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Il coraggio di dire… il “Re è nudo”

I vestiti dell'Imperatore avevano la particolarità di essere invisibili alle persone che erano completamente stupide o non adatte ricoprire la carica che avevano

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Il Faro on line (Editoriale) – Credo che il grado di consapevolezza di ogni individuo rispetto alla realtà che lo circonda e alla società in cui vive dipenda dalla sua capacità critica, di riflettere in modo autonomo e di agire da soggetto libero. Il messaggio che quotidianamente ci arriva é: “siamo liberi, viviamo in una vera democrazia e godiamo dei Diritti che la nostra Costituzione ci garantisce!”. Ma è realmente così? O, in realtà siamo schiavi di poteri che guidano i meccanismi dell’informazione rendendola asservita ad interessi di pochi?
Che limitano la nostra libertà e la costruzione di una capacità critica individuale e collettiva? Che costruiscono ad arte quella realtà distorta, che è funzionale ai poteri referenti.

Credo che dovremmo meditare tutti sul ruolo e la funzione del potere mediatico; sul ruolo e la funzione dell’opinione pubblica; sul modo in cui si forma la coscienza collettiva; sui nostri comportamenti e atteggiamenti rispetto alle risposte che diamo alla realtà che ci circonda e alle forme di potere con cui entriamo in relazione.
La costruzione della dimensione intersoggettiva, della coscienza collettiva e dell’opinione pubblica avviene, ormai, in gran parte attraverso la rappresentazione virtuale della realtà, ad opera di una manipolazione dall’alto, che tende ad anteporre gli interessi personali a quelli della collettività. 
La politica stessa, non a caso, punta su un sistema che tiene sempre più se stessa lontana dalla verità e impegnata a costruire una realtà falsificata che possa essere referenziale e funzionale alla propria riproduzione.

Ma ciò che ci interessa è quello che accade a livello individuale: il ruolo, i comportamenti e gli atteggiamenti che ognuno di noi assume quando osserva la realtà e reagisce ad essa. Un fenomeno molto complesso e difficile da definire, ma importante da capire in quanto è esso stesso parte integrante di quei condizionamenti che alterano e limitano la nostra capacità critica. In poche parole, ritengo che oltre ai condizionamenti esterni, la coscienza critica di ognuno di noi è fatta bersaglio da parte di condizionamenti interni, che noi stessi produciamo.  
Per capire la natura di questi condizionamenti interni possiamo fare ricorso ad una fiaba. 

“Un imperatore spendeva tutti i soldi per comprare nuovi abiti, trascurando ogni altra attività. Un giorno giunsero in città due imbroglioni, che dissero di saper tessere la stoffa più bella del mondo. I vestiti fatti con questa stoffa avevano la particolarità di essere invisibili alle persone che erano completamente stupide o non adatte ricoprire la carica che avevano. Nei giorni seguenti, l’imperatore mandò dei fidati funzionari per vedere come procedeva il lavoro: essi non videro niente ma, per paura di sembrare stupidi o incapaci, lodarono il tessuto, i suoi colori e i suoi disegni.
Dato che tutti parlavano di quella magnifica stoffa, anche l’imperatore volle vederla e si recò, con uno stuolo di uomini scelti, dai due imbroglioni che continuavano a far finta di tessere. Nessuno vide niente, ma di nuovo tutti, per paura di sembrare stupidi o incompetenti, elogiarono il tessuto e proposero addirittura che l’imperatore si facesse fare con quella stoffa un abito nuovo per il grande corteo. I due imbroglioni convinsero l’imperatore ad indossare l’abito che non esisteva e a guardarsi allo specchio: tutti, a partire dall’imperatore, lodarono i vestiti che in realtà non vedevano.
Durante il corteo i ciambellani, i funzionari e tutti i sudditi lodavano la foggia i colori dei vestiti nuovi dell’imperatore, facendo finta di vederli, per non passare per molto stupidi o indegni della carica che occupavano. Ad un certo punto, però, un bambino gridò: “il Re è nudo”, non ha niente indosso!”, e la voce dell’innocenza convinse tutti che l’imperatore era nudo”.

La nostra coscienza dovrebbe essere la stessa del bambino della storia di Andersen, dovrebbe portarci alla consapevolezza e alla naturalezza nel gridare che “il Re è nudo”.
Solo così il potere della cultura e della razionalità potrà prevalere sul potere della menzogna e dell’egoismo e tenere alta la bandiera dei Diritti e della Dignità.

Questo vuol dire aprirsi ad una Cultura in cui il dialogo e il confronto avvengono nel rispetto di tutti e, soprattutto, nella consapevolezza che la verità non corrisponde solo al proprio punto di vista, all’interesse di una parte o dei più forti, ma che è il frutto di una Cultura che si richiama al pluralismo e all’onestà intellettuale di tutti.

Ed è proprio questo l’intento degli editoriali che firmo, quello di costruire, cioè, uno spazio di riflessione, analisi, discussione e confronto aperto, altamente partecipativo, al fine di informare e informarci, in maniera critica e libera, sulla realtà che ci circonda, sui fatti e i fenomeni che attraversano la nostra quotidianità che, molto spesso, vengono percepiti e raccontati in maniera distorta.

Vincenzo Taurino (Sociologo)
(Il Re è nudo)

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