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Una battaglia per chiudere il Consorzio di Lavinio    

Sergio Franchi, Comitato per Lavinio: "Dove porta il dissenso?"

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Il Faro on line – In una nota di Sergio Franchi Comitato per Lavinio si legge: “I primi articoli sul Consorzio di Lavinio pubblicati sulla stampa locale a mia firma datano ormai nel lontano settembre 2005, con titoli del tipo “un consorzio che non c’e’” e “un consorzio inutile”. Era appena nato il Comitato per Lavinio e la nuova associazione si era subito collocata in modo decisamente critico nei confronti della vetusta istituzione di Lavinio che, ormai da molti anni, ha raggiunto tutti gli scopi per cui fu costituita negli anni ’50.  
Sin dall’inizio non ho mai contestato l’esistenza di un ente che si occupi del nostro territorio, che di cura ed attenzione ha certamente un forte bisogno,  ma ho criticato ed anche duramente e sempre con fatti specifici e documentati, l’esistenza del Consorzio di Lavinio; di quello che fa, di come lo fa e di come è gestito.

Quindi non la critica ad un consorzio ma a questo  Consorzio. Trovammo un interlocutore intelligente nell’allora presidente ed oggi assessore Attoni. Facemmo incontri, abbozzammo programmi di cambiamento ed auspicammo una collaborazione costruttiva fra Comitato per Lavinio e Consorzio. Cosa che avvenne. Alcuni di noi, incluso il sottoscritto, entrammo nell’Assemblea dei Delegati. Dopo che erano stati pagati circa 70.000 Euro per la revisione dello statuto consortile, che è lo strumento arrugginito di un consorzio obsoleto, fu costituita una commissione per la sua modifica e modernizzazione:  appunto per cercare di dare un nuovo volto all’ente consortile attraverso uno statuto agile e moderno. L’intento era quello di renderlo più efficiente, più trasparente e più adatto agli anni 2000; si parlò di nuovi servizi, di nuovi strumenti informatici  per interloquire con la gente; si parlò di fare del Consorzio “una casa di vetro”.

Ma non avvenne nulla e restò, anzi peggiorò, il vecchio modo di gestire l’ente e lo statuto, come modificato dalla commissione di cui il sottoscritto era stato eletto relatore, non fu mai discusso dall’Assemblea dei Delegati. Questo portò alle mie dimissioni da Delegato e da Relatore della Commissione, gridate durante un’assemblea dei Delegati: con un sospiro di sollievo da parte di coloro che erano stati disturbati dall’abbaiare di un cane sciolto. Negli anni il mio atteggiamento non è mai cambiato e la mia critica sulla stampa locale non si è arrestata nemmeno di fronte ad una querela civile, per diffamazione a mezzo stampa, paventata dai vertici del Consorzio nei miei confronti con una richiesta di risarcimento di 100.000 Euro.

Non ho mai diffamato nessuno ma ritengo di essere nel diritto giornalistico e in quello di cittadino di criticare, documentando; e non accetto lezioni di coerenza da chi la coerenza non sa nemmeno dove abiti. Oggi come ieri la mia posizione e quella del Comitato per Lavinio non mutano e l’obiettivo resta quello di fare di questo Consorzio un ente (privato, perché di ente privato si tratta) a cui i cittadini saranno contenti di pagare una compenso per i servizi aggiuntivi che ricevono.  Il dissenso fatto per risparmiare 80-100 euro mensili, espresso spesso da proprietari che a Lavinio vengono solo a trascorrere le vacanze estive,  può apparire in contrasto con chi vive il territorio con intensità ed attaccamento; come i residenti che chiedono servizi ed efficienza.

Esiste anche naturalmente chi dissente per principio e per le ragioni di una pretesa legalità e va rispettato per le opinioni che difende e per quelle che esprime. Resta il fatto che non si elimina un ente come questo, riducendone le entrate, perché in questo modo si costringono coloro che non dissentono, o che dissentono in modo diverso, a pagare per chi non paga. Perché  il Consorzio di Lavinio non chiuderà perché pochi o molti cittadini non pagano la loro quota. Pur di non farlo aumenterà le quote di quelli che pagano e ridurrà i già pochi servizi manutentivi che presta: pur di rimanere in vita. Se esistono ragioni di illegalità tali da  far decadere il Consorzio di Lavinio si facciano valere di  fronte ad un giudice.
Basta con tante chiacchiere e niente fatti! Il solo fatto che un ente è privato non comporta automaticamente che le rate ad esso dovute non debbano essere pagate: anche un condominio è un ente privato e le rate dello stesso non vengono esatte da Equitalia,  ma devono essere pagate per permettere al condominio di fornire i servizi per cui è stato costituito; almeno fino alla sua eliminazione.  

Naturalmente ognuno sceglie le battaglie in cui crede e, se ciò è fatto in buona fede e per fini leciti ogni impegno sociale merita rispetto. E certamente è degna di rispetto la battaglia che conduce il Comitato dei Dissenzienti. Ne abbiamo discusso in una riunione del Comitato per Lavinio e, pur condividendo una posizione fortemente critica nei confronti del Consorzio, abbiamo delineato una iniziale posizione alternativa che ci promettiamo di approfondire con coloro che sono interessati alla materia. La scelta trova forza nella legge istitutiva della TASI e cioè la Tassa sui Servizi Indivisibili. Sta di fatto che i cittadini sono chiamati a pagare la Tasi per  finanziare in modo specifico i servizi comunali di interesse comune come la manutenzione delle strade e delle pavimentazioni comunali, la riparazione di fogne e cunette, la segnaletica ecc. Tutte responsabilità che, secondo statuto,  a Lavinio zona mare, sono di responsabilità del Consorzio di Lavinio e vengono finanziate attraverso il pagamento della rata consortile.

Tali servizi non possono essere anche pagati al Comune di Anzio attraverso il pagamento della Tasi; perché questa doppia tassazione è illegale.  L’intento è quello di attivare un’azione nei confronti del Comune affinchè gli oneri pagati al Consorzio vengano detratti dalla Tasi. Certamente non è un’operazione facile ma certamente è un’opzione che cammina sulle gambe di una logica innegabile e non fa gravare sugli altri le proprie scelte. Per quanto riguarda la sopravvivenza del Consorzio è opinione prevalente che si debba intraprendere un’azione specifica e finalizzata di raccolta firme, per richiedere al Prefetto della Provincia di Roma ed al Sindaco di Anzio, di procedere alla chiusura di un ente che non ha più ragioni di esistere e che, di fatto, non ha in se gli strumenti legali per dare ai cittadini la possibilità di esprimere la propria volontà prevalente. Il dibattito in seno al Comitato per Lavinio proseguirà fino a giungere ad una decisione operativa”.

Gli incontri in cui anche questo argomento verrà discusso avranno luogo nella sede dell’associazione in via delle margherite 125 (accesso in garage) ogni martedì dalle 17,30.

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