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Russo D’Auria: “No alle associazioni usate come sostitutive dello Stato”

Il leader di Gil: "Il territorio è invaso di incarichi formali, onerosi o gratuiti. Ma così si tolgono risorse a giovani e disoccupati"

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Il Faro on line – “C’è qualcosa che non quadra girando in città. Vedo associazioni di ogni tipo che fanno viabilità, assistono alle manifestazioni, stanno fuori dalle scuole, controllano i parchi, ecc. ecc. Senza ombra di dubbio è un’azione meritoria, se fatta per puro volontariato. Ma spesso dietro a questi incarichi ci sono rimborsi, se non addirittura convenzioni. E allora mi chiedo? Dov’è lo Stato se abbiamo bisogno dei volontari per coprire gli spazi? E perché quelle risorse non vanno ai giovani che cercano un posto, oppure ai disoccupati, invece che nelle tasche di pensionati?”. A parlare è Mario Russo D’Auria, leader di Gil (Gruppo indipendente libero per Fiumicino), che da tempo batte su questo tasto.

“Non ce l’ho con le associazioni, men che meno con le persone che ne fanno parte, stimabilissimi cittadini che tanto hanno dato alla collettività sul proprio posto di lavoro. Ma il punto è proprio questo: il lavoro. In un momento di grave crisi com’è questo – spiega Russo D’Auria – ogni risorsa è importante, e anche se sono pochi spiccioli, andrebbero destinati a chi cerca faticosamente di trovare un minimo di reddito, non a chi ha già una pensione.

Non solo  – prosegue Russo D’Auria – ma mi sorge anche un’altra domanda. Noi paghiamo con le nostre tasse i vigili urbani per stare anche fuori dalle scuole, le guardie ambientali per stare anche nelle ville pubbliche, le forze dell’ordine per stare anche nelle manifestazioni pubbliche. Ma quei soldi, vista l’invasione di associazioni, che fine fanno? Perché paghiamo allo Stato servizi che poi vengono svolti dai cittadini, alle volte gratis altre con un surplus di esborso dalle casse comunali?

No, c’è qualcosa che proprio no va in questa pioggia di incarichi più o meno formali alle associazioni. Troppo comodo scaricare sui cittadini le mancanze della macchina statale; e così facendo togliendo altri spazi a chi vuole affacciarsi al mondo del lavoro o a chi faticosamente cerca di resistere. Auspico quindi una revisione totale del modo di concepire il rapporto con le associazioni, che non sono e non devono diventare un pronto soccorso – a spese sempre dei cittadini – per le mancanze di Stato, Regioni e Comuni”.

Ilaria Perfetti

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