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In politica gli impegni sono promesse

Il Faro on line (Editoriale) - Un politico che fa promesse, se grandiose ancora meglio, appare senz’altro più ambizioso, deciso, vicino alla gente e certamente interessante agli occhi degli elettori. Un programma elettorale, infatti, è quasi sempre costituito da un gran numero di promesse, selezionate, raccolte e scritte che vengono, in gran parte, puntualmente disattese. Una circostanza, questa, che ha come conseguenza diretta l’aumento della disaffezione dei cittadini alla politica, la riduzione dell'affluenza alle urne degli elettori e, cosa gravissima, una perdita di partecipazione e democrazia

Ma ciò, a una gran parte dei politici e dei partiti, senza distinzione di sigla, non interessa. L’atteggiamento è sempre quello di non assumersi responsabilità rispetto alle proprie azioni con l’unica preoccupazione di escogitare nuovi sistemi che facciano apparire le loro promesse più credibili al prossimo appuntamento elettorale. 
Allora, assistiamo sempre più alla rappresentazione scientifica delle promesse. Promesse che vengono sostenute da formule matematiche, da dati statistici, da teorie sociologiche, confezionate su slide con diagrammi e istogrammi e, che vengono poi presentate sui media, sotto forma di pseudo-contratti alla presenza di “presentatori e giornalisti notai” pronti a svolgere il ruolo di garante contemporaneamente verso gli elettori e il politico di turno.

Ma le promesse, come le bugie, hanno le gambe corte e richiedono tanta energia e bravura per controllarne e non subirne gli effetti. Allora, se non si è sufficientemente preparati scatta la “formazione”, bisogna approfondire le “tecniche di comunicazione nella gestione delle false promesse nel tempo post-elettorale”, con corsi che sono per lo più esperienziali e tenuti da politici amici che hanno maturato esperienza nel campo.

Una volta vinte le elezioni, di qualunque colore sia il vincitore, dopo i festeggiamenti di rito, il primo pensiero va alle promesse più grosse, a quelle che per prima vanno disinnescate. Questa prima fase è un po’ particolare. Allora il primo anno di esercizio del proprio mandato è caratterizzato dal famoso “buco finanziario”, che viene usato come scudo agli attacchi dell’opposizione e alle critiche dei cittadini. 

Quando le promesse devono essere dichiarate non realizzabili, tutti i politici sanno che è meglio farlo all'inizio di un mandato. Pertanto, il primo e il secondo bilancio sono quelli in cui è più probabile che verranno elevate le tasse o tagliati i servizi. La speranza è che nel periodo che porta alle successive elezioni, il disappunto dell'elettorato sarà scemato. 

Analogamente, i politici riservano la soddisfazione di promesse popolari, sebbene poco importanti, verso la fine del loro mandato quando stanno per ricandidarsi, così da impressionare positivamente gli elettori. 

Ma gli impegni più “delicati” presi in campagna elettorale, quelli che interessano la qualità della vita dei cittadini, la quotidianità della vita delle persone che più sono in condizione di disagio e sofferenza e, ancora, quelli che riguardano la tutela e la sicurezza dei residenti e del territorio? A queste promesse il corso in “tecniche di comunicazione nella gestione delle false promesse nel tempo post-elettorale” riserva una sezione di alta comunicazione.  

Alla fine, in un modo o in un altro, si riesce sempre a restaurare una piazza, ad asfaltare qualche strada, ad inaugurare una pista ciclabile, ad organizzare una notte bianca o qualche convegno… ma, diventa veramente un’impresa quella di dire che: "sul sociale, sull’ambiente, sulla sicurezza sociale e del territorio, sulla cultura, sui giovani, sul lavoro abbiamo fatto questo e quest'altro". Sarebbe più onesto sentire da loro una frase del tipo: "abbiamo scherzato… ma veramente ci avete creduto? Che ingenui questi elettori”.

Per molti Sindaci e amministratori, senza distinzione di colore o altro, gli ordini di scuderia sono: “Silenzio e congelare”. Allora succede che a distanza di due o tre anni dalla loro “vittoria elettorale” ci sono parole del proprio programma elettorale che non state mai pronunciate; i problemi collegati ad esse vengono congelati (meglio non alzare il coperchio dalla pentola); sui bilanci si fa molto attenzione alle proprie priorità e a lasciare qualche simbolico finanziamento sulle voci di bilancio interessate. 

La frase che si passa per consegna, quando si presenta un bilancio in pubblico, è sempre la stessa: “… nonostante il buco finanziario abbiamo messo più soldi sul sociale e sulla cultura”… e “… ho detto tutto come diceva Totò”… senza dire assolutamente niente sulla reale destinazione e sull’indirizzo politico.

Parlavamo di “parole congelate”. Suggerisco un piccolo esercizio che possono fare tutti i lettori. Fate una ricerca sul sito ufficiale del vostro Comune e sui media locali e verificate quante volte trovate comunicati dell’Amministrazione della vostra Città, del Sindaco e assessori, in cui sono contenuti provvedimenti relativi a delibere di giunta o del Consiglio Comunale in cui ci sono le parole: disabilità, sicurezza sociale, infanzia, lavoro, immigrazione, sicurezza del territorio, anziani, violenza sui minori, povertà, volontariato… (aggiungete pure le vostre), fate le vostre riflessioni e, se vi va, scrivetecele.

Vincenzo Taurino

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