart che ripercorrono la vicenda

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Il Faro on line – 23 aprile: in tutta Italia gli insegnanti della scuola statale si mobilitano contro il ddl della buona scuola con una serie di flash mob in 120 città. Una protesta partita dal basso,  che ha bypassato i sindacati ed è divenuta concreta grazie all’ausilio dei social network e che sarà ricordata come la più grande mobilitazione di questo settore nella storia della repubblica. La scintilla è scattata dalla scuola media Mozart dell’infernetto. Protagoniste 2 insegnanti: Margherita Franzese e Federica Inches, ex consigliera del  X Municipio eletta nel pd, dalle quali è scaturita l’idea di organizzare l’originale manifestazione di piazza di Spagna, che in questa intervista  ripercorrono la vicenda.

Come è nata l’idea della manifestazione a piazza di Spagna?
Franzese
: “Tra gli insegnanti della mia scuola si stava cercando una forma di protesta contro il ddl scuola.  Il mio obiettivo era di fare una manifestazione creativa che accogliesse tutto il mondo della scuola, a prescindere dalle sigle sindacali. Da qui mi è venuta l’idea di realizzare un quadro artistico vivente con un immagine simbolica che può essere  più significativa di tante parole. Avevo un immagine chiara nella mente, ovvero una folla di persone ferme con un lumino acceso all’imbrunire su uno sfondo bello della città. La mattina dopo ne ho parlato a scuola e ho trovato altre persone creative che hanno appoggiato la mia idea e abbiamo realizzato il volantino”.

Inches: “L’idea alla base della protesta che stavamo organizzando era di stabilire una vicinanza tra il patrimonio scolastico quello  artistico.  Abbiamo lanciato la proposta sui gruppi facebook e whattsapp di insegnanti e genitori che si oppongono alla riforma ed ha avuto subito successo.
Il 18 aprile alla manifestazione sindacale di piazza Sant’apostoli cercavamo adesioni e abbiamo visto che il volantino già girava. Ora dopo ora si aggiungevano adesioni alla protesta in tutta Italia. Puntavamo a una manifestazione che coinvolgesse solo  le città più importanti e invece abbiamo raggiunto ben 120 piazze”. 

Perché avete scelto il flash mob come forma di protesta?
“Il nostro obiettivo era di arrivare al cuore delle persone,  anche di quelle che non si riconoscono nei sindacati, con lo scopo di far conoscere all’opinione pubblica l’agonia in cui vive la scuola statale. Da qui è nata l’idea di fare un flash mob per il forte coinvolgimento emotivo che crea.  Un messaggio veicolato in modo creativo come il nostro infatti coglie nel segno tutti, non solo gli addetti ai lavori”.

Cos’è successo dopo la manifestazione?
“Si è creato un coordinamento nazionale, vista la meraviglia del tam tam e l’attenzione che ha suscitato nell’opinione pubblica. L’evento infatti ha avuto una grande risonanza mediatica nonostante l’oscuramento effettuato dai  giornali cartacei e dai tg nazionali. Solo le testate digitali si sono occupate dell’evento. L’articolo di Metro sulla manifestazione di Roma ha avuto un grande successo. Il direttore di questo giornale on line ci ha contattato e ci ha detto che l’articolo su di noi ha avuto  centinaia di migliaia visualizzazioni in due ore”.   

I sindacati di fatto sono stati scavalcati dalla vostra manifestazione, quale è stata la loro reazione alla vostra protesta? 
“Quando hanno visto che le adesioni all’evento crescevano ci hanno contattato e di offrire un aiuto. Secondo noi cercavano di mettere il cappello alla manifestazione.” Voi non avete i mezzi per organizzare una manifestazione, vi aiutiamo noi” ci hanno detto.  A Venezia il Gilda ha fatto addirittura una propria manifestazione un ora prima della nostra. Noi abbiamo cercato di essere autonomi per evitare strumentalizzazioni. Non avevamo comunque intenzione di fare una manifestazione antisindacale”. 

Come si colloca rispetto ai sindacati il movimento di cui fate parte dopo il successo delle manifestazioni?
“Non crediamo di essere alternativi ai sindacati anche se chiediamo il ritiro del ddl e non cerchiamo di  emendarlo come stanno provando a fare le forze che rappresentano i lavoratori. Noi accogliamo le persone che non si  sentono rappresentate né da partiti politici né dai sindacati, ma si riconoscono sui contenuti e sul merito della protesta”. 

Qual è stato l’effetto che avete percepito sull’opinione pubblica?
Inches: “Alle manifestazioni hanno partecipato anche tanti genitori. Riuscire a coinvolgerli è stato una grande risultato perché le famiglie degli alunni tradizionalmente non sono dalla parte dei docenti, ma da quella del dirigente, perché ci vedono come una sorta di agenzia educativa che si contrappone a loro.  Per me è un risultato importante  avergli fatto capire che non mi sto battendo per una questione sindacale contrattuale, ma per il futuro della scuola statale. Abbiamo spiegato alle famiglie come cambierà la scuola quando il ddl sarà convertito in  legge. Abbiamo illustrato i contenuti e le insidie della riforma. Sono riuscita a far comprendere ai genitori che il disagio che vivo quotidianamente per il futuro della scuola non riguarda solo i docenti, ma  tutti i fruitori di questo servizio pubblico essenziale”. 

Adesso che la legge sulla buona scuola è passata alla camera avete intenzione di proseguire con le proteste?
Inches:
 “La nostra mobilitazione ovviamente continua. Agli inizi di giugno  ci sarà un altro flash mob in tutta Italia. Il ddl sarà votato al senato il 12 giugno e  tra le ipotesi che stiamo valutando c’è anche quello dello sciopero degli scrutini. E qualora il disegno di legge sulla scuola sarà approvato anche al senato ci impegneremo nella raccolta firme per un referendum abrogativo”. 

Marco Orlando

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