Seguici su

Cerca nel sito

Francesca Sini, 20 anni di carriera nel karate e 6 titoli mondiali vinti, nella Wkc

Il Faro, racconta la storia della campionessa dell’Asd Yoshokan, di Ostia Lido, che dal 1995, conquista medaglie e successi in tutto il mondo 

Più informazioni su

Il Faro on line – C’è una grande campionessa di karate, nel cuore di Ostia. E per rimarcare il verso ad una canzone di Antonello Venditti, anche lei e’ nata e cresciuta, nella sua cittadina di origine, respirando il profumo del mare, ma soprattutto, il caratteristico e mai dimenticabile, odore del tatami, sotto i piedi. Insieme alla sua eterna morbidezza, da tastare. Sia in allenamento, che in gara. Da 20 anni, Francesca Sini pratica questa disciplina e veste la divisa della societa’ sportiva più antica, del X Municipio di Roma, che insegna e divulga i valori delle arti marziali, a tanti giovani e adulti, che sono con lei, tesserati.

L’Asd Yoshokan, dunque, ha una grande storia alle spalle e continua ad averla oggi, soprattutto grazie, a campioni del calibro della Sini, come anche, per merito di molti altri di essi, che hanno scritto la storia di questo sport, nelle competizioni internazionali e nazionali più importanti, targate Wkc e Fiam. Il campione mondiale di kumite, Augusto Barbini Sambucioni, che attualmente, è il tecnico di riferimento sia della Federazione sopra citata, che della Yoshokan stessa, è certamente, uno di essi. 

Aveva 11 anni, Francesca quando ha cominciato a calcare il tatami. Veniva da altri sport, che non l’avevano troppo coinvolta e quando ha iniziato a sentire l’essenza del tappeto e a scoprire, quanti valori emanasse, il percorso umano e sportivo, nel karate, si è innamorata di questo sport: “Mi affascinava il fatto che fosse una scuola, un percorso di vita e di formazione”.
Riflette Francesca, mentre lo racconta e scavando dentro se stessa, scopre delle similitudini, con le forme ed i movimenti di una disciplina che guida, moralmente, chi la pratica. Continua a raccontare, la Sini: “Mi sentivo adatta ad un contesto sportivo del genere. Sono molto disciplinata e qui, di disciplina, ce n’era molta. Mi sono sempre trovata, nel mio ambiente ideale”. 

A pochi isolati da casa sua, dove viveva e dove lo fa, ancora, con la sua famiglia, Francesca quindi, ha iniziato questo percorso nel karate, sognando di diventare come i guerrieri e i miti, che negli anni ’80, riempivano i canali televisivi: “Mi piaceva tanto guardare i film sul karate, come ad esempio, quello di Karate Kid”. Ma quei precetti degli antichi Samurai, che lei ha imparato poi, a conoscere meglio, alla Yoshokan, l’hanno convinta, che oltre alla passione per le storie viste in tv, qualcosa nasceva direttamente da se stessa: “Non esiste una tipologia di percorso, uguale, negli altri sport. Ero portata a praticare una disciplina, che ha delle regole”.

E’ molto determinata, la campionessa mondiale di kumite e con quella timidezza tipica, di una ragazza semplice, cresciuta a pane e Bushido, dichiara che questa è una sua particolare caratteristica: “Io sono così e lo dicono anche, i miei amici e colleghi”. Conclude, sorridendo. 
Le 67 medaglie totali vinte, sono nate allora, non solo dalla sua passione, ma anche dal suo stesso modo di essere. Tra di esse, ben 36 sono d’oro e nelle quali, spiccano le 19, per i titoli italiani individuali conquistati, come le 6, per i Mondiali ottenuti, dove 4, brillano per la specialità a squadre, insieme alle 3 europee, dove in team, per 2 volte, è salita sul primo gradino del podio. Una sfilata di conquiste, come i passi che dal 1995, imprime sui tappeti di tutto il mondo. 

Ed è proprio lei a raccontarlo ai lettori de Il Faro, in un pomeriggio di maggio, alla palestra Yoshokan di Ostia Lido, mentre piccoli e grandi atleti, sul tatami, in sala, si allenano nel judo, contornata dalle numerose medaglie e trofei che questa società sportiva, ha vinto nella sua storia, cinquantenaria: “Il primo successo importante, è arrivato a 18 anni, nel 2002. Ho vinto il Campionato Italiano Junior”. Ottenne anche la cintura nera, Francesca in quell’occasione e lo fece, nella specialità del kumite. Un altro premio importante, tuttavia, venne direttamente dalla Fesik, dove allora, era iscritta insieme alla Yoshokan: “Sono stata convocata per partecipare alla Coppa del Mondo Cadetti, in Serbia”. 

Per la prima volta, nella sua vita di atleta, si è poi trovata ad affrontare un cammino particolare, prima di affrontare quello agonistico, in questa gara. Comune a tantissimi atleti che praticano il karate. E’ lei stessa, che lo svela: “Mi ha comportato la prima dieta sportiva. Dovevo rientrare nella categoria dei -60 kg. In 4 mesi, ho perso ben 10 chili. Ho seguito un corretto regime alimentare e sono stata iscritta”. Ed è giunta una grande gioia, in questa competizione, per lei e non solo grazie, a questa preparazione alimentare: “Ho vinto questa categoria, nel kumite, disputando la finale contro un atleta serba. Un risultato inaspettato, contro la campionessa di casa”.

Il suo secondo oro dunque, appena iniziata una splendida carriera. Il primo, in campo internazionale ed assolutamente, imprevisto: “Il mio primo titolo mondiale, a 18 anni. Ero molto contenta, anche perché alle spalle, avevo fatto un buon percorso di preparazione”.
In terra serba, giunse anche un bronzo dalla competizione a squadre e questa sua finale disputata, nell’individuale, è stata per lei, una piccola rivincita personale, dopo aver provato a conquistare il titolo, insieme alle sue compagne.
Tuttavia, il terzo gradino del podio è stato ugualmente, un grande risultato per la giovanissima Francesca, che si affacciava, per la prima volta, al palcoscenico internazionale. Quel suo oro conquistato, le è rimasto nella mente e nel cuore e quei suoi occhi neri lucidi, lo testimoniano, mentre lo racconta: “Ero davvero molto contenta ed emozionata. Soprattutto, perché era stata la mia prima gara e non mi sarei mai aspettata, di arrivare così fino in fondo”.
 
Nel 2005, la Yoshokan è passata alla Fiam e nel 2006, Francesca ha partecipato al Mondiale Senior di Novisad, dove ha disputato due incontri: “Nella semifinale per il terzo posto, persi per squalifica. Mi è rimasto questo, impresso”. Le competizioni internazionali alle quali ha partecipato nella Wkc, sono state 11, come lei indica nella descrizione dettagliata, da buona ingegnere di Finmeccanica quale lei è, della sua carriera. E foglio alla mano, insieme alla gioia di raccontarlo, la Sini continua a descrivere i passi della sua storia, nel karate: “Nel kumite, ho conseguito grandi risultati, soprattutto nelle gare a squadre”. Uno di essi, è arrivato nel 2007, al Mondiale italiano di Bergamo, come lei dichiara : “Abbiamo vinto l’oro, nella specialità dell’ippon, quella senza guantini. Una delle mie compagne di squadra allora, era Sabrina Tariciotti”. 

Un’immagine particolare nel suo cuore, quella degli incontri disputati insieme alle sue amiche del karate. Anch’esse grandi campionesse di questo sport. E’ ancora nel 2013, allora, che arrivò un altro risultato storico, con loro. Stavolta nel kata: “Al Mondiale in Australia – dichiara Francesca, scorrendo con lo sguardo, l’elenco ordinato delle vittorie riportate – siamo arrivate prime. Abbiamo vinto l’oro – dice sorridendo, proseguendo, nel raccontare, come nacque quella vittoria bellissima – ci siamo allenate molto. Ero insieme ad Alessia Frumenti e Valeria Diamantini. Ci siamo incontrate numerose volte, per preparare questa competizione”.
E svela alcuni piccoli segreti, di quell’armonia e di quell’unicità, nei movimenti, che gli amanti del karate, adorano ammirare, quando gli atleti le mostrano sul tatami: “Bisogna avere affinità e la stessa cadenza, nei tempi di svolgimento dei movimenti”.
 
Sotto il cielo australiano, Francesca ha combattuto, arrivando con ben 3 medaglie al collo, ottenute nei tornei precedenti, con le sue compagne di squadra, nel kumite. Un argento nel 2010, al Mondiale di Belgrado e due bronzi. Il primo, ottenuto nel 2008, agli Europei di Bagna Luka ed il secondo, ancora sotto la bandiera della Wkc, al Liberec, nel 2011. E ancora una volta, grazie all’energia della sua squadra, la Sini ha potuto ritrovare il sorriso nell’oro mondiale conquistato nel kata, dopo che nel kumite, non era andata bene, come lei aveva sperato: “Ho fatto un incontro con l’atleta serba, che per me è sempre stata, l’avversaria più difficile. Mirdjna Maja. Una delle campionesse più forti, della sua Nazionale”.
Dopo aver iniziato, questo combattimento, in modo positivo, conquistando un punto, nel corso dei 3 minuti, ha subito un mawashi jodan dalla Maja e ha cercato di recuperare, come lei racconta. Al termine della battaglia sportiva, il display a bordo tatami, ha segnato poi, il 3 a 2, per la serba: “Mi è bruciato questo. Ho visto crollare, il cammino di tutta la mia preparazione atletica. Sono rimasta molto delusa, davvero”.
 
La forza di una campionessa, si misura anche da questi momenti difficili e la plurititolata mondiale della Yoshokan, ha dovuto girar pagina subito, per mettersi a disposizione, delle sue compagne e della finale a squadre, di kumite, che ci sarebbe stata, in seguito: “C’era, appunto, la finale contro la Serbia. E lì, avrei rivisto la mia avversaria. Alla fine, ci sono state le mie compagne che mi hanno dato un aiuto prezioso. Come sempre”. E tutte insieme, di nuovo sul tatami, le tre guerriere azzurre hanno venduto cara la pelle, contro l’avversario storico, di sempre. La medaglia d’argento giunta poi, dalla loro forza e volontà, è stata una gemma da aggiungere al loro già, ampio palmares. E quel colore, messo al collo, da Alessia Frumenti, Valeria Diamantini e da Francesca stessa, ha rappresentato per quest’ultima, una piccola vittoria personale e quel 4 a 1, in tabellone, nei 3 minuti personali combattuti, contro la sua avversaria, ha rappresentato una reazione importante. Lei ne è consapevole: “Tuttavia, sei tu che devi reagire. Da sola”.
 
Qualcosa è scattato dentro di lei e questa gara ha segnato, una svolta. E’ stata una partenza, dalla quale ricominciare, per ottenere ancora, risultati prestigiosi: “Mi ha dato voglia, ancora di più, di raggiungere qualcosa. Avevo fatto tanto e a parte l’argento a squadre vinto, che è stato un successo importante, nell’individuale, mi era rimasto l’amaro in bocca”. Un guerriero lo sa ed anche un vincente, che vuole ancora assaporare di nuovo, l’apice. E quest’ultimo è arrivato per Francesca, durante il Campionato Europeo, a Chebokasry, in Russia, nel 2014. Quello personale e della rivincita, è giunto nel kumite individuale, contro Lucia Mari, una compagna di Nazionale. E tutto arrivato, durante il timing aggiuntivo, dell’enchosen: “Sono riuscita a riprendermi la rivincita. Ho vinto per 2 a 1”. Nella specialità a squadre, le combattenti azzurre hanno ripetuto il risultato dell’anno precedente, in Australia, vincendo sia, un ennesimo argento, nel kumite, che salendo in seguito, tutte insieme, sul primo gradino del podio, nel kata. Per quest’ultimo, ha ripetuto, Francesca poi, questa celebrazione, mettendosi al collo, il bronzo individuale. 
4 medaglie molto pesanti, per lei, due delle quali, ottenute con Desiree Santarelli e Valeria Diamantini.

Come lei aveva sognato, l’oro è giunto dall’adorato combattimento individuale. Non per caso, il karate è metafora della vita. E la Sini ha saputo trasmettere un messaggio positivo, scritto nella sua storia agonistica personale. Questa è la missione di ogni atleta. 
Con il titolo europeo in tasca, sono giunti infine, gli ultimi Mondiali di Riga, in Lettonia. Disputati dal 14 al 17 maggio scorso, sono stati prolifici per tutta la delegazione italiana, nella quale, ben 4 sono state le medaglie riportate a casa, da Francesca. Altri 4 metalli, dopo quelli conquistati, all’Europeo: un oro, due argenti ed un bronzo. Tantissime. Il primo, ottenuto nel kumite a squadre, i secondi, conquistati, sia nel combattimento individuale e di nuovo contro un atleta serba, ancora, all’enchosen aggiuntivo, che nel kata interstile a squadre, dietro una squadra Shotokan, mostrando un ottimo stile Wadoryu. Infine, il terzo gradino del podio è giunto, ancora dal kata, individuale. 

Torna nei suoi discorsi, l’anima della guerriera che non vuole mai perdere e l’argento mondiale, ottenuto nel kumite individuale, anche se molto apprezzato, non ha colmato totalmente, la sua voglia di vittoria. Ma Francesca è cresciuta, rispetto alla Sini dei primi incontri disputati, sul tatami, nei primi anni di competizioni agonistiche e allora, come anche lei stessa conferma, questo risultato avuto, anche se non è stato, quello sperato, acquista, nel tempo della pratica agonistica, un sapore diverso: “A valle della gara e dopo averne disputate tante, un atleta matura sul perdere o vincere una medaglia. Pesa l’allenamento che c’è dietro, a prescindere dal risultato. La soddisfazione può arrivare dalla parola di una persona che ti fa i complimenti, oppure da altri aspetti che non sono effettivamente, la medaglia in se stessa”. 

Tuttavia, una campionessa sa cosa significa assaporare ogni volta, una vittoria desiderata e quindi, Francesca dichiara che tuttavia, un atleta scende sul tatami, con lo scopo sempre di vincere. Ma lei, una volta cresciuta nella sua esperienza agonistica ed anche umana, può diventare sicuramente, anche un punto di riferimento per tutti gli altri, che vestono il karategi azzurro: “Adesso sono diventata il capitano della squadra”.
E dopo 12 anni di gare internazionali e ben 17 medaglie conquistate nella Wkc, il simbolo Francesca Sini segna i suoi passi umili e tenaci, anche per chi vuole imitarla, tutte le volte, sul tatami, in nome dei valori del karate e di quelle medaglie, che la campionessa mondiale di Ostia, ha saputo conquistare nei suoi 20 anni di carriera.

Alessandra Giorgi

Più informazioni su