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Intervista a Francesca Sini, l’affetto per i suoi maestri di karate, i sacrifici e le medaglie

Sulla via del Bushido, la Sini persegue principi e atteggiamenti, imparati sul tatami e portati nella vita di tutti i giorni

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Il Faro on line – Il Faro torna sul tatami. Lo fa insieme alla campionessa mondiale ostiense, di karate, nata e cresciuta a due passi dal mare, Francesca Sini. Dopo aver raccontato le tappe della sua ventennale carriera, descritta nella sua intervista, dello scorso 12 luglio, cominciata con l’Asd Yoshokan, società sportiva, nella quale ancora milita con orgoglio, stavolta, si entra all’interno del suo mondo privato: i suoi sacrifici quotidiani, tra l’impegno lavorativo e quello sportivo, i duri allenamenti e la presenza assidua e preziosa dei suoi allenatori e maestri. Non solo. Anche un luogo particolare. Quello in cui conserva le sue medaglie e quella, la prima in assoluto, alla quale, è maggiormente affezionata.
 
Questo è l’universo di una ragazza, oggi pluricampionessa mondiale, che giornalmente, seguendo istinto e impegno, verso il tatami, che insegna anche a dare valore, alla vita di tutti i giorni, è cresciuta come donna e atleta. In questo modo, Francesca parla di sé ai lettori de Il Faro, riflettendo anche sul suo futuro e su quel lato istintivo del suo carattere, che riesce a venir fuori solo sul tappeto: “Non è facile conciliare il lavoro con gli allenamenti”. La Sini lavora in Finmeccanica. Dopo la Laurea conseguita in Ingegneria, oggi, presso gli uffici della famosa azienda internazionale, è assessment engineering. Continua a raccontare: “Più che altro, non è semplice, nel tempo”.

Tuttavia, l’amore per il karate alleggerisce dei sacrifici che in fondo, non lo sono veramente “Non credo siano sacrifici – riflette Francesca – quando fai una cosa che ti piace. È così”. Lo sport insegna il valore del sacrificio e anche il senso di esso. La campionessa ostiense dichiara che, comunque, un doppio impegno di questa portata, può togliere del tempo alle sue giornate : “Esco dal lavoro e vengo in palestra. Quando ci sono delle gare più importanti, devo integrare gli allenamenti tecnici con la preparazione atletica”. I primi anni per Francesca, erano più semplici. C’erano meno impegni da assolvere, sulla sua strada di ragazza e di studentessa. Oggi, è diverso:”Man mano, diventa più difficile. Subentrano impegni che vanno sempre oltre”. Ma la sua determinazione e quella tenacia, dimostrate sul tappeto, tornano nelle sue riflessioni, facendo scoprire il lato forte del suo carattere, che non molla mai:”Se ti poni un obiettivo, riesci anche a dare il tempo giusto, a quello che ti piace fare. Questo è il mio pensiero”.
 
Dunque, una grande consapevolezza in lei, degli immensi sacrifici che bisogna affrontare, per raggiungere sogni e traguardi. Ma anche nei confronti del sentimento profondo e pulito, che sente per lo sport, con cui è cresciuta. E tanto lo ha fatto, Francesca e soprattutto insieme ai suoi maestri e allenatori. Indispensabili per un allievo, sul tatami. È con Massimo Di Luigi, che ha cominciato la sua via nel Bushido e con Augusto Barbini Sambucioni, ha continuato la sua formazione, principalmente atletica. Lei lo descrive, così: “Sono cresciuta con Massimo. Sono entrata alla Yoshokan, che avevo 11 anni, adesso ne ho 31. Per me, è un po’ un padre. Mi ha fatto crescere”. Il papà del Maestro Di Luigi, Aldo, è stato il fondatore dell’Asd Yoshokan. E Massimo, insieme a sua sorella Paola, grandissima campionessa di judo, dirige la scuola di arti marziali più antica del territorio lidense. Augusto Barbini Sambucioni invece, è stato anche compagno di squadra di Francesca e lo ha fatto, fino al 2011, quando, dopo aver vinto il suo titolo mondiale Wkc, nel kumite a Liberec, ha deciso di smettere e di vestire i panni di allenatore e preparatore fisico: “Si è sempre allenato con noi, nel combattimento, fino alla gara del 2011 – in questo modo, la Sini, lo descrive e continua – da quando ha smesso, è diventato allenatore e ci ha seguiti sempre. I suoi insegnamenti, nati dalla sua esperienza, sono stati importanti. Derivano, da chi ci è passato”. 

Francesca allora, segue suggerimenti e affronta i suoi allenamenti, con serenità. Sa che può sempre contare, su coloro che conoscono, situazioni e ambienti: “Stessa cosa, anche per Massimo, che essendo stato un grande campione della Nazionale e poi anche allenatore, ha un’esperienza agonistica da trasmettere  – dice la karateka romana, ai lettori de Il Faro, concludendo – entrambi, mettono qualcosa di più, rispetto a chi, non lo ha fatto”.
Carpire i famosi segreti della competizione e del karate, dai grandi, dona un vantaggio non indifferente. La vicinanza di Massimo Di Luigi, ad esempio, per Francesca, ha significato avere quella tranquillità agonistica, che è preziosa per un atleta, il quale svolgendo tanti incontri in giro per il mondo, ha bisogno di un  riferimento, su cui contare: “È una figura importante – confessa la Sini – andare a fare una gara internazionale, insieme al tuo maestro di karate, è vitale. Magari non è accanto a te, direttamente, ma sapere che lui è lì, comunque presente, è una cosa fondamentale”.
 
Quando Il Faro le chiede, se esistono degli allenamenti specifici nel karate, per ogni atleta, Francesca risponde, che in generale, non esistono. Questi subentrano, nella preparazione fisica, quando si entra in sala pesi, dove ognuno si dedica allo sviluppo della propria muscolatura. Lo fa, la Sini. Insieme al campione del mondo Wkc, Sambucioni. Lo spiega, in questo modo: “La specificità arriva nella preparazione atletica. Può essere differente, in base anche alle tue esigenze – chiarisce la pluridecorata di Riga – Augusto mi ha seguita, negli ultimi 3 anni. Non solo in palestra, all’Heaven, ma anche in pineta”. Fa la spola, tra Ostia ed Infernetto, Francesca. E nei suoi duri ma amati, allenamenti, non pratica solo la tecnica, che svolge sul tappeto della Yoshokan, ma si dedica anche, alla preparazione del suo fisico: “Mi ha seguita costantemente – torna a spiegare la Sini, facendo riferimento ad Augusto e continua – facendomi una scheda, di pesi e di campo”. 

La conquista conseguita poi, delle sue numerose medaglie, deriva anche da questo ed il gioco di squadra, è uno degli elementi, che poi fa salire sul podio. Tuttavia, nella via del Bushido, che porta alla perfezione, possono esistere dei momenti difficili. E Francesca li ha vissuti, per poi tornare più forte di prima. Anche in quegli istanti, la figura del maestro di karate è importante, ma uno che non spinge l’allieva a seguire una certa strada, ma qualcuno che la lascia libera, di decidere. È accaduto, alla Sini, circa 3 anni fa: “Ho avuto alcune difficoltà, nel 2012. Era diminuita, la mia voglia agonistica di allenarmi e Massimo mi ha lasciato, la libertà di scelta. Forse, anche perché non sono mai stata una persona, che ha smesso di allenarsi ed impegnarsi sul tatami”.

Un allenatore conosce bene la sua atleta e Di Luigi sapeva e sa, quanta passione vive nel cuore di Francesca, per un karategi, per una cintura da stringere in vita e per un tappeto su cui combattere e vincere. Continua, a spiegare la campionessa ostiense : “Mi sono sempre allenata in modo costante. Non ho mai avuto il pensiero di smettere, temporaneamente”. Ma la strada verso il miglioramento morale, passa anche da questi momenti di dubbio. Inizialmente, come lei racconta, aveva deciso di smettere. Per alcuni mesi, è accaduto. Poi ha incontrato di nuovo, la sua passione lungo la sua strada e il desiderio di continuare a combattere, è tornato : “Sono andata a vedere una gara e il desiderio di farlo ancora, è tornato. Perché è difficile smettere – sorride, riflettendo. E continua – essendoci nata e cresciuta, ho sentito che la mia passione per lo sport, non era terminata”. E il suo carattere determinato e tenace, ha fatto il resto : “La continuità poi, di proseguire a fare le gare, è un fattore che ti invita ad allenarti ancora. Hai un obiettivo. E’ difficile spiegarlo”. 
C’è qualcosa di affascinante che attrae verso il tappeto. Francesca ne è consapevole. E gli amanti delle arti marziali lo sanno. E’ un mondo quel tappeto. Un unico mondo, fatto di principi e regole che l’atleta vuole seguire, perché è un nutrimento continuo, non solo per la mente, ma anche per il cuore. La Sini lo descrive. E queste forti sensazioni arrivano, soprattutto durante le gare. Ecco il suo racconto : “Quando sei sul tatami, da sola, avverti una serie di emozioni e sensazioni, che ti assalgono – e continua – il combattimento, per il 90%, è testa, più che fisico”.
 
La preparazione mentale può fare la differenza. È quella la base. Come Francesca conferma. E tanto fa la testa, come prosegue nel dichiarare, la karateka dell’Asd Yoshokan. Il raffronto arriva anche con gli altri campioni dello sport : “Può anche limitare, come a volte accade. È capitato, alcune volte, anche a me, come ai tanti campioni sportivi”. Ma cosa accade esattamente, quando si avverte questa limitazione ? Lei lo svela, in base alla sua esperienza personale : “Mi sono sentita inferiore all’avversario. Può accadere sul tatami, come nello sport, in generale”. Come reagisce un Samurai, allora? Si fa appello a quelle regole morali e mentali che il karate insegna a perseguire: “Avviene una gestione. Quella delle emozioni, soprattutto – spiega Francesca – è fondamentale, mantenere la lucidità. Il karate è uno sport in cui, conta il centesimo del tempo. È anche situazionale”. E il confronto con l’avversario, diventa un modo per superare anche se stessi e migliorare: “Nel combattimento, ti giochi tutto sul millesimo di secondo. Devi capire cosa fa l’avversario, prima di te”.
 
Lo sport è la metafora della vita. E l’avversario nel quotidiano, rappresenta gli ostacoli che lungo il cammino, incontrano tutte le persone. In battaglia, uno contro uno, sul tatami, la razionalità diventa un elemento prezioso, importante per comprendere, come si muoverà l’opponente, di fronte all’atleta: “Capire il movimento, ma anche la sensazione che sente il tuo avversario, è una capacità che dipende dal tuo istinto – dice Francesca – devi cercare di capirlo, nel minor tempo possibile. Carpire che cosa pensa e quello che farà. Devi tutelare te stesso, insieme alla gestione delle mosse che farai, contro di lui”. In questo caso, il mantenere freddezza e lucidità, risulta vitale : “Devi gestire l’emotività”. Le arti marziali insegnano a farlo. È uno dei loro punti cardini principali di insegnamento. E l’esperienza delle gare, messe in carnèè, aiuta a capire e affrontare tali situazioni difficili : “Riesco a gestire la mia emotività – confessa la Sini – l’ansia da gara, un pochino esiste sempre, ma ovviamente, molto meno rispetto a prima – e svela decisa – quando stai sul tatami, ormai per tante volte, l’esperienza aiuta”.

E quella ventennale, sin dal lontano 1995, ha portato Francesca a superare questi momenti difficili sul tappeto e le medaglie vinte, tantissime per lei, sono il simbolo di quella vittoria personale, nella grande conquista agonistica. Le conserva tutte in camera, le sue medaglie, Francesca ed è lei stessa a dirlo: “Principalmente, le conservo in camera. Su alcuni quadri nei quali sono conservati, gli attestati di partecipazione, che ho ricevuto”. Ed ognuna di esse, dona un ricordo particolare : “Alla fine ti rimangono – riflette la Sini – di ogni gara, ti resta qualcosa. Una parola ricevuta, come un’immagine nella mente, ma anche un’arrabbiatura. Pensi che magari, in quell’occasione, potevi dare di più. Invece, non sei riuscita a farlo”. Ma la bellezza di averle tutte lì a portata di mano, è anche quella di rivederle ogni volta, come lei dichiara e capire che ognuna di esse, rappresenta anche una gara, in cui è andata bene: “Sicuramente, ti resteranno per tutta la vita. Emozioni che fanno parte di essa”. E quella che maggiormente, la fa commuovere, è senz’altro quella : “La prima che ho vinto. Nel 2002. Quella inaspettata”.

E resterà per sempre a brillare, in mezzo alle altre. In un luogo per Francesca importante. Quello che fa parte della sua intimità. Un posto dove quel richiamo appeso, non solo nei metalli vinti, ma anche negli attestati conservati e protetti, dietro un vetro, per sempre resterà inalterato. Sempre uguale per lei. Per lei che continuerà a seguirlo e a comprenderlo. Non solo sul tatami, ma anche fuori, nella vita di tutti i giorni.

Alessandra Giorgi

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