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Chiusura del centro studi, il Sindaco con decreto archivia e rigetta la richiesta della AsL

Comitato legalità: "Non è stato chiaro l'atteggiamento del Sindaco e ancor meno del Segretario Generale e del responsabile all'avvocatura"

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Il Faro on line – “Qualche giorno fa avevamo appreso da organi di stampa locale della decisione irrituale, assunta dal Sindaco di Ladispoli, di soprassedere alla chiusura di un centro studi, nonostante avesse ricevuto la richiesta, in tal senso, da parte della AsL Rm F di Civitavecchia, a seguito di un sopralluogo effettuato da quella unita’ sanitaria.
Dal provvedimento del sindaco risulta che la AsL, in data 29 aprile 2015, ha trasmesso il verbale chiedendo di emanare l’ordinanza di chiusura dei locali interrati del centro studi a seguito di rilievi effettuati” – lo dichiara il Comitato per la Legalità.

“Tuttavia, – prosegue il comunicato – con una calma straordinaria, ben 15 giorni dopo, il Comune trasmette al centro studi la comunicazione di avvio del procedimento, ottenendo risposta il successivo 8 giugno e disponendo un sopralluogo il 19 giugno che produce una “Relazione tecnica e amministrativa … con la quale, esaminata la fattispecie sotto il profilo dottrinale (è scritto proprio così) e normativo generale, si è dato atto della regolarità urbanistica dei locali… e della legittimità delle attività svolte…”.

“Che bisogno c’era – prosegue il comunicato – di ricorrere a dottrina e norme generali, visto che i rilievi erano puntuali e riferiti a materia tecnica? Semmai sarebbe stato sufficiente accertare la regolare esecuzione di lavori e adempimenti rilevati nel sopralluogo, senza scomodare la scienza giuridica e la dottrina. Conseguentemente, dopo cotanta relazione tecnica, il sindaco, interpretando il proprio ruolo in modo irrituale, emana un decreto (atto che non gli compete riguardo alla materia, infatti l’avvio del provvedimento era stato emanato dall’ufficio comunale), piuttosto che un’ordinanza, come aveva richiesto la AsL”.

“Perché – informa il Comitato – non ha alcuna intenzione di emanare quanto gli viene richiesto. E con il decreto (che non ha alcun valore), il Sindaco, in vena di grandezze, decide di accogliere le controdeduzioni del centro studi e si spinge fino a decretare l’archiviazione del procedimento intrapreso dalla AsL (un sindaco può archiviare un procedimento intrapreso da un’altra istituzione?) e persino a rigettare la proposta di ordinanza di chiusura (un sindaco, anche in un eccesso di ottimismo, non può rigettare un provvedimento di un’altra autorità, semmai, sarebbe stato più elegante dire che non dava seguito. Ma forse il verbo usato ha espresso l’intenzione reale, pur non avendone titolo)”.

“È probabile – prosegue il comunicato – che questa storia goffa e ricambolesca, come altre a Ladispoli, si vorrà che venga dimenticata (e così sarà), ma giova rilevare la totale irritualità della procedura (buffa e grossolana) messa in atto per disattendere l’indicazione della ASL, persino “rigettandola”, travalicando così poteri e competenze attribuite dalla legge, facendo ricorso ad acrobatiche citazioni di dottrine e normative generali. Sono atteggiamenti che sorprendono e ci auguriamo che sia solo una semplice coincidenza che il centro studi , oggetto della questione, sia di proprietà di un costruttore locale, già noto alla politica e frequentatore del palazzo comunale, nonchè titolare di un immobile, in uso dal Comune da diverso tempo, con un canone generoso, che l’amministrazione comunale, sempre generosa con alcuni, gli ha riconosciuto anche quando non vi svolgeva alcuna attività”.

“Infine – conclude il Comitato – ci sorprende il coinvolgimento esplicito del segretario generale e del responsabile dell’avvocatura, proprio in una vicenda che invece dovrebbe avere esclusivamente carattere tecnico e circoscritto ai rilievi (di natura specialistica) formulati dalla AsL. Ci auguriamo, è inutile dirlo, che tutto sia regolare e che la vicenda non si aggiunga alle altre storie oscure dell’amministrazione comunale di Ladispoli”.

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