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Avvisi di pagamento per le prestazioni effettuate nei consultori familiari

Punto D: "Bisogna garantire privacy e gratuità"

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Il Faro on line – “Come associazione impegnata in difesa dei diritti delle donne e operante all’interno del bacino di utenza della Asl Roma D, non possiamo non prendere posizione in merito alle allarmanti notizie degli avvisi di pagamento per le prestazioni effettuate nei consultori familiari della Roma D, fatti pervenire erroneamente, direttamente al domicilio di molte donne che ne avevamo usufruito. Si tratta di un errore grave che porta con sé due ordini di problemi: il primo riguarda la gratuita’ delle prestazioni consultoriali, tali da non richiedere alcuna prescrizione medica, che per questo non possono essere confuse con le prestazioni ambulatoriali; il secondo, dalle ripercussioni incalcolabili, e’ il danno alla privacy delle donne stesse, alcune delle quali minorenni, che si erano rivolte ai consultori convinte di trovare assistenza sanitaria gratuita e tutelata dalla riservatezza” – è quanto afferma l‘associazione di genere Punto D, attiva nel municipio Roma X per il contrasto alla violenza di genere e la salute psico fisica della donna.

“Si sono viste recapitare a casa – proseguono dall’Associazione – avvisi di pagamento come fossero bollette da pagare. E’ probabilmente questo il danno più grave causato dall’eventuale errore nel programma informatico per il rilevamento dei dati e delle prestazioni consultoriali. Il più grave perché irreparabile. Un danno che rischia in questo modo di minare quella fiducia che le donne devono poter riporre nei consultori che, per la loro stessa natura, si differenziano da qualunque altro servizio per la tutela della salute pubblica della donna, in completa riservatezza e gratuità. La complessità, anche emotiva, delle prestazioni che vengono erogate da una struttura consultoriale, richiede un’attenzione in più. Pertanto giudichiamo un errore del genere di una gravita’ assoluta”.

“Una disattenzione  – concludono nella nota – che, come altre, rischia di contribuire allo smantellamento e al mancato riconoscimento dei consultori stessi, come spazio pubblico aperto ma riservato e come luogo di riferimento per la salute femminile. Non si potrà rimediare alla violazione della privacy delle donne e delle giovani che si sono viste recapitare a casa gli avvisi di pagamento, ma si può chiedere l’immediata revoca degli avvisi stessi, il blocco di ulteriori invii e soprattutto un maggiore rispetto e una più accurata cautela quando c’è di mezzo la salute della donna”.

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