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Elettorato e Politica… nessuno osi separare ciò che la Democrazia ha unito

Quello che non è più possibile gestire da parte dei partiti è il rapporto diretto con gli elettori e, allora, ne fanno a meno

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Il Faro on line (Editoriale) – L’astensione dal voto, che alle ultime elezioni è stato in media del 40% con casi che hanno superato il 50% dell’elettorato è, ormai da qualche anno, un comportamento consolidato. La quasi totalità degli osservatori politici, degli analisti dei fenomeni sociali e degli opinionisti che frequentano il mondo dei media, afferma che la sfiducia verso i partiti ha creato, più in generale, una disaffezione verso la politica e, di conseguenza, la decisione da parte di circa la metà dell’elettorato di non esercitare il proprio diritto al voto.

La mia tesi è che negli ultimi anni, quella parte di elettorato abituata ad esprime il proprio voto in modo critico e in base ad un giudizio di merito, è diventato un peso per i partiti politici, qualcosa di cui se ne deve fare a meno e che bisogna fare il possibile per liberarsene. L’importante, per i partiti, è conservare quello zoccolo duro, che prendendo un termine a prestito dal mondo dello sport, li possiamo definire: “elettori-tifosi”.

La realtà ci dimostra come i partiti tutti non si curano minimamente di recuperare il rapporto con l’elettorato ma, anzi al contrario, lo esasperano in modo da avere campo libero e giocarsi la “partita delle elezioni” solo su quella parte dell’”elettorato-tifoso”. 
Ciò che conta, quindi, è la “percentuale – il dato quantitativo”.  Non importa se il 20, il 30 o il 40% dei voti presi sia rappresentativo solo della metà o di un terzo degli aventi diritto; quali possano essere i motivi dell’astensionismo e, soprattutto, da dove provengono i voti.
L’importante è vincere le elezioni, occupare lo “spazio del potere” e chiudere tutti gli altri interlocutori politici fuori la porta e, soprattutto mantenere il “silenzio” sui propri impegni elettorali, perché il consenso si costruisce parlando solo con i propri “elettori-tifosi”. Editoriale:
In politica gli impegni sono promesse… e, in quanto tali, possono essere disattesi

L’uso della comunicazione, che ne fanno gran parte dei partiti e dei politici, ci testimonia come la costruzione del consenso, da una parte, sia mirata a catturare un certo tipo di elettorato e, dall’altra, a favorire la sfiducia e il conseguente allontanamento di una parte di elettorato che non è possibile controllare.
Quello che non è più possibile gestire da parte dei partiti, quindi, è il rapporto diretto con gli elettori e, allora, ne fanno a meno.
Ogni volta che la politica deve parlare di argomenti concreti che interessano i cittadini scatta la rissa mediatica e la comunicazione viene disturbata da un forte rumore di fondo, ottima soluzione per tenere lontani l’elettorato che vuole capire e, contemporaneamente, attirare quella parte di elettori-tifosi.

A gran parte degli amministratori non interessa più parlare ai cittadini; alle organizzazioni formali e informali che vivono e si occupano delle questioni concrete e reali della comunità e del territorio, oppure, fare il punto sullo stato dell’opera del loro programma elettorale o tantomeno partecipare direttamente al vissuto reale della loro comunità.
Il loro linguaggio, quando si devono rivolgere a quell’elettorato che chiede alla politica responsabilità e ne giudica il loro operato… è il silenzio.

Cosa diversa è quando gli interlocutori sono i propri elettori-tifosi. Allora la comunicazione diventa chiara e fantasiosa: promesse, slogan, feste, sagre… il tutto (come direbbe qualche chef) servito su un letto di conferenze e comunicati stampa preparati su misura e per l’occasione da appositi uffici stampa, pronti sempre a trasmettere un unico messaggio:
che meraviglia i vestiti nuovi dell’imperatore. Editoriale
 
Qualcuno, a questo punto, si chiederà: ma in campagna elettorale ci dovranno pur tornare e fare i conti con gli elettori?…  Gli elettori?… Ancora con gli elettori?
Se hanno “lavorato bene” durante il loro mandato politico, la campagna elettorale diventa una passeggiata. Quel 40% che forma il partito degli astenuti, magari sarà arrivato al 50% – 60%, e, a questo punto, gli schieramenti in campo dovranno solo posizionare il loro elettorato-tifoso puntando sulla coalizione vincente e trattando sulla loro eventuale vincita.

Ce lo dimostra l’esempio eclatante del Pd che in Sicilia, alle ultime elezioni amministrative ha fatto il pieno dei voti del centrodestra, con un alleanza con la formazione politica “Articolo 4” i cui esponenti, portatori di voti, siedono in Parlamento, grazie alle liste del Pd e, con le loro tessere hanno occupato le sezioni territoriali del Partito provocando la fuoriuscita degli iscritti “compagni”.
Vedi Rai 3 Presa Diretta del 13.09.2015 – “Partiti acchiappavoti”.

Alla luce di quanto detto, quindi, sostengo che l’elettorato che si astiene, i cosiddetti ‘sfiduciati’, che costituiscono il partito di maggioranza nel nostro Paese, non si è allontanato volontariamente dalla politica per ‘disaffezione’, anche se fa comodo farlo credere; ma è stato cacciato dalla politica stessa, in modo intenzionale e scientifico.

Allo stesso tempo, i partiti hanno investito su quella fascia di elettori che costituiscono la categoria dei “tifosi-ultras” di coloro, cioè, che per spirito di appartenenza giustificano qualsiasi teoria o azione viene prodotta dalla parte che sostengono, anche di fronte a fatti e tesi che ne evidenziano l’inconsistenza, che cercano di superare con continue acrobazie dialettiche o facendo finta di non vedere e sentire.
In essi, rientrano anche coloro che, per interessi personali, rifiutano di vedere e di ascoltare e prendono sempre, a prescindere, una posizione a difesa della propria “parte” e di disprezzo verso chi non fa parte del proprio gruppo politico.

La speranza, ce la offrono quella parte di elettori che costituiscono, a mio avviso, la categoria dei “il re è nudo”, sempre a rischio di estinzione. Ad essi appartengono coloro che fanno dell’onestà intellettuale, del valore della dignità e dell’interesse comune il loro metro di valutazione e di scelta politica. Coloro che hanno il coraggio di esternare il proprio pensiero, che è sempre obiettivo e diretto e, di esercitare sempre e in pieno i loro Diritti Costituzionali: i nemici del silenzio.

Vincenzo Taurino (Sociologo)

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