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Sporcizia, una questione di prospettiva

I bambini vedono il mondo dal loro punto di vista, quello che l'orizzonte del proprio sguardo gli consente di vedere. E su quello si concentrano, nel bene e nel male, senza pregiudizi o retropensieri

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Il Faro on line (Appunti di viaggio) – Sempre più spesso mi ritrovo a guardare i bambini e imparare da loro qualcosa. Non è solo una questione di innocenza, spontaneità, schiettezza, che pure sono quei meravigliosi tratti caratteristici dell’infanzia che purtroppo perdiamo nel crescere; è piuttosto il fatto che loro vedono il mondo da un altro punto di vista, quello che l’orizzonte del proprio sguardo gli consente di vedere. E su quello si concentrano, nel bene e nel male, senza pregiudizi o retropensieri.

E così parlando con mio figlio di 7 anni del fatto che ci siamo trasferiti a Roma da Fiumicino, discettavamo su quale città – per lui – fosse più bella. Prima grande lezione: per lui il paragone era assolutamente possibile. Non valevano i secoli di Storia, i monumenti, i palazzi, le ville… Per lui contavano di più gli amici, i giochi, la serenità. Insomma: la vita vera, quella quotidiana, quella che fa la differenza.
Seconda grande lezione: Ma quali preferisci? Nessuno. Gli amichetti sono tutti uguali, che siano di Fiumicino o di Roma, che siano nuovi o vecchi. Se con loro si sorride, sono tutti “numeri 1”.

Un punto a favore di Fiumicino: c’è il mare, non c’è traffico… La bilancia sembrava pendere per il litorale, poi la mazzata: “Però preferisco Roma”. E perché, gli ho detto? “Perché a Fiumicino c’è troppa sporcizia. Ogni dieci metri trovi qualcosa di sporco, e sai che l’immondizia non è bella in strada… Non mi piace scansare sempre qualcosa che non dovrebbe esserci. E’ brutto…”

Fine dei giochi. Roma (con tutto il suo caos) batte Fiumicino. Ovviamente agli occhi di un bambino, perché se andiamo ad analizzare la sporcizia nella capitale c’è da fare un dossier, e anche se parliamo di qualità della vita c’è da ragionare molto sui pro e sui contro.

Ma ho raccontato questo episodio non per fare una inutile classifica di bellezza, quanto piuttosto per far capire una cosa che ho colto solo parlando con lui, e che potrebbe essere di stimolo per un’amministrazione comunale che comunque sul tema dei rifiuti si sta spendendo. Per noi adulti un cassonetto sporco, un rifiuto gettato in strada, un materasso accantonato in un angolo rappresenta solo una parte di un tutto. Noi vediamo “oltre”, il nostro sguardo vede lo sporco ma poi si spinge anche al di là, fino a un semaforo lontano, a un cartello stradale, a un’auto che sfreccia, a un amico che passa. Un bambino no, vede solo ciò che il suo sguardo inquadra. E se ogni dieci metri mette a fuoco solo sporcizia, l’analisi che può fare è obbligata: “Questa città non mi piace”.
Angelo Perfetti

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