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Passa tutta da un gesto, la salvezza di una persona in spiaggia

Lo scopo della Sezione Salvamento della Fin, è quello di incrementare la professionalità dei salvatori

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Il Faro on line – Dipende tutto dalla formazione, la salvezza di una vita, in acqua. E la Federazione Italiana Nuoto ben conosce le metodologie, che devono essere praticate, quando il momento è critico. La collaborazione con gli enti che se ne occupano, e’ fondamentale allora, per diffondere una cultura e quel sapere necessari, che vanno ad insegnare, quei gesti che segnano il confine, tra la vita e la morte, dopo un salvamento, avvenuto in mare.

Si conclude in questo modo, il viaggio che Il Faro ha intrapreso all’interno di questo mondo, con l’analisi di un momento prezioso, per chi, sfortunatamente, incappando in un sinistro in mare, viene praticata una specifica tecnica di salvamento. 
All’evento che la Fin ha svolto presso lo stabilimento Hakuna Matata di Ostia Lido, dedicato alla Cultura e alla Sicurezza Acquatica, Il Faro ha incontrato due responsabili di questo settore, che da anni, se ne occupano. Il primo di loro, che ha intervistato, in fase di svolgimento della manifestazione, è stato Stefano Saliola, maestro di salvamento della Fin e membro della Irc Comunità, l’organizzazione medico e scientifica, che in Italia, diffonde le manovre e le tecniche salvavita. Stefano ha raccontato in questo modo, la sua personale esperienza : “La Fin ha sposato questa causa con noi. Tutti i maestri di salvamento stanno già formandosi, all’utilizzo del defibrillatore e delle manovre salvavita”. 

Come lui stesso, continua a spiegare, è nel dna della Federazione Italiana Nuoto, divulgare questa cultura gestuale, che si identifica nel suo insieme, tutta lì, in una semplice tecnica, ma che deve essere imparata perfettamente, per permettere al malcapitato di sopravvivere. È nel massaggio cardiopolmonare, dunque, la via che passa e che va, verso una risoluzione positiva, del momento critico. Continua a raccontare Saliola : “La mia organizzazione si occupa di trasmettere la rianimazione cardiopolmonare e l’uso sicuro del defibrillatore in spiaggia – il maestro di salvamento spiega anche, come tra breve, arriverà un’apposita legge a regolare e ordinare, all’uso di questo strumento – entrerà in vigore, la Legge Balduzzi. In questo caso, tutti gli assistenti bagnanti dovranno essere formati, all’utilizzo sicuro del defibrillatore”.

È importante, che una legge dello Stato venga in aiuto di questa attività. Tutti conoscono quanto sia cruciale, l’uso di questa macchina, che salva una vita umana. E non solo in spiaggia. L’attività dei salvatori, è quella di mettere in sicurezza il malcapitato, una volta venuto fuori dall’acqua. Lo sa bene, l’interlocutore de Il Faro che mediante il suo ruolo di formatore, che svolge dal 2004, collabora con la Fin, ormai da 5 anni : “È stata tra le prime organizzazioni ad aderire a questo progetto. Abbiamo iniziato con gli esecutori, che sono gli operatori che stanno direttamente sulle spiagge”.

Sono arrivati poi, anche gli istruttori federali a ricevere, insegnamenti e direttive ed essi stessi, sono passati al terzo livello di ruolo, diventando poi, dei formatori. Il membro della Irc continua a raccontare: “La Fin ha fornito diversi defibrillatori nei Centri Sportivi Federali e si sta facendo tantissimo”. Il dato attuale di coloro che ancora perdono la vita in acqua, è ancora alto. 60 mila all’anno: “Sensibilizzare più gente possibile, permette che le manovre si conoscano e si mettano, in atto – il formatore federale sottolinea questo fatto e continua a spiegare, come avvenga l’iter di salvamento – tutto ciò avviene, per creare una situazione favorevole al 118, che arriva e da la scarica di vita, alla persona”.

E’ questo il linguaggio del movimento del salvamento. Un sapere costante e importante, che tutti, all’interno dell’esercitazione all’Hakuna Matata ,hanno saputo tradurre, in gesti e tecniche. Quando Stefano racconta che questa gestualità è insegnata anche ai più giovani, si scopre allora, come sia fortemente educativo questo saper fare : “Gli assistenti cominciano ad esserlo, già dall’età di 16 anni. Noi formiamo i ragazzi. Tuttavia, le manovre salvavita possono essere praticate anche, da chi è più piccolo. L’importante è che si riesca a comprimere il torace di almeno 5 centimetri e che abbiano questo tipo di forza”. Mentre lo dichiara, Saliola mostra direttamente, quanto sia minimo, lo spazio tra la vita e la morte. Solo 5 centimetri, dunque, dividono il malcapitato, da una triste conclusione. Ecco perché la manovra salvavita, dovrebbe essere anche spiegata in aula, come indica anche lui stesso, concludendo la sua intervista : “Dovrebbe essere insegnato anche alle scuole dell’obbligo. Come avviene già, in alcuni casi”.

Sono questi eventi che permettono, di poter conoscere queste realtà fondamentali. È Giorgio Gori a spiegarlo. Il Presidente della Commissione Didattica della Sezione Salvamento della Fin e Coordinatore Nazionale del Settore, lo racconta in questo modo : “Ogni anno effettuiamo questa giornata, dedicata alla sicurezza in acqua. Vuole valorizzare, la salvaguardia della vita umana”. Tutti insieme gli enti preposti, si sono dunque ritrovati sotto il sole di Ostia Lido, a due passi dal Centro Federale Fin, per mostrare nell’esercitazione, metodi e tecniche utilizzati : “Siamo tutti uniti : unità cinofile, i soccorritori in moto d’acqua, che sono all’interno della nostra Federazione ed anche i fondamentali, percorsi didattici”. La cultura del salvamento nasce dunque da questi ultimi e Gori sottolinea la loro importanza: “Stiamo elaborando dei piani di studio, per realizzarli e far vedere all’opinione pubblica, che noi ci siamo”.

Avere la consapevolezza che qualcuno ben addestrato, sia sempre pronto ad intervenire in caso di emergenza, dona tranquillità, alla collettività dei bagnanti. Tuttavia, la percentuale di chi non ce la fa, è ancora alta, ma l’obiettivo è quello di farla calare drasticamente, sempre di più: “Negli ultimi 20 anni, abbiamo abbattuto, la mortalità in acqua, per asfissia e per annegamento – in seguito, il Coordinatore Nazionale della Sezione Salvamento, scopre alcuni numeri importanti – da 1600 che erano, siamo arrivati, ma sempre tante – aggiunge riflettendo – a 300 morti all’anno”. Il tentativo di abbattere queste statistiche è impervio ed è sentito maggiormente, avendo l’Italia, quegli 8.800 chilometri di costa, che devono essere costantemente, monitorati : “Siamo tutti affacciati al mare e la pericolosità aumenta”. Aggiunge Gori.

Ma in cosa consistono precisamente, i percorsi didattici, di cui, il Coordinatore Nazionale parla ai lettori de Il Faro ? Ecco la sua spiegazione : “I ragazzi che formiamo sono circa, 20 mila. Lo facciamo, mediante dei corsi annuali, per assistenti bagnanti”. I destinatari della cultura del salvamento, provengono dalle scuole : “Hanno compiuto 16 anni. Li prepariamo a questo percorso didattico, che serve loro, come motivo di studio”. Nell’etica dell’insegnamento trasmesso, esso non può che rappresentare anche un tesoro culturale, che li forma come uomini del domani. Giorgio Gori sottolinea questo concetto : “Serve anche a se stessi, per poter salvare la vita degli altri, anche se non lo fanno come assistenti bagnanti. Abbiamo dei salvatori, che siano in grado di effettuare un Bls, oppure una rianimazione con Blsd”.

I criteri di idoneità, per giungere al diploma finale, passano per diverse prove, che il futuro salvatore, deve superare : “C’è una valutazione iniziale. Una prova di accesso. Non è semplice – continua a spiegare, il Presidente della Commissione Didattica della Fin – la pratica è fondamentale. La persona deve avere una certa qualità natatoria e subacquea”. In seguito, a quest’ultima, si passa alla teoria, da studiare in aula. Tuttavia, in armonia con la pratica. Continua a spiegare, Gori : “24 ore di teoria e 14 di pratica. La teoria è importante, perché le persone si salvano o muoiono, a seconda di chi li soccorre nei primi tre o cinque minuti”. 

Egli stesso spiega, come una persona educata alla tecnica della salvezza della vita, possa acquisire una consapevolezza diversa, rispetto a chi, come semplice soccorritore occasionale, non può avere, nei confronti della persona, che deve essere salvata : “Tutti possiamo tirare fuori le persone dell’acqua. Tuttavia, nel momento in cui dobbiamo vedere che cosa il malcapitato ha, con la prima diagnosi, ossia l’Abc del salvamento, il salvatore deve essere esperto. I bagnanti si salvano, in quel punto lì”.
Ed è in quel momento, come spiegato, che si decide il destino di una vita. L’attività che la Fin quindi, svolge, insieme agli enti che se ne occupano, si concentra tutto in quell’istante. 
Ed è lì, che l’assistente bagnante salva una vita. Un gesto straordinario. Un gesto importante che la Sezione Didattica del Salvamento divulga, con incessante attenzione e passione, per portare a 0, le statistiche di mortalità, in mare.

Alessandra Giorgi

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