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50° Stelle Marine, intervista alle Dettin, a Bonaventuri e Ferre

Anche Rossano Bonaventuri, ex giocatore della massima serie nazionale, a festeggiare il Cinquantenario

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Il Faro on line – Anche molte famiglie, nella storia delle Stelle Marine. Principalmente, in questo caso, Il Faro ha incontrato due sorelle. Veronica e Matilde Dettin. E lo ha fatto durante la Cerimonia di Premiazione, del 31 maggio. Ed insieme a loro, alla cena del giorno dopo, in palestra, la testata giornalistica del litorale laziale ha intervistato anche, qualcuno che non ha giocato alle Stelle Marine, ma che è stato, un giocatore della massima serie italiana, marito di Veronica. Rossano Bonaventuri, che per 10 anni, ha potuto calcare il parquet di Pesaro. Ed infine, venuta a sedersi alla loro tavola, a margine della cena di gala, per testimoniare la sua esperienza sotto canestro, una delle giocatrici che maggiormente, ha sentito particolarmente, affetto per la società di pallacanestro di Ostia Lido. Annamaria Ferrero.

Due sorelle dunque. Veronica e Matilde. Entrambe cresciute con la casacca biancoverde. La prima ha vinto lo scudetto giovanile, all’età di 14 anni, mentre la seconda ha indossato la maglia delle Stelle Marine, nel minibasket dei più piccoli. Veronica, oggi, è una manager affermata di una società di comunicazione di Milano, dove vive con la sua famiglia ed ha imparato molto dalla pallacanestro: “Posso ammirare ancora di più, il valore del team che ho imparato ad apprezzare qui. Ho imparato la fiducia, l’orientamento al risultato e l’account ability. Alcuni valori fondamentali”. Si sa che lo sport insegna. Anche alla vita delle aziende e alle loro strategie organizzative. Infatti, molti campioni, tra i più leggendari nel mondo, prestano la loro esperienza, vissuta in squadra, come nelle gare singole, per parlare di sé alle aziende stesse e del modo in cui, queste ultime possano prendere esempio, dal vissuto di loro stessi.
 
Anche per Veronica è così e la sua esperienza alle Stelle Marine ha gettato profonde basi, per la sua carriera post sportiva: “Hanno contribuito alla mia crescita, sia personale che professionale”. Sottolinea, mentre racconta anche della sua emozione più bella, vissuta: “Il primo scudetto è stato per me, la più bella emozione che ho vissuto. Conservo quel ricordo”. Aveva solo 14 anni e per lei, appena adolescente, fu davvero importante. 
Anche sua sorella Matilde prova gli stessi sentimenti per la squadra lidense, dove ha giocato da bambina: “Ho fatto qui il minibasket”. Secondo lei, ritrovarsi insieme a tutte le altre ex giocatrici, è stato come incontrarsi solo, dopo pochi anni aver lasciato le Stelle Marine. In questo modo, continua: “Le mie impressioni personali, mi  fanno sentire, come se tutto fosse passato solo, da un paio d’anni. Non mi sembra davvero, che invece, ne siano trascorsi, 10 o 15”.

Spesso, cavalcando nella storia delle Stelle Marine, Il Faro ha sentito questi discorsi. Il forte sentimento che lega, gli ex protagonisti di questa società, è sempre lo stesso. Come se il tempo, prolungato del post carriera, non fosse passato affatto, una volta, che essi sono rientrati a casa, per festeggiare il Cinquantenario. Anche per le sorelle Dettin, entrambe residenti, oggi, a Milano, sentono le stesse sensazioni e Matilde non può che concordare, quanto dichiarato dalla sorella, Veronica: “Ho seguito tutte le partite di mia sorella, come spettatrice. Condivido, tutto quello che lei ha detto, sui valori del basket”. Nella sua mente, vive poi, quel ricordo dello scudetto giovanile che a Castrocaro, Veronica vinse: “Al campo all’aperto, è stata un’impresa”. Hanno potuto giocare in seguito, insieme, in una squadra di pallacanestro, come Matilde spiega. Tuttavia, l’esperienza alle Stelle Marine, le ha segnate nel sentimento.

La pallacanestro ha caratterizzato anche, la vita di Rossano Bonaventuri, marito di Veronica e ingegnere, presso la Maire Technimont. Società di ingegneria milanese, che costruisce impianti chimici e dove si occupa, come lui stesso dichiara, di sicurezza, nella fase di progettazione e costruzione degli impianti. I suoi anni da giocatore tuttavia, si sono espressi, per la maggior parte del tempo, a Pesaro, dove ha giocato per 10 anni: “Dal 1988 al 1998, dai 15 ai 25 anni. I dieci anni più importanti, della carriera sportiva di un atleta. Ho fatto tutto il settore giovanile lì e poi sono passato in prima squadra”. Lo racconta con piacevole orgoglio, Bonaventuri, che ha potuto assaporare l’atmosfera della Serie A della pallacanestro nazionale e dove ha incontrato, anche, giocatori importanti: “Nel periodo in cui ho giocato, c’erano i più grandi, nella pallacanestro: Magnifico, Costa, Graci, Zampolin e poi gli americani. Tra i più bravi”. 

I suoi ricordi più belli, si concentrano tuttavia, in ciò che si costruisce intorno e dentro ad un campo di pallacanestro. Soprattutto, nel periodo degli anni agonistici giovanili, nei quali, con la fascia di capitano, era il punto di riferimento, degli altri suoi compagni di squadra. E quindi, la relazione con le persone, è il massimo sigillo che il basket, ha messo nel suo cuore. Lui, lo spiega in questo modo : “In generale, i miei ricordi più belli, si concentrano tutti nei rapporti umani. Ero anche il capitano della squadra, nelle giovanili, quindi ero sempre in mezzo a tutti i problemi. Ero il pacificatore del gruppo”.

Continua, Rossano a raccontare: “Vivevo in un appartamento con altri giocatori della squadra e farlo tra i 15 e i 20 anni, è stato straordinario. Siamo cresciuti insieme”. Secondo il suo pensiero, la pallacanestro rappresenta uno sport intelligente: “È manuale e c’è una buona componente anche mentale, oltre che fisica. Riconosco questo primato, alla pallacanestro”. 
Oltre che indossare la maglia di Pesaro, Bonaventuri ha potuto giocare anche in altre squadre importanti e lo ha fatto, dopo aver subito un fastidioso infortunio : “Sono andato a giocare a Bergamo, a Fidenza, in serie B1 e poi B2. C’è stato un periodo della mia vita in cui ho deciso di ricominciare gli studi”. Lo ha fatto Rossano, per conquistare anche, un traguardo importante, con la Laurea in Ingegneria. Precisamente, quella meccanica : “L’ho presa a 30 anni – dichiara a  fine cena – e quindi, siccome fisicamente non stavo bene, ho deciso di smettere. Ho voluto puntare di più, sul mondo del lavoro, rispetto a quello sportivo”.
 
I suoi anni da giocatore hanno segnato profondamente la sua vita e lo sport lo fa spesso, con chi lo ha praticato. Insegna esso e trasmette quei valori fondamentali, che poi, sono importanti per il resto dell’esistenza : “Per tanti anni, la mia vita è coincisa con la pallacanestro – dice Rossano e conclude – mi sono portato dietro l’attitudine mentale, al sacrificio e al gioco di squadra”. 
Anche lui dunque, possiede lo stesso pensiero di Veronica Dettin, sua moglie. E l’amore per la pallacanestro vive anche nella parole di Annamaria Ferrero. Ex giocatrice delle Stelle Marine, che con i lettori de Il Faro, ha voluto condividere il suo pensiero. Lei racconta la sua esperienza, con queste parole : “Ho passato qui tutta la mia giovinezza. Ho conosciuto un bellissimo ambiente. Sono cresciuta in maniera tranquilla e serena, con persone brave”. Una seconda famiglia per lei, la squadra biancoverde.

Ed i suoi 14 anni, della stagione 1983/84, annata in cui è arrivata alle Stelle Marine, sono scivolati via, tra emozioni e ideali sportivi assorbiti, di partita in partita : “Le emozioni più belle, le ho vissute qui – dichiara Annamaria, snocciolando in ordine, gli eventi più importanti della sua carriera biancoverde – il passaggio dalla serie B, alla seria A, le finali nazionali che abbiamo fatto. Come per molti anni, abbiamo giocato in serie A2, dove abbiamo avuto la possibilità di salire in A1. Belle emozioni”. 
Il Faro li rivive con lei, questi ricordi. Sensazioni, immagini. Echi e rimbombi. Adesso, si sente il boato del pubblico ad un canestro messo a segno, come allo stesso modo, il segnale stridulo di fine gara, che segna una conquista avvenuta. Sono tante le emozioni che possono nascere, da semplici parole pronunciate, ma che se dette con il cuore di chi, quelle esperienze le ha vissute in modo profondo, lettere e suoni fonetici, possono diventare insegnamenti, per chi ascolta.

Non sa spiegarlo allora, Annamaria, che cosa significa per lei, rivivere tutto questo. Talmente, è stata un’esperienza unica : “Devo essere sincera. Non so spiegare. E’ proprio bello”. Ed una emozione, forse quella più bella, lei l’ha vissuta durante la celebrazione del Cinquantenario. Lo spiega, così : “L’emozione più bella è stata quella, che ho provato alcuni giorni prima, la celebrazione dei 50 anni delle Stelle Marine, quando sono venuta qui, ad allenarmi. Rivedere molti compagni e compagne, che non vedevo da 20 anni, è stato toccante”. In particolar modo, nomina alcune amiche della pallacanestro, che con piacere, ha incontrato di nuovo, all’ombra della Cupola di Regina Pacis : “Ho rivisto altrettanti amici e amiche, come Cinzia Genualdo, Roberta Postiglioni e Marzia Antinori. Abbiamo vissuto dei bellissimi momenti insieme. Gioie come insuccessi, ma è stato importante, viverli insieme”. 
Il suo pensiero, tuttavia va anche a chi, questo Cinquantenario non ha potuto viverlo direttamente. Ma che è stato comunque presente, nei cuori di chi lo ha respirato e vissuto : “E’ stato altrettanto triste, non rivedere molte persone, che hanno fatto parte qui, della mia vita. Piero Picchio, Roberto Postiglione e Stefano Pisano. Io li ho conosciuti”.

In particolare, Annamaria descrive di ognuno di loro, passi e ruoli, avuti in società : “Piero Picchio, anche se era un dirigente, ha vissuto la squadra, era sempre con noi. Era un padre, sempre pronto ad aiutarci. Roberto Postiglione e Stefano Pisano erano presenti. Non sono presenti fisicamente, ma ci sono”. Conclude decisa e ci tiene particolarmente a ricordare anche un’altra persona, che per lei alle Stelle Marine, è stata fondamentale : “Voglio ricordare anche Carlo Turchi. Il nonno di tutti noi”.
E’ un mondo che si crea, quando una società sportiva vive di passione di cuore. E le Stelle Marine lo hanno fatto nei 50 anni, in cui ha conquistato sicuramente trofei e risultati sportivi importanti, ma allo stesso tempo, ha plasmato persone. Mature. Uomini e donne che nella vita, hanno preso per mano quei valori imparati sul parquet e hanno cambiato, a loro modo, il mondo. La missione di un atleta e dello sport.

Alessandra Giorgi

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