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Piso: “Incendio in aeroporto, troppi ritardi e inadempienze. Nessuno insabbi le indagini”

Tomaino: "Ancora una volta l'assenteismo di Montino e Zingaretti evidenzia come Fiumicino sia pericolosamente diventato un territorio di serie b sullo scenario regionale”

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Il Faro on line – “L’audizione del Presidente di Enac Vito Riggio in Commissione Trasporti della Camera, sulla vicenda dell’incendio della notte fra il 6 e il 7 maggio nell’aeroporto di Fiumicino, al di là della disponibilità, non è stata e, forse, non poteva essere più esaustiva. Molto rimane, ancora, da chiarire e accertare. Bisogna far luce, ad esempio, su come il terminal 3 sia stato costruito ed i sistemi antincendio installati, le contraddizioni tra le indagini sugli ambienti colpiti, svolti da strutture private e pubbliche, fino al ritardo con cui sono intervenute queste ultime. Auspico, dunque, che la mia interrogazione sull’argomento venga presto discussa”. A dirlo è Vincenzo Piso, deputato del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc) e membro della Commissione Trasporti Camera.

”Riggio – continua Piso – ha evidenziato che i danni ammonterebbero a più di 100 milioni di euro e riguarderebbero più di 5 mila metri quadri dell’infrastruttura aeroportuale ,investiti, in parte direttamente ed in parte indirettamente, dal fuoco. Al netto delle indagini della magistratura, sembrerebbe ci siano state deficienze nel sistema antincendio”. 

“A queste considerazioni – gli fa eco Anselmo Tomaino – vanno aggiunte l’inadeguatezza di Comune e Regione nella gestione del post disastro. Ancora una volta l’assenteismo di Montino e Zingaretti evidenzia come Fiumicino sia pericolosamente diventato un territorio di serie b sullo scenario regionale”. 

“Terminata l’emergenza – prosegue Piso – non c’è stato alcun atto formale, da parte degli organismi preposti, di richiesta di chiusura delle strutture interessate dall’incendio. L’intervento delle strutture pubbliche preposte al monitoraggio della qualità dell’ambiente e della salute è avvenuto con ritardo. Gli organismi, privati e pubblici, chiamati al monitoraggio ambientale degli ambienti colpiti – conclude – hanno fornito dati contraddittori, anche perché, in parte diverse, le sostanze indagate. La presenza di amianto, ad esempio, risulterebbe ricercata solo dalle strutture pubbliche”.

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