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Il Cid e quell’assurda paura di “essere fregati”

Il Faro on line – Circa tre anni fa, quando pubblicammo l’articolo che introduceva questa rubrica, uno degli esempi che facemmo per cercare di descrivere l’eterna diatriba tra la giustizia legale e quella giustizia “giusta” (per la quale mutuammo il termine “giustezza”), fu quello delle compagnie assicurative deputate a risarcire i danni subiti senza torto. Se si volesse discutere dell’inadeguatezza dei risarcimenti, della, nella quasi totalità dei casi, non congruità del ristoro rispetto al danno subito, ecc. ecc. si potrebbe scrivere un libro e forse di più.

Un aspetto curioso su cui spendere oggi due minuti di riflessione, è la capacità dell’automobilista di riuscire a complicare e complicarsi ulteriormente la vita, rinunciando a utili strumenti semplificativi per assurde “paure” dettate, nella maggior parte dei casi, da una sana e totale ignoranza unita ad una buona dose di “chiusura mentale”.

Nel lontano 1978, per consentire una liquidazione più veloce dei danni subiti da persone e cose a seguito di sinistro stradale, venne stipulata la “Convenzione di indennizzo diretto”(il famoso CID), meglio conosciuta come “Constatazione amichevole di incidente” (sostituito dal 1° febbraio 2007 dal Card, Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto); attraverso questo strumento i conducenti rimasti coinvolti nell’incidente possono ottenere risarcimenti più veloci direttamente dalla propria compagnia assicurativa, riducendo notevolmente i tempi di attesa, rispetto a quelli conseguenti all’applicazione della Legge 39/1977. I danni vengono periziati entro dieci giorni ed entro altri quindici, vengono liquidati. Per accedere a questo servizio, i conducenti dei veicoli (la convenzione è valida nel caso di due soli veicoli coinvolti) devono compilare e sottoscrivere congiuntamente il modulo blu Cid in tutte le sue parti, trasmettendolo poi alle rispettive compagnie assicurative.

E’ qui, nel momento in cui la possibilità di accelerare i tempi di risarcimento assume concretezza, nel momento in cui la certezza di dover discutere col proprio assicuratore “di fiducia” lascia intravvedere la “quasi certezza” di un rimborso adeguato, che – fortunatamente non sempre, ma comunque in molti, troppi casi – certi soggetti riescono ancora una volta ad esprimere il peggio di sé senza rendersi conto di andare contro i loro stessi interessi.

Ovviamente il disaccordo nasce nel caso in cui nessuna delle parti sia disposta a riconoscere una propria maggiore o totale responsabilità, senza rendersi conto che… l’errore è proprio qui!
Analizzando un modello Cid, si evince chiaramente che i conducenti non devono far altro che compilare le varie parti riportando i propri dati e quelli della propria vettura, ovviamente il giorno e l’ora dell’evento e uno spazio nel quale riportare un piccolo disegno del campo del sinistro con la provenienza, direzione e posizione statica post-urto dei mezzi coinvolti; tutto il resto riguarda i periti delle compagnie; quindi, ricapitolando, nel non voler sfruttare questa possibilità, non si fa altro che rimandare nel tempo ciò che avverrebbe comunque e questo solo per l’assurda “paura di essere fregati”!

Eppure su ogni modulo Cid è riportata una frase che, se letta, risolverebbe il problema, ovvero: “La compilazione del presente modulo non costituisce assunzione di responsabilità”, ma evidentemente a certi soggetti non basta. Per certi versi la vicenda ricorda un po’ un certo marito che, per far dispetto alla moglie….
Paolo Boncompagni

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