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Il “Comitato dei Dissenzienti” prosegue anche dopo la scomparsa del suo storico Presidente”

Franchi: "Il mio amico Giuseppe Nicolò ha trasmesso la sua tenacia ad ognuno di noi"

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Il Faro on line – “Se n’e’ andato Giuseppe Nicolo’, per gli amici Nick. Per me se n’e’ andato un amico; un amico di tante lunghe chiacchierate; di tante accese discussioni e di tante pianificazioni strategiche per risolvere i problemi del nostro territorio. Se n’e’ anche andata una persona che negli ultimi anni  ha condotto una guerra spietata per l’abolizione del Consorzio di Lavinio, una guerra di cui, sin dagli esordi, ho condiviso l’obiettivo finale anche se, come più volte ho avuto occasione di manifestargli, nutrivo qualche dubbio sulla strategia posta in atto per raggiungerla. Ha dedicato anni di lavoro e di impegno per dimostrare l’inutilità e la stessa illegalità dell’ente di Lavinio che divide la gente e che ha creato quella  forte reazione che Nicolò ha saputo pazientemente consolidare in una struttura operativa che continuerà a vivere prendendo forza dal suo esempio e dalla sua tenacia: il Comitato dei Dissenzienti” – lo dichiara Sergio Franchi.

“Si è svolta, il giorno 8 agosto – prosegue il comunicato -, quell’assemblea di cui mi aveva più volte parlato ed alla quale  mi aveva invitato calorosamente a partecipare; ma  alla quale non ho avuto il coraggio di intervenire sapendo che non sarebbe più stato lui a presiederla. Vengo informato che l’assemblea ha visto la partecipazione di tante persone di Lavinio che hanno voluto confermare la propria adesione al Comitato dei Dissenzienti e dare un segno di omaggio ed un grazie a colui che l’aveva costituito con tanto lavoro ed tanta passione civile.
Il Comitato dei Dissenzienti dibatte e promette rinnovata vitalità; tiene assemblee pubbliche in cui discute di obiettivi e di strategie; coinvolge la gente di Lavinio nelle decisioni che riguardano  il proprio territorio mentre la dirigenza del Consorzio di Lavinio resta abbarbicata sulla futilità di un effimero potere che genera solo arroganza, quell’arroganza che irrita oltremodo la gente di Lavinio e che rende insopportabile la  sopravvivenza del Consorzio. Quando Giuseppe Nicolò iniziò la sua battaglia, che è diventata la battaglia di tanti, mi contattò e ci incontrammo nel suo studio, presso una ditta di lavorazione metalli in via Cinque Miglia a Lavinio, dove aveva preparata, su un tavolo, una grandissima carta costituita da un mosaico di piccoli estratti catastali prodotti dell’Agenzia del Territorio”.  

“Mi fece una lunga ricostruzione degli esordi del Consorzio di Lavinio, mi parlò delle sue anomalie, delle anomalie del Comune di Anzio e della illegalità della convenzione che lega il Consorzio all’Ente Comunale. Le carte raccolte erano tante e tante erano le motivazioni che richiedevano riflessione ed approfondimento. Mi lasciò con un pacco di fogli da leggere. Partecipai ad altre riunioni,  inclusa quella di costituzione del Comitato,  a cui, però, non diedi mai la mia adesione formale per due ragioni: la prima perché ritenevo più utile mantenere la mia indipendenza e i miei diritti di essere informato nei confronti del Consorzio a cui continuo a versare la mia quota di partecipazione; la seconda  perché, pur condividendo l’obiettivo del gruppo,  non mi appariva efficace la strategia complessiva per raggiungerlo. Lasciai, però, il mio ruolo di Delegato del Consorzio di Lavinio, che ritenevo ormai del tutto inutile,  in un intervento gridato nel corso di un’assemblea.  Era nata una forma di dissenso organizzato che il Consorzio di Lavinio stava sottovalutando. Ne scrissi sulla stampa locale ed invitai la Dirigenza del Consorzio a scendere nell’agone della polemica in atto ed a  smentire le affermazioni fatte dal Presidente Nicolò. Ne scrissi in seguito sempre lasciando una porta aperta a repliche e chiarimenti. Repliche e chiarimenti che non videro mai la luce: ciò che vide la luce fu una richiesta di risarcimento danni  per diffamazione a mezzo stampa nei miei confronti ed anche nei confronti di Nicolò. Richiesta che, forse creata per intimorire, fini nel nulla perché dal nulla era stata imbastita”. 

“La lotta del Comitato dei Dissenzienti continua – prosegue Franchi – e le sue motivazioni restano inalterate come restano senza risposta tante domande rivolte al Comune di Anzio. Durante l’assemblea dell’8 agosto è stata presentata una sintesi dell’attività del Comitato attraverso la storia di una reale richiesta di pagamento della quota consortile rivolta a un cittadino di Lavinio. La presentazione conclude e sintetizza il successo del Comitato dei Dissenzienti affermando che la percentuale dei cittadini di Lavinio che non pagano la rata Consortile è salita in tre anni (dal 2011 al 2014) dal 23,11% al 32,50%.  Se questi dati venissero confermati il Presidente del Consorzio, il Consiglio di Amministrazione e l’intera Assemblea dei Delegati dovrebbero dimettersi in blocco per incapacità a gestire un entità che vive delle quote dei sui soci. Quella dirigenza che è stata eletta, nell’ultima Assemblea Generale di Soci, con una partecipazione che si aggira intorno al 1% degli aventi diritto al voto, dovrebbe prendere atto, in un rigurgito di orgoglio,  del suo fallimento di gestione e  trarne le conseguenze”.

“I cittadini di Lavinio ed i lettori si aspettano di conoscere: quanti sono i consorziati che non pagano la rata consortile, quali azioni sono in atto per esigere tale rata ed i risultati delle azioni svolte negli ultimi tre anni nel recupero forzato delle quote non pagate. – conclude Franchi -. Nessuna traccia è leggibile dai bilanci recentemente presentati.  I cittadini di Lavinio che contribuiscono, anche loro malgrado,  alla sopravvivenza dell’ente hanno il diritto di conoscere i dati reali.  Il Consorzio di Lavinio può rispondere alla nostra redazione ovvero direttamente al sottoscritto. Le sue risposte verranno puntualmente pubblicate”.

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