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Autovelox, perbenismo e luoghi comuni

Il Faro on line – Che la velocità sia quasi sempre la causa di incidenti con conseguenze spesso gravissime, è cosa detta e ridetta, così come triti e ritriti sono i commenti. Quando certi eventi sono ormai accaduti (ovviamente, mai prima!!!), vengono fuori i “saputi” e soprattutto i ”perbenisti” di turno, ognuno dei quali ha la soluzione bell’e pronta o, pur di parlare (non importa se) a vanvera, sa che “la colpa è a monte”, quindi: delle Istituzioni, di chi dovrebbe stabilire pene più severe, di “chi dovrebbe “intervenire (non si capisce bene come) e non lo fa”, di chi non predispone i controlli, ecc. fino ad arrivare addirittura a stabilire che la colpa e “di quel cretino che gli ha dato la patente”…

D’altra parte si sa, il perbenismo è come l’imbecillità: non conosce confini! La cosa sconcertante di questi due aspetti tipicamente umani (ovviamente parliamo del perbenismo e dell’imbecillità) è che, come i camaleonti, i detentori cambiano di volta in volta, adeguandosi alle circostanze.Certamente uno dei deterrenti più efficaci contro la velocità, è il controllo effettuato su strada tramite le “famigerate” apparecchiature Autovelox. Sono questi degli strumenti sofisticatissimi, precisissimi e sottoposti a severi controlli periodici e taratura annuale, quindi estremamente attendibili oltreché assolutamente leciti.

I controlli nelle aree urbane vengono di solito effettuati di sera per due motivi: a) durante il giorno il traffico veicolare, per sua natura, impone un’andatura difficilmente superiore ai limiti; b) la sera, specialmente nei fine-settimana, le strade seppur frequentate, sono, specialmente nelle ore notturne, percorribili “più velocemente”. Soprattutto, è di sera che una certa razza di automobilisti è più propensa a guidare con “leggerezza”.

Ora, tutti i controlli e in genere tutte le attività di polizia che vengono svolte su strada, specialmente in ore notturne, implicano come condizione primaria la sicurezza degli agenti operanti, pertanto i veicoli e le apparecchiature, vengono posizionati sul bordo della carreggiata; un po’ per la luminosità dei congegni, un po’ per i colori catarifrangenti delle divise degli operatori e delle auto di servizio, un po’ per le luci blu delle stesse, spesso accese, le pattuglie deputate a questo tipo di controlli sono ben visibili

Ma… è qui che i “perbenisti” di cui sopra fanno sfoggio delle loro qualità camaleontiche!Già, perché sono sempre e soltanto loro – quelli che, quando accade il fatto eclatante, sono i primi (e gli unici) a puntare l’indice contro i “colpevoli” e a chiedere misure più rigide e severe – ad essere ancora una volta i primi a scagliarsi contro queste “misure” (soprattutto quando sono proprio loro ad essere colti in fallo!), una volta adottate. Ecco allora che “l’autovelox deve essere visibile” (magari è parzialmente coperto da un contenitore di rifiuti urbani) e a nulla servono i birilli che segnalano lo spazio occupato, oppure “la strada non è quella giusta o più pericolosa” (soprattutto perché ci passano loro!) a differenza di altre dove “lì sì, corrono come pazzi” (ovviamente “gli altri”! Loro non ci passano che raramente e andando pianissimo).

Ovviamente tutto questo in base ad una esigenza di equità il cui unico fondamento è la propria opinione che ovviamente, prevale (sempre e solo secondo loro) anche sulle disposizioni di legge…Certo un modo difficile per lavorare, per quanto riguarda gli operatori di polizia stradale, ma questo forse è il problema minore; il vero problema, quello che spesso assume conseguenze drammatiche, e che, mentre da una parte c’è chi continua a fare sfoggio del loro perbenismo e del loro “alto senso di giustizia”, la velocità, oggi sempre meno percepibile a bordo di veicoli dell’ultima generazione, continua a colpire creando spesso danni permanenti – come quelli riportati da persone costrette su sedia a rotelle o a subire addirittura amputazioni – e ad uccidere.
Paolo Boncompagni  

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