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Francesca Sini: I valori del karate vissuti, l’esempio ai giovani

Il capitano della Nazionale Fiam ha molto da trasmettere, ma è l’umiltà che continua ad essere il centro del suo modo di essere

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Il Faro on line – Esistono molti episodi da raccontare, nella vita di Francesca Sini ed Il Faro continua a farlo, in questo articolo conclusivo, che segna l’ultimo appuntamento importante, che la sua intervista rilasciata, ha voluto prendere con i lettori di testata. E si delineano tante riflessioni da trasmettere, del suo pensiero, di donna oggi e di atleta affermata, poi. Per una campionessa che per migliaia di volte, è salita sul tatami, per conquistare o difendere un titolo, e’ certamente così. Allora il karate, attraverso di lei, diventa un insegnamento ulteriore, che passa per il cuore di chi, lo ha praticato e lo fa ancora, con passione. Un esempio per i giovani e tanti consigli ad essi, da divulgare.

Ecco quello che lei fa, anche oggi. Adesso, che da capitano della Nazionale, sa che molti atleti e atlete, entrati nel giro azzurro in seguito, hanno bisogno anche di un suo parere o parola : “Ho sempre consigliato di non mollare”. Non poteva che, essere così, per Francesca. Per una grande atleta, di forza e tenacia sul tappeto e cintura in vita, non possono esistere, altre parole per invitare a seguire una passione, innata. Ma anche no. Secondo la Sini, non necessariamente si nasce già predisposti per svolgere una disciplina sportiva. Con l’impegno e la costanza, ogni cosa diventa possibile : “Magari, non si nasce predisposti per fare qualcosa, poi secondo me, con l’allenamento e con la tenacia, tutto riesce”.

Come lei ci tiene a sottolineare, spiega che la natura umana permette, a chi è nato con delle specifiche qualità, di primeggiare nello sport che pratica. Ma allo stesso modo, anche chi non possiede questi doni, può raggiungere qualsiasi cima, abbia in mente. Basta metterci impegno e determinazione : “Penso anche però, che, chi non possieda il talento naturale, abbia la capacità di arrivare in alto e perseguire i propri obiettivi. Alla fine, le soddisfazioni arrivano”. Non deve mai mancare la costanza però, per Francesca. Quella, messa negli allenamenti. E lei non si è mai dimenticata, di questo. E quelle medaglie vinte, come i tanti passi lasciati sulla via del karate, hanno lasciato dietro di sè, emozioni, ricordi ed eredità importanti : “Ovvio, che i più piccoli dovrebbero divertirsi – confida l’atleta della Yoshokan, continuando a precisare – è importante, fare qualcosa che comunque piace. Se non ami quello che fai, lo svolgi con un altro spirito. Invece, se ti appassiona, ovvio che è diverso”.
 
Lei lo rappresenta. Quell’ovvio di cui parla. E la sua carriera e vita da karateka, lo testimoniano. È normale allora, che lei sia il simbolo di quei valori che ti prendono per mano e che non ti lasciano, se senti che il cuore te lo ordina : “Penso siano la tenacia e la determinazione, i valori che trasmetto”. È la sua umiltà a condire il suo pensiero. La campionessa ostiense è una ragazza semplice. Ma tanto forte. Tanto appassionata della disciplina sportiva che svolge. Ed in essa, sempre, ha messo tutto, di lei. Seguendo solo il suo amore per essa. Con costanza. Con insistenza : “Non mi piace mollare. Io non lo faccio mai”. In questo modo, lo spiega e continua : “Questo succede anche, fuori il tatami”. Ma è soprattutto leale, Francesca e secondo lei, probabilmente, anche questo aspetto viene carpito da chi la segue : “Ho ricevuto parole bellissime. Soprattutto da parte dei più giovani. Mi ha fatto piacere, ricevere da loro, questi complimenti e parole di ammirazione. Mi vedono magari, come una persona pulita, onesta, leale sicuramente. Verso gli altri”.
 
A testimonianza dell’affetto, che i giovani compagni della Nazionale, dimostrano nei suoi confronti, come gli altri veterani, che insieme a lei, da anni, calcano i tappeti di tutto il mondo, è stato issato uno splendido striscione, sugli spalti, all’ultima edizione della Coppa Italia Wadokai, dello scorso 24 maggio, a Palestrina, a lei dedicato. Parole d’affetto e di stima. E quella sua commozione nel leggerlo, ha sottolineato, quanto lei sia sensibile e affezionata, allo stesso modo, non solo al mondo del karate, ma anche a tutti coloro che condividono con lei, questa esperienza : “Mi ha fatto piacere, essere apprezzata dagli altri”. Si cresce insieme, in uno sport che si pratica. E Francesca, lo ha fatto, con i suoi compagni, della Yoshokan e della Nazionale. E tanto il karate ha fatto su di lei.

Soprattutto, dentro ed in aiuto, della sua naturale timidezza. E’ lei a spiegarlo ai lettori de Il Faro : “Mi ha permesso di aprire il mio carattere e di esprimere meglio me stessa. Quando sei in Nazionale, ad esempio, conosci tante persone, che ti permettono di cambiare. Ho preso più fiducia”. E quello che ha imparato nel karate, lo ha portato anche nella vita di tutti i giorni : “L’ho portato fuori. Anche nel lavoro. In questo caso, quello che mi ha insegnato, è stato il fatto di perseguire gli obiettivi”. Tuttavia, esso è andato a limare qualcosa, che già viveva innato, dentro : “Io sono stata sempre molto autonoma e decisa nelle mie scelte e nelle mie attività. Sin dai tempi della scuola. Forse ci sono nata, così. Il karate ha accresciuto ancora di più, queste mie qualità”.

Ed il percorso che un atleta deve affrontare all’interno dei suoi insegnamenti, ha senz’altro aiutato la Sini a migliorare queste sue doti fondamentali, lungo la via dei Samurai : “Il fatto che in esso, ci sia un percorso di miglioramento tecnico da seguire, è un impegno che ti prendi. Devi allenarti, affinché tu, possa raggiungere l’obiettivo. Principalmente, è stato questo, quello che mi ha dato il karate. Sia nella vita quotidiana, che nello sport”. Ed è qui, che la bellezza della pratica di questo sport venuto dall’estremo oriente, si mostra. Ma per Francesca è difficile spiegarlo, come lei stessa dice, sorridendo. E perché, di aspetti da spiegare, in questo senso,  ce ne sarebbero tanti.

Una scatola piena di tesori, da aprire e di cui parlare. Ma ecco che, quello più prezioso per lei, è ciò che scava dentro e che la porta ad esprimersi meglio, sul tatami. Come mai nella vita, le accade : “Svolgendo kumite, il lato istintivo di esso, mi affascina – dichiara Francesca, riflettendo – sono una persona molto razionale, ma quando salgo sul tatami, esce fuori la mia parte istintiva. Mi è difficile farlo, negli altri aspetti della mia vita quotidiana. Nel karate, mi riesce naturale”. Questo è lo sport. E lo è, se segui un richiamo con cui sei nata. E’ così per Francesca. E sottolinea ancora, questo aspetto : “Esso si manifesta fortemente, solo sul tatami”. Ma cosa sono le cose che la attraggono tanto, del suo sport preferito ? Sentiamolo dalle sue parole : “Mi affascinano anche, la sua filosofia, insieme al percorso che si fa. Partire, ad esempio, dalla cintura bianca e fare il cammino fino a quella nera, è un aspetto importante”. E’ una strada per obiettivi, quella che un karateka percorre.

Costellata di tappe e di impegni morali e tecnici che sempre, consigliano a chi li intraprende, di insistere nei buoni valori del Bushido e nel rigore spirituale. Rappresenta una continua formazione “Non finisce mai, quest’ultima. Oltre alla cintura nera, ad esempio, esistono poi dei diversi livelli di perfezionamento, chiamati dan, insieme ad una visione”. Francesca è giunta al quarto livello, di esso. In gergo, IV Dan. Continua a spiegare, seduta in mezzo ai trofei dell’Asd Yoshokan : “Vedo il karate come uno sport, che puoi vivere in diversi modi. Parti da piccola e lo vedi come il percorso che ti fa arrivare alla cintura nera, arrivi ad essa e lo vedi come una via nel miglioramento, della tecnica che hai fatto. Non smetti mai di ottimizzare. E non vuoi farlo”.

Forse il segreto del suo amore, allora, sta tutto in questa sua ultima affermazione : “E non vuoi farlo”. E chiedersi il perché, risiede nel mistero che vive nella pratica, non solo del karate, ma anche dello sport. Lasciamo ai lettori de Il Faro, cercare le proprie risposte e trovarle, nelle parole di una campionessa come Francesca Sini che ha voluto, con loro, condividere le sue riflessioni ed emozioni, nate dal tatami e sotto il tetto di una società sportiva, che tanto somiglia ai vecchi templi giapponesi. Che cosa dunque, vuole ancora fare la Sini, sulla via del Bushido ? Sentiamo cosa risponde : “Non so fino a quando continuerò – dichiara sorridendo – adesso ho 31 anni. Potrei proseguire, comunque fino a 40. Ancora non ne sono sicura. Per adesso, voglio assolutamente continuare”. In questo caso, ci sarà una competizione molto importante, il prossimo mese di novembre : “Ci saranno gli Europei Wadokai, a Lussemburgo. L’obiettivo è quello di svolgerli al meglio. Poi vediamo”.

Camminerà con lei, allora Il Faro on line, ancora e lo farà, per scoprire come proseguirà sulla via del Bushido. Del resto, il karate è un cammino universale per tutti e non solo per quelli che lo praticano, ma anche per coloro che lo ammirano e che lo seguono a bordo tatami. È così lo sport, come la vita agonistica e non, di Francesca Sini, una delle sue più grandi allieve, un esempio da seguire. E i lettori di testata, adesso lo sanno.

Alessandra Giorgi

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