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Federlazio: segnali di risveglio per l’economia laziale

Si tratta ovviamente di segnali che a volte vanno intesi come semplice arresto della caduta verticale

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Il Faro on line – La Federlazio ha realizzato la consueta indagine congiunturale sullo stato di salute delle piccole e medie imprese del Lazio, effettuata su un campione di 350 imprese associate. Lo studio ha riguardato il semestre gennaio-giugno 2015. L’indagine è stata presentata oggi presso la sede dell’Associazione dal Presidente della Federlazio Silvio Rossignoli e dal Direttore Generale Luciano Mocci. All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, l’Assessore allo Sviluppo Economico e Attività produttive della Regione Lazio Guido Fabiani e il Presidente della CCIAA Roma, Lorenzo Tagliavanti.

Dall’osservazione oggettiva dei dati non si può negare la presenza di segnali, sia pur timidi, di ripresa, in Italia come nella nostra regione. Si tratta ovviamente di segnali che a volte vanno intesi come semplice arresto della caduta verticale, a volte come indicatori di reale ripartenza. Sarà quindi fondamentale verificare la reale capacità del nostro sistema economico di rafforzare e dare continuità a tali segnali.

Nel corso del primo semestre 2015 il saldo di opinioni sull’andamento degli ordinativi ricevuti dal mercato nazionale è migliorato di 14 punti rispetto al precedente semestre, passando da -27 a -13. Stesso discorso per gli ordini ricevuti dal mercato extra-UE che migliora di 11 punti (da +4 a +15). Sul mercato dell’Unione Europea invece il saldo si contrae, passando da positivo (+7) a negativo (-10), perdendo 17 punti.

Per quanto riguarda il fatturato, nel I semestre 2015 il saldo di opinioni registrato sul mercato domestico, seppur negativo, recupera 24 punti passando da -30 a -6. Stesso andamento per il mercato Extra-UE che aumenta di 20 punti (da -3 a +17), mentre quello dell’Unione Europea diventa negativo precipitando a -16 dal precedente +3, perdendo ben 19 punti. Recupera invece 9 punti la produzione: da -22 a -13.

Il 28% delle imprese ha dichiarato di aver effettuato investimenti nel I semestre 2015, percentuale in lieve crescita rispetto al semestre precedente (27,3%). Nel I semestre la percentuale di imprese che ha aumentato l’occupazione è al 19,1%, in crescita rispetto al precedente 10,4%. Aumenta invece quella di coloro che ha dichiarato di aver ridotto gli organici (da 17,4 al 19,1%). Di conseguenza il saldo di opinioni sull’occupazione, pur assumendo valore nullo, migliora in termini assoluti in quanto nel semestre precedente era negativo (-7).

L’indagine Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve sui prossimi sei mesi dalle quali emerge che, per quanto concerne gli ordinativi, i saldi di opinione mostrano un miglioramento diffuso. Sul mercato nazionale il saldo passa da negativo (-7) a positivo (+13), migliorando di 20 punti. Mercato UE: da +8 a +26 (migliora di 18 punti). Mercato Extra-UE: da +4 a +27, aumentando così di 23 punti.

Riguardo le previsioni sull’occupazione per il II semestre 2015, il saldo atteso migliora di 11 punti passando da -8 a +3. Aumenta anche la percentuale di imprese che ha manifestato l’intenzione di fare investimenti nella seconda parte del 2015, ora pari al 33,9% rispetto al precedente 29,9%.

Tra le principali problematiche segnalate dagli imprenditori sale al primo posto il “ritardo dei pagamenti da parte dei privati”, indicato nel 27,7% dei casi, in crescita rispetto al precedente 24,4%. Passa invece in secondo piano “l’insufficienza della domanda” con il 27,2% dei casi (era il 32,3%). Segue il “ritardo dei pagamenti della PA” in lievissimo aumento (dal 15,2% al 16,0%), il problema della “impossibilità di partecipare agli appalti” (in aumento da 7,4% a 9,7%). In aumento anche la percentuale di chi ha indicato la “mancata concessione del credito bancario” (dal 5,1% al 6,8% attuale).

Riguardo invece un giudizio su come stia evolvendo la crisi, dalle risposte emerge un atteggiamento più propenso all’ottimismo in questo I semestre. Difatti, la percentuale delle imprese che hanno dichiarato che “al momento non si intravede alcuna via di uscita” è diminuita al 41,5% dal precedente 58,2%, come è altresì diminuita la percentuale di coloro che hanno affermato che “il peggio deve ancora venire” (dal 6,8% al 5,9%). E’ invece in aumento la percentuale di imprese tendenzialmente più ottimiste per le quali “si incomincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel”: dal 35,0% del secondo semestre 2014 si passa infatti al 52,5% di questi primi sei mesi del 2015.

La percentuale di imprese che ritengono di correre seri rischi di chiusura entro i prossimi sei mesi è sostanzialmente invariata rispetto al semestre scorso (14,7% contro il 14,4% di oggi), parimenti quelle che hanno risposto negativamente sono passate dall’85,3% all’85,6%, congelando le attese. Riguardo quali azioni le imprese intendano porre in essere al proprio interno per contrastare la crisi, al primo posto le imprese anche questo semestre hanno indicato il “taglio dei costi di gestione”, percentuale in diminuzione dal 25,6% al 24,6%, così come si attenua quella relativa alla “creazione di nuovi prodotti e servizi” (dal 19,8 al 19,0%). In crescita il “miglioramento della qualità del prodotto/servizio” (da 16,9 a 18,5%), come aumenta lievemente l’importanza attribuita alle attività “rivolte sui mercati oltre confine” (da 11,2% a 12,1%). La percentuale di imprese che ha indicato la “riduzione del personale” è sostanzialmente invariata (da 7,9% a 7,8%).

Alla domanda su cosa renda la loro attività meno competitiva qui in Italia rispetto a quella dei propri concorrenti, le imprese anche questo semestre hanno indicato al primo posto la “pressione fiscale”, anche se in lieve flessione rispetto a sei mesi fa (da 31,6% a 30,2%), seguita dal “costo del lavoro” (che invece aumenta dal 23,7 a 25,4%) e dalla “complessità normativa e burocratica” (dal 18,2 al 20,9%).

Infine, alle imprese del campione è stato chiesto di indicare quale azione il Governo regionale dovrebbe mettere al primo posto per uscire dalla crisi. Anche per questo semestre al primo posto viene indicata la “riduzione delle tasse su impresa e lavoro” con il 66,9%, sebbene in flessione rispetto al precedente 72,0%. Di conseguenza le altre azioni hanno percentuali quasi irrilevanti: eliminare sprechi PA 9,3%; agevolare credito 5,1%; semplificare burocrazia PA 7,6%; combattere evasione fiscale: 4,2%.

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