Seguici su

Cerca nel sito

Cinquantenario delle Stelle Marine Basket, intervista a Roberto Paciucci

Un legame indissolubile, quello che esiste, tra il coach biancoverde e la società ostiense

Più informazioni su

Il Faro on line – C’e’ stato un episodio che ha colpito particolarmente, sentendolo parlare. Un momento vissuto, da solo, in palestra. E quel lasso di tempo solitario, respirato, sotto il tetto del Pala Assobalneari, in occasione dello svolgimento del Cinquantenario delle Stelle Marine, nei giorni ad esso dedicati, ha  raccolto nel suo cuore, ciò che la società ostiense, rappresenta per lui. E Roberto Paciucci, tornato a casa, dopo alcuni anni di trasferta romana.

Ci tiene a raccontarlo e a condividerlo, con i lettori de Il Faro: “Oggi pomeriggio, sono venuto alle 14.00, ero solo e non c’era nessuno. Sono andato a vedere le fotografie”. Parla di sé, il tecnico biancoverde, la sera del 30 maggio scorso e quel pomeriggio famoso di cui parla, si era ritrovato là, ad appoggiare lo sguardo su immagini passate, mai fino in fondo, dimenticate: “Mi sono emozionato perché, ho rivisto amici, che non ci sono più”. Sono stati presenti anche loro, naturalmente, alla celebrazione di questi 50 anni. Insieme a coloro, che oggi, li ricordano ancora. Uno di essi in particolare, viene rammentato da Paciucci: “Il mio dirigente, quando ero qua, tanti anni fa, era Stefano Pisano, che prematuramente se n’è andato. Mi sento ancora la pelle d’oca, perché gli volevo bene. Lui era veramente un amico, per me”. 

Non è l’unico, Roberto, a parlare di questa figura importante della società ostiense. Anche uno dei membri del Comitato Organizzatore, ex atleta del 1965, l’aveva già fatto, precedentemente, su nostra intervista. Roberto Gramegna, l’aveva descritto in questo modo: “È giusto dare il suo peso, a questa persona. Stefano Pisano. Ha fatto parte della prima squadra. Non ha fatto il giocatore, ma il dirigente. Era papà di alcuni dei nostri atleti – in questo frangente, Gramegna descrive un episodio significativo della storia delle Stelle Marine, vissuto da lui direttamente, insieme a Pisano – ero un grande amico di Stefano. Non riusciva ad avere la promozione in B2, con la prima squadra maschile. Mi chiese di sostituirlo, come dirigente accompagnatore e mi confidò, con sincerità, che sentiva come, se lui stesso frenasse, questo traguardo per la squadra. Aveva un grande amore per le Stelle Marine”.
 
Anche lui è stato ricordato dunque, nella Santa Messa che il 29 maggio, a Regina Pacis, si è tenuta, per ricordare quei protagonisti della storia della società, scomparsi prematuramente. Quella promozione desiderata tanto da Stefano Pisano, alla fine giunse : “Ci fu la promozione. Una festa bellissima – continua a raccontare Gramegna, in occasione della sua precedente intervista – un successo arrivato alla penultima giornata, con tre squadre fortissime”. Il punto più alto ed una delle promozioni più prestigiose. Anche essa, adesso, si trova immortalata nella mostra fotografica e appesa al muro della balaustra, sopra il parquet, a raccontare ancora di sé, insieme a quei personaggi, tra cui il grande Stefano Pisano, che per sempre, saranno parte di questa maglia.
 
E mentre Il Faro ritorna a raccontare dell’intervista odierna, di Roberto Paciucci, è quest’ultimo che tiene particolarmente, a descrivere il significato di questa seconda pelle: “È una maglietta storica. Punto molto su queste cose, come ad esempio, giocare per essa – e questo suo modo di pensare, lo ha acquisito alle Stelle Marine – l’ho sempre detto ai ragazzi. Il culto della maglia, l’ho avuto solo qui. Quando giocavo e poi allenavo, ho sempre detto loro, di ricordarsi della maglietta che portavano”. Si emoziona profondamente, il Pacio, come lui stesso, in seguito scherzando, confida, di farsi chiamare dai suoi amici della pallacanestro e continua a condividere, i suoi ricordi ed i suoi pensieri: “Sono una persona che si emoziona. Nelle prime partite che giocavo ad Ostia, da allenatore, sentivo qualcosa di molto profondo”.

Anche in occasione di questa piacevole chiacchierata, avuta sugli spalti del palazzetto biancoverde, mentre in sottofondo, i rumori delle scarpette sul parquet e delle voci di un riscaldamento, in svolgimento, rimbombano perentorie, lui lo fa. E quelle lacrime, tornano nei suoi occhi, a testimoniare, quanto amore lui abbia, per questi colori: “Ho la lacrimuccia facile. Anche se in campo sono un cane rabbioso – aggiunge ridendo e continua – in fondo, fuori, nella vita di tutti i giorni, sono una persona sentimentale”. 
Possono immaginare, quindi, i lettori de Il Faro, con quanto entusiasmo e gioia Paciucci, abbia accolto, uno speciale invito, a tornare: “Ho incontrato Roberto Pasquinelli lo scorso anno a Latina, casualmente”. In occasione, di un’ennesima promozione importante da conseguire, questa volta, per la serie D, coach Paciucci si è visto spalancare le porte, sul suo mondo ideale, sotto canestro.

Continua a raccontare: “Gli ho scritto : mi fai tornare a casa. Non ho impiegato neanche tre secondi per rispondere di si. Dopo 27 anni, l’ho fatto”. Una coincidenza strana, accompagna questo suo ritornare sotto il tetto del palazzetto di Regina Pacis: “L’anno in cui sono tornato, per la prima volta, festeggiavamo il trentennale ed in seguito, eccomi qui, adesso, per il Cinquantenario. Torno ad ogni anniversario ! – aggiunge ridendo e conclude – porto fortuna. Sono molto contento”.
 
Come lui stesso, chiarisce nelle sue parole, per ben due volte è tornato e ancora, ha avuto la gioia di sostare a bordo parquet e di allenare la sua squadra del cuore, ad Ostia. La prima volta avvenne, nel 1986: “Fui chiamato qui ad allenare. C’era Pasquale Pasquinelli, come Presidente. Fu un motivo di soddisfazione”. Per tre anni, restò alle Stelle Marine e grazie alla loro visibilità e alla sua cresciuta competenza, fu ingaggiato, nel 1989, da una delle squadre italiane più importanti, ancora oggi: “Sono andato ad allenare il Banco Roma, ossia l’attuale Virtus Roma”. È consapevole, del grande aiuto che la società ostiense, gli abbia dato, per fare questo ottimo salto di qualità: “È stato un trampolino di lancio. Devo tanto alle Stelle Marine. Mi hanno aiutato, mi hanno cresciuto. Mi hanno fatto entrare nella pallacanestro che conta”. In due fasi, della sua carriera da allenatore, ha avuto il prestigio di allenare la Virtus: “Ero lì anche due anni fa”. Tuttavia, tornare alle Stelle Marine da tecnico, per lui è stato un riprendere in mano, una vita e tante abitudini, che sin da bambino, aveva, nei confronti di questa squadra: “Quando venivo da ragazzino a vedere le partite, significava molto. Quindi venire qui in seguito, ad allenare, per me è stata una grande soddisfazione”. 

Adesso, il coach Paciucci è una colonna portante delle Stelle Marine e tanto ha costruito con questa società del litorale romano: “Una delle più antiche del Lazio, nonché d’Italia – dichiara e descrive, in seguito, il suo percorso da allenatore, all’interno di essa – ho allenato fino alla serie B. L’ho fatto con la prima squadra, che giocava in serie C, ma anche con le categorie più giovani. Sia gli junior che i cadetti”. Quando Roberto è tornato, grazie all’invito di coach Pasquinelli, molti dei suoi giocatori, li ha ritrovati e riabbracciati : “Hanno saputo che il Pacio era tornato e mi hanno festeggiato. Mi sono ritrovato parecchi, dei miei ex giocatori”. È qui che quella sua lacrimuccia sentimentale, torna a far capolino nei suoi occhi: “Mi sto emozionando …”. 

Il futuro che la compagine ostiense merita, è in fase di costruzione ed anche lui, insieme agli amici di sempre, atleti e dirigenti, ci tiene a mettere il proprio personale pezzo di puzzle: “Stiamo ricostruendo tutto”. E c’è una cosa che sempre, sale dal suo cuore e sempre viene divulgata, nel suo lavoro. Lui stesso lo dichiara: “Dico sempre fanaticamente : noi siamo le Stelle Marine, quelle che hanno portato il basket ad Ostia. Lo dico sempre – aggiunge ridendo – quindi incoraggio i giovani ed i miei giocatori a non dimenticarlo, mai”. Torna nel suo racconto poi, quel legame con la società, attraverso un sentimento forte e di appartenenza, che fino in fondo, lui sente: “Quando entri qua dentro, senti un’atmosfera particolare”. Di essa, Paciucci ha tanto raccontato, anche fuori e in occasione del Cinquantenario, molti dei suoi amici, della vita di tutti i giorni, sono venuti a trovarlo e a vedere di persona, che cosa, le Stelle Marine, avessero di così speciale, grazie al fascino delle sue parole: “Sono sempre in debito con le Stelle Marine. Dico spesso, che stanno sempre, uno a zero per loro. Mi hanno dato tantissimo. Spero di potermi sdebitare presto, per poter dare, una grande soddisfazione”.

Fa riferimento anche, ai suoi atleti più giovani, Paciucci. Una cura particolare per essi, da tutti coloro che tengono particolarmente a quel futuro che vede già, oltre i 50 anni. Un orizzonte in cui imprimere sentimenti e ricordi, di qualcosa che questa società per tutti, ma soprattutto per lui, ha significato. Qualcosa da seguire e per cui lottare ancora, sul parquet di gioco, indossando una maglia che secondo il pensiero de il Pacio, è una seconda pelle e un tesoro da proteggere e da onorare.
 
Foto : Stelle Marine Ostia

Alessandra Giorgi

Più informazioni su