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Cinquantenario Stelle Marine Basket, intervista a Luigi Cagnazzo e Orietta Grossi

Partendo dalle Stelle Marine, hanno vissuto carriere straordinarie. Ma il loro vero amore, resta sempre lì, all’ombra della palestra di Regina Pacis

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Il Faro on line – Per molti degli atleti protagonisti, le Stelle Marine hanno rappresentato un grande trampolino di lancio, verso orizzonti sportivi importanti. Due di loro, Il Faro li incontrati in occasione delle celebrazioni del Cinquantenario, lo scorso mese di maggio. E quando li ha incrociati sul parquet del Pala Assobalneari, in palestra, era appena trascorsa una partita dedicata alle Vecchie Glorie. Quella domenica mattina, del 31 maggio scorso, erano tutti lì, allora, gli ex atleti di quell’annata, in particolare. 

In questo modo, Luigi Cagnazzo prima e Orietta Grossi, in seguito, hanno confidato, i loro ricordi e sensazioni, nei confronti, non solo delle Stelle Marine, ma anche della loro carriera, che si è poi spinta al di là, oltre il mare di Ostia, portandoli a lambire dimensioni alte e mondiali: “Ho giocato qui, nel 1974. Poi sono andato via, prima alla Lazio e poi ho fatto il primo anno in serie B. In seguito, sono stato 20 anni in serie A, giocando 600 partite”.

Indossa la maglia verde celebrativa Luigi Cagnazzo, mentre comincia a raccontare di sé, con la sua stellina marina sul petto e il nome di battesimo scritto, dietro la schiena. Quelle numerose sue stagioni in serie A, in tante squadre ha militato e vissuto una pallacanestro, iniziata alle Stelle Marine: “Ho giocato con Udine, Brescia, Cantù e Livorno”.

E’ giunta anche la maglia azzurra per lui, portando con sé, altri traguardi importanti e tante emozioni vissute. Una convocazione arrivata sotto il tetto del Pala Assobalneari: “Ho giocato con la Nazionale Juniores, ricevendo la convocazione, nell’anno in cui ero qui ad Ostia. Siamo arrivati terzi in Francia e poi ho fatto anche i Campionati del Mondo con la Nazionale Militare”. Il titolo di vice campione del mondo, è giunto in finale, perdendo contro gli Stati Uniti. Luigi indica la stagione agonistica in cui, quel bellissimo argento arrivò: “E’ accaduto nel 1975/76”. Tuttavia, i successi con indosso l’azzurro, non sono terminati in quel frangente, ma sono proseguiti anche, con lo Shape: “Lo abbiamo vinto, sempre con la Nazionale Militare, nel 1976. In seguito, ho giocato tanto”.

Si immaginano, quante siano state le emozioni indelebili che, Luigi Cagnazzo abbia vissuto e quando gli si chiede, quali siano state per lui, le più belle, la sua risposta è forse sorprendente, ma anche no, conoscendo l’affetto e il senso di appartenenza che molti degli ex campioni biancoverdi, hanno nei confronti delle Stelle Marine: “Sembra scontato, ma una delle emozioni più belle, è quella di oggi”. E si può credere alle sue parole, dopo aver conosciuto la famiglia sportiva delle Stelle Marine.
Continua Luigi a spiegare, questo suo riscontro: “Qui sono nato. Mi ricordo, che venivo da un altro sport che non mi piaceva. Sono venuto qui, con Pasquale Pasquinelli”. Mentre parla, a bordo parquet, è anche Flavio Coppola ad intervenire ed esso, uno dei membri del Comitato Organizzatore e colonna portante della società, avvicinandosi ai microfoni de Il Faro, sottolinea, con tono scherzoso, quanto dichiarato da Luigi: “L’abbiamo strappato al lancio del peso ! “. 

Ed è stata fortunata, questa circostanza. Sicuramente Luigi, osservando anche la sua grande mole di persona e di giocatore, non poteva che avere un futuro radioso, sotto canestro: “Pasquale mi disse che mi avrebbero tesserato, perché ero alto. Misi la maglietta quel giorno e la domenica successiva, giocai la mia prima partita”. L’inizio per lui. Il principio di una bellissima carriera: “Sono ricordi veramente indelebili. Quando mi hanno chiamato, non ho avuto un attimo di esitazione. Queste sono le cose belle, della pallacanestro vera”. Alza il suo sguardo poi, Cagnazzo e va oltre, perchè ciò che sta per descrivere, è ancora presente, là dentro, in quella domenica mattina, di quella partita disputata con i suoi amici atleti biancoverdi, di un tempo: “Dopo 40 anni, rivedi le persone e con esse, è come se fossi andato a cena, la sera precedente. Questo non ha prezzo”. 

E’ il valore dello sport, questo riscontro prezioso. La riflessione di Luigi Cagnazzo, uno dei grandi della storia delle Stelle Marine, lo sottolinea. Questa è una delle eredità che non passano, donata da una squadra di pallacanestro, che ha contribuito a formare persone e campioni. Ed una di esse, qualcuna che ha fatto un percorso altrettanto importante, ha lambito persino ambienti olimpici. Lo racconta a Il Faro online, Orietta Grossi, dopo aver disputato anche la sua di partita. Dopo aver incontrato, anche lei, le sue compagne e compagni di team, di allora. Per lei, la maglietta celebrativa, è bianca, ma quel suo nome sulla schiena, ha sempre lo stesso fascino, quello dell’appartenenza alla storia biancoverde: “La mia storia alle Stelle Marine è stata fantastica – in questo modo, comincia a raccontare di sé, l’olimpionica Grossi, continuando con entusiasmo a confidare, le esperienze di quegli anni trascorsi, alle Stelle Marine – eravamo una famiglia. Una cosa bellissima, crescevamo insieme. Tutti insieme. Maschi e femmine”.

Fu la mamma a spingerla verso la pallacanestro: “Siccome ero troppo chiusa dentro casa e leggevo troppi libri, mi ha portato qui. Arrivavo in bicicletta”. Sicuramente, l’incoraggiamento giusto, per Orietta, che stando poi ad analizzare quello, che è accaduto dopo e cosa, il suo iniziare a giocare a basket, abbia portato in seguito, non è potuta che essere la strada vera da seguire. E come tutti i giovani, di allora e di oggi, le ore trascorse a giocare non finivano mai e quelle giornate, facevano sempre il pieno di emozioni: “Il signore che si occupava delle luci, ci mandava via ogni volta – dice ridendo e continua – … mi era piaciuta talmente tanto, che stavo qui, tutto il giorno. Ci dovevano cacciare via … – ride ancora, con nostalgia Orietta e conclude – per farci tornare a casa”. Da quella immensa sua passione, nacque dunque, una grande carriera, che racconta per i lettori de Il Faro: “Qui ho giocato nel 1971/72.

La prima emozione importante, con le Stelle Marine, è stata la promozione in serie B. Avvenne a Napoli, in una palestra vecchissima. Fu uno spareggio. Mi hanno fatto esordire in quell’occasione ed io segnai anche, un tiro libero. Era una passione incredibile per me. Questo posto era meraviglioso”. 
Anche Orietta si perde nei suoi pensieri, ad ammirare la palestra intorno a sé. Adesso, quasi vuota, dopo l’incontro mattutino delle Vecchie Glorie, possiede ancora e da sempre, un’energia particolare, che tutti gli ambienti sportivi hanno e che raccolgono in essi, per sempre. 

Anche lei se ne accorge, sottolineando con le sue parole e la sua espressione, il valore di momenti di vita e di sport, che mai saranno dimenticati. In occasione di quello spareggio per la serie B, Orietta non poteva immaginare che quel suo gesto atletico, nel tirare il suo tiro libero, l’avrebbe poi accompagnata, nei momenti, forse più significativi, della sua carriera: “Ho segnato il punto  che ci ha portate a Mosca”. Parla delle Olimpiadi del 1980, la Grossi, l’evento grandioso e suggestivo, che tutti i campioni dello sport, desiderano vivere.  E dichiara dunque, che fu ancora quel suo tiro libero ad aprire a lei e alle sue compagne di Nazionale, la porta olimpica. Continua a raccontare: “ Accadde sempre, con questo mio tiro. Grazie al quale, nel Campionato italiano anche, vincemmo lo scudetto ed ottenemmo inoltre, la qualificazione per la Coppa dei Campioni”. E lo vinse, Orietta, quel trofeo continentale prestigioso e raccontandolo, ancora non crede, come lei stessa, abbia potuto vivere, esperienze sportive, del genere.  

Il suo percorso in azzurro, cominciò con le giovanili, quando andò a giocare all’Algida Roma. La Nazionale senior che la catapultò all’ombra dei Cinque Cerchi Olimpici, avvenne poi in seguito, quando militava nella squadra di serie A femminile di Torino: “Un’esperienza splendida, le Olimpiadi. E’ un’esperienza speciale, che un atleta nella sua vita, non sempre ha la fortuna di vivere. Io l’ho avuta. E mi fa venire ancora i brividi”. 
Non potrebbe essere altrimenti. E per le Stelle Marine che hanno cullato e fatto crescere questa grande campionessa, tra le loro fila, non può essere che un motivo di grande orgoglio. Orietta tuttavia, non riuscì a salire sul podio olimpico, ma partecipò a quei Giochi, dove due speciali compagni di società, ma dell’atletica leggera, ottennero le loro memorabili e storiche medaglie. Pietro Mennea e Sara Simeoni. E’ Orietta a raccontare queste presenze emozionanti, al Villaggio Olimpico: “Mi ricordo di loro. E c’era anche la Nazionale maschile di pallacanestro che vinse l’argento. Sara e Pietro erano miei compagni di società, anche loro erano a Torino e lì si allenavano”.
Un particolare episodio, la lega poi alla Simeoni e lo confida con tenerezza, ricordando con nostalgia, che cosa le accadde: “Una ragazza al Villaggio mi scambiò per lei. Qualche anno fa, avevo i capelli corti come Sara – e aggiunge scherzando – .. magari fossi stata lei !”. E così rispose, a quella ragazza. Orietta fece parte della prima squadra femminile di basket che partecipò alle Olimpiadi. Un primato dunque, da ricercare sicuramente, negli annali sportivi.
Ma oltre ai Giochi, che lasciano sempre una memoria tangibile nel cuore di un atleta che vi partecipa, per lei anche un altro evento lo fa e forse, con forza maggiore: “Il Cinquantenario delle Stelle Marine è molto bello perché, c’è di nuovo quell’atmosfera, di quando tutti eravamo più giovani. Eravamo proprio dei bimbi, allora – aggiunge sorridendo e prosegue –  qui, ho seguitato ad avere delle storie fantastiche. Sono arrivata, quando loro si sono qualificate per la serie A2. Flavio Coppola mi cercò per sostenere la  squadra. Nei primi anni ’80. Da lì, ho incontrato tutte queste ragazze stupende. Siamo amiche. Ogni volta che ci vediamo, è una sensazione da far accapponare la pelle. Ci siamo divertite tanto. Abbiamo lottato insieme e abbiamo vinto, ci siamo meritate i nostri traguardi. Mi ricordo che abbiamo sfiorato anche i playoff, per andare in A1. E’ stato bellissimo”.

Non esiste espressione migliore, per concludere anche queste interviste che Il Faro ha realizzato nei confronti di questi grandi campioni delle Stelle Marine e che proseguirà a fare, nelle prossime occasioni, in cui i suoi lettori, potranno ancora scoprire il mistero del cuore di una società e l’amore per essa, da parte dei suoi atleti e dirigenti. Luigi e Orietta lo hanno testimoniato, nell’articolo odierno.
Foto : Stelle Marine Ostia

Alessandra Giorgi

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