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Fiumicino, allarme “epatite A”: almeno 20 contagiati 

Dodici bambini e 8 genitori colpiti, sette ricoveri. Il primo caso a giugno, l’ultimo il 2 agosto. E la malattia spesso è asintomatica…

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Il Faro on line – Dodici bambini contagiati (tra cui un bimbo senza sintomi ma con transaminasi così elevate da necessitare di ricovero), 8 genitori infettati (di cui 4 ricoverati), l’ultima mamma entrata d’urgenza in ospedale il 2 agosto a seguito di febbre alta e forti dolori allo stomaco. I numeri dell’emergenza sanitaria sul territorio di Fiumicino sono questi. Non si può parlare di vera e propria epidemia, ma la distanza tra il primo caso di Epatite A, registrato il 1 giugno 2015, e l’ultimo sono preoccupanti.

Tutto è iniziato quando i piccoli frequentatori della scuola dell’infanzia “lo Scarabocchio” di Fiumicino, a partire dal mese di giugno, si sono trovati a fare i conti con il virus dell’Epatite A. Il primo caso su una bimba di appena 4 anni, ricoverata presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, seguita a breve distanza da un altro alunno, ricoverato nella medesima struttura alcuni giorni dopo. Entrambi hanno manifestato gli stessi sintomi: ittero, feci bianche, urina color marsala. Solo il primo caso è stato tempestivamente segnalato dalla Asl alla scuola mentre il secondo è stato oggetto di ritardi. Pochi giorni dopo anche i genitori dei bimbi contagiati venivano ricoverati presso l’Ospedale Spallanzani.

Nell’Italia della burocrazia, tra un allarme e l’effettivo intervento passa sempre troppo tempo. Lo abbiamo visto col rogo alla pineta di Coccia di Morto (due ore e mezzo tra la richiesta di intervento aereo e l’arrivo dei velivoli), ma questo caso fa ancora più scalpore. Perché tra segnalazione del pediatra all’Ufficio di igiene, trasmissione della stessa alla Asl, verifiche da effettuare, comunicazione al Comune, comunicazione alla scuola… l’asilo ha terminato l’anno scolastico. La riunione per informare i genitori di quanto stava accadendo e per offrire i vaccini è stata fatta addirittura nella prima decade di luglio, a scuola ampiamente chiusa.

Essendo in molti casi la malattia asintomatica, molti genitori degli alunni dello “Scarabocchio”, per vederci chiaro, hanno deciso di effettuare a loro spese, per se stessi e per i loro figli, le analisi del sangue: e qui l’amara sorpresa. Quasi la metà della “sezione E” della scuola dell’Infanzia era contagiata, ma va detto che non tutti hanno fatto le analisi. Nei giorni scorsi poi si sono manifestati due casi anche nella “Sezione D”. E chissà se altre sezioni sono state interessate.

Alcuni di quei bambini poi, sono andati ai centri estivi (in uno di questi, saputa la notizia, è stata effettuata una profilassi di vaccinazione a tutti i bambini), hanno frequentato altre persone. Di conseguenza, senza un’indagine a tappeto, non si sa e non si saprà mai, l’effettiva entità del contagio.

Da sottolineare che il contagio da Epatite A avviene o tramite l’ingestione di cibo contaminato o con il contatto oro-fecale. Facile immaginare che in una comunità di bimbi piccoli che spesso portano le mani alla bocca, una scarsa igiene dopo l’utilizzo dei servizi igienici, possa diffondere il virus. I valori riscontrati di transaminasi, che normalmente sono intorno ai 70, sono arrivati in un caso addirittura a 2700, con gravi rischi per la funzionalità epatica.

I genitori vogliono chiarezza e una risposta formale alle loro domande. Cosa è stato fatto dall’Amministrazione comunale relativamente alla mensa? Che controlli sono stati effettuati? Cosa da dire riguardo alla pulizia dei bagni? E relativamente all’igiene dei bimbi dopo l’utilizzo dei servizi igienici? “Siamo stati trattati come appestati – ci racconta una mamma – senza considerare che anche gli altri bambini possono essere contagiati. La malattia spesso è asintomatica”.

C’è infatti da capire cosa possa aver innescato la malattia, se riguarda cibi serviti a mensa, se cibi portati a scuola dall’esterno (cosa proibita), se dalla scarsa igiene e/o da scarsi controlli sui bambini, se da un fattore totalmente esterno poi propagatosi. Certo, un mese di continui contatti tra alunni ha favorito il propagarsi dell’Epatite, che inevitabilmente ha coinvolto anche gli adulti, che peraltro sono quelli che rischiano di più.

“Al primo caso – spiega l’assessore Paolo Calicchio – ci siamo attivati subito per aumentare il livello di attenzione, al secondo caso conclamato è scattata la procedura. Purtroppo però uno dei pediatri non ha trasmesso le risultanze delle analisi all’Ufficio di igiene, ritardando in questo modo l’effettiva presa di coscienza del fenomeno. Poi abbiamo seguito le procedure imposte dalla Asl, ma intanto i giorni erano passati. Nella riunione di luglio abbiamo convocato tutti i genitori, non solo quelli della classe colpita, spiegando loro qual è la profilassi e offrendo gratuitamente i vaccini. Ovviamente è una scelta che spetta alle famiglie, sulla quale noi non abbiamo possibilità di imporci. Casomai potrebbe farlo la Asl, se riterrà indispensabile farlo”.

Ma avete effettuato sopralluoghi, analisi? “Sì. La scuola è stata oggetto di un sopralluogo degli enti competenti, sono stati prelevati campioni e sono stati chiamati i responsabili della mensa per verificare procedure di proposizione dei pasti. Per ora non è emerso nulla di anomalo”. Resta il fatto che l’Epatite si è diffusa, e che tra un mese la scuola ricomincia…

Ironia della sorte, appena pochi giorni fa, il 28 luglio, è stata celebrata la Giornata internazionale dell’Epatite. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha fornito i dati: quasi un milione e mezzo di morti all’anno e circa 400 milioni di infetti in tutto il pianeta. Numeri preoccupanti: nonostante l’introduzione di superfarmaci e vaccini, l’Epatite continua a flagellare l’umanità.
Angelo Perfetti

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