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Rogo di Fiumicino, un documento rivela: “Si poteva salvare”

La ricostruzione di ciò che è accaduto il 29 luglio è contenuta, punto per punto, in una relazione della Protezione civile di Fiumicino depositata presso il Commissariato di via Portuense
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Il Faro on line (tratto da Interris.it) – La ricostruzione è contenuta in una relazione  depositata dalla Protezione civile presso il Commissariato di Fiumicino, competente per territorio. All’interno la ricostruzione minuto per minuto; sotto i riflettori gravi negligenze, sulle quali ora bisognerà fare luce. A restare a terra non sono stati solo gli aerei di linea ai quali è stato impedito il decollo per via del fumo che aveva invaso le piste, ma anche quelli antincendio, che invece avrebbero dovuto essere i primi ad intervenire. Uno scandalo tutto italiano.

Il fronte del fuoco si stava pericolosamente allargando. Prima un innesco, poi un altro distante circa 800 metri. Poi un terzo, addirittura controvento, poi un quarto. La sequenza del rogo che ha messo in ginocchio l’aeroporto intercontinentale Da Vinci parte poco prima di mezzogiorno del 29 luglio. Il caldo infernale fa la sua parte, mentre la brezza che arriva dal mare è tutto sommato contenuta. La Pineta è ancora intatta quando Alfredo Diorio, delegato del sindaco di Fiumicino per la Protezione civile, accortosi che il fronte delle fiamme non poteva essere controllato da terra, chiama al telefono la Sala Operativa della Regione Lazio chiedendo l’intervento aereo. La risposta – racconta Diorio – è stata laconica, alla romana: “Seee, mo’ te mando gli aerei”. Il delegato insiste, e scandisce al telefono di nuovo la richiesta: “So che siamo registrati, e voglio che tutto resti agli atti”.

Il rogo era già esteso, ma interessava ancora solo le sterpaglie. Se si fosse alzato un velivolo, con due passate rapide (lì vicino c’è un laghetto dove poter attingere acqua, e comunque c’è il mare a un passo) avrebbe risolto la questione. E invece no. Dalla Regione prendono tempo e, come è scritto nella relazione in mano alla polizia, “per due volte mi chiese chi ero, e mi riferì che avrebbe veriticato l’opportunità di inviare l’elicottero”. I velivoli dunque restano ancora a terra. Le fiamme “ringraziano”, e sospinte da un vento che nel frattempo era diventato più vigoroso, s’impadroniscono della pineta. “Ho interpellato l’ingegnere capo dei vigli del fuoco aeroportuali – è scritto che mi ha chiesto se avessi già richiesto l’intervento dell’elicottero; io gli ho detto di sì, e lui mi ha ribattuto che ne avrebbe fatta ulteriore richiesta”. Siamo intorno alle 13, ma saranno le 15,20 quando dal cielo arrivano i primi aiuti. Troppo tardi.

Le notizie “false”
Si è detto che l’incendio è scaturito da cumuli di rifiuti. Secondo la relazione di chi effettivamente è andato a 10 metri dalle fiamme per spegnere il rogo, non è così. “L’incendio – racconta Diorio – è partito prima da bordo strada. I cumuli di rifiuti erano lontani, e solo successivamente sono stati inglobati. Non solo, ma il vento propagava le fiamme in una certa direzione, e improvvisamente sono scoppiati focolai da un’altra. Non ho mai visto fiamme andare controvento…”

Si è detto che il rogo è stato un’aggressione alla Pineta monumentale come attentato ambientale per penalizzare l’aeroporto. In realtà il fuoco sarebbe partito molto al di là dello scalo, oltre anche la pineta e solo successivamente ha interessato via Coccia di Morto. “Più plausibile – afferma il delegato della Protezione civile – che sia stato appiccato da chi voleva, alla maniera dei vecchi contadini e allevatori, pulire un’area dove le sterpaglie avevano ormai raggiunto livelli di guardia, operazione sfuggita di mano.

Si è detto che il rogo è stato domato alle 21. Mezzora dopo c’erano anche due agenti della Forestale a fare il sopralluogo. Ma è inesatto dire che tutto fosse finito. All’1.45 è ripartito l’incendio, domato dopo circa tre ore. E poi ancora alle 5,35 altri due roghi. Stavolta però nessuna matrice dolosa, “solo” pirolisi (un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto col calore e in assenza di ossigeno. In pratica, per dirla in parole povere, il calore della combustione interna agli alberi riaccende i focolai).

Le carenze preventive
La mancanza di un Ufficio di Protezione civile comunale e della relativa Sala operativa (approvato dal Comune ma ancora mai reso operativo) ha influito sul coordinamento dell’emergenza.

“Sul tavolo di Aeroporti di Roma, la società che gestisce lo scalo internazionale, c’è da tempo – spiega ancora Diorio – un dossier preparato proprio dalla Protezione civile per un lavoro di messa in sicurezza delle aree circostanti il Da Vinci. Un’opera di bonifica per la quale è stato chiesto un contributo, mai arrivato”.

In conclusione, quella pineta poteva essere salvata, con essa l’operatività dell’aeroporto internazionale. E il buon nome dell’Italia.
Angelo Perfetti
(articolo pubblicato su Interris.it)


 

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