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Fiumicino e Roma, due pesi e due misure

Aeroporto, porto, Parco Leonardo: quando c'è da applaudire si chiama in causa la Capitale, per insulti e magagne inquadrano il territorio

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Il Faro on line (Appunti di viaggio) – L’ultimo episodio è accaduto con il rogo della pineta di Coccia di Morto, ma è un vizio che va avanti più o meno da sempre, da quando nel 1992 Fiumicino ha deciso di non essere più un quartiere di Roma ma un Comune autonomo. E’ un fastidioso atteggiamento della stampa nazionale, e della politica, di commentare le vicende che accadono sul territorio con un atteggiamento  in qualche modo razzista. Lo so, il termine è forte, possiamo addolcirlo con “discriminatorio”, ma la realtà dei fatti è che se una cosa è positiva, di successo, di prospettiva viene ascritta a Roma, se invece è un problema, un intoppo, qualcosa di negativo, allora il nome che gli si accosta è quello di Fiumicino. Sempre.

Questa considerazione, su facebook, negli ultimi giorni è stata piuttosto ricorrente, legata all’aeroporto, che è “di Roma” quando si parla di investimenti, raddoppi, nuove compagnie, record  di passeggeri, e diventa “di Fiumicino” quando protagonisti sono incendi, ritardi, incazzature varie…

A ben guardare, questa dicotomia l’abbiamo riscontrata anche a proposito del porto turistico. Quando l’inaugurazione era l’evento mondano del momento, i fiumicinesi – quelli che avevano delle perplessità, per dire il vero – furono addirittura allontanati. La città non aveva voce, se non per elogiare l’investimento della Regione e il riverbero positivo “a pochi chilometri da Roma”. Poi sono arrivate le inchieste, il porto ha iniziato a sprofondare, il malaffare è diventato protagonista delle cronache, e quei “pochi chilometri” sono spariti dalle mappe. Fiumicino è diventata un’isola, dove tutto il male era racchiuso in un fazzoletto di terra.

E vogliamo parlare di Parco Leonardo? Quando si trattava di tessere le lodi del progetto era un’oasi a poca distanza dalla Capitale, quando invece il punto era che i residenti erano soffocati dall’immondizia o dal traffico, diventava una zona periferica di Fiumicino.

In tutto questo un po’ di mea culpa, però, lo deve fare anche la classe politica locale, spesso troppo avvitata su beghe di paese, su piccole o grandi vendette, su interessi familiari. E sempre, inevitabilmente, costantemente contrapposta. Nemmeno sui grandi temi si è mai riusciti (o quasi) a trovare un’unità d’intenti per il bene del territorio. Senza alcuna differenza se al governo ci fosse il centrosinistra piuttosto che il centrodestra. Quando si parla di schieramenti la politica è vissuta con spirito di tifoseria (e infatti sui social la schiera di supporter dell’una e dell’altra parte è da guinness), quando si scende sul locale spesso le decisioni sono di piccolo cabotaggio.

Ecco, per impedire che la parola Fiumicino venga associata solo ad eventi negativi, forse bisognerebbe per primi alzare la testa, mettersi in totem uno sopra l’altro se serve, per impedire che chi è distratto in malafede si ricordi di quel nome solo quando il suo sguardo va rasoterra e lo dimentichi se “vola alto”. Un paradosso, per una città che ha l’aeroporto.

Angelo Perfetti

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