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Giovane ucciso durante una lite in un bar del centro storico

Centro storico, Cetrone: "Negli ultimi anni non c'è stato alcun atto amministrativo tangibile per arrestare la deriva che si sta determinando"

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Il Faro on line – Un uomo di 32 anni, italo-brasiliano, è stato ucciso nella notte a Terracina. Sarebbe stato violentamente picchiato durante una lite avvenuta in un bar nella centrale piazza Garibaldi. Il 32enne era in compagnia di una donna, ascoltata dai carabinieri che indagano sull’accaduto. Inutili i soccorsi. “Si puo’ fare di una citta’ e di un intero centro storico basso una enorme birreria capace di catalizzare, senza controllo alcuno sugli avventori e sui locali che esercitano la specifica attivita’, migliaia di persone ogni sera? E’ una domanda che sorge ormai spontanea da qualche anno, senza che a questa sia stata mai data una risposta chiarificatrice. Senza fare alcuna demagogia ci domandiamo inoltre: si può tollerare oltre misura che un intero centro storico allo scoccare dell’ora x chiuda le sue strade, con tanto di guardiani e transenne, facendo diventare i luoghi della movida un orinatoio a cielo aperto, per non andare oltre con la descrizione dei minuti fatti di cronaca che la stampa riporta quotidianamente?” – lo dichiara in una nota Gina Cetrone, candidata sindaco di Terracina.

“C’è stata – prosegua il comunicato – nei fatti un’escalation che ha portato al gravissimo accadimento di cronaca nera di questa notte in cui è rimasto vittima un giovane di Borgo Hermada, steso per sempre sull’asfalto di piazza Garibaldi, nel pieno triangolo della movida terracinese. Per questo e per altre decine di avvenimenti gravi (accoltellamenti, risse, schiamazzi notturni a non finire, ecc.) ad escludendum delle Forze dell’Ordine, poche e mal disposte su un territorio comunale enorme come quello di Terracina, le responsabilità che penalmente sono individuali a livello politico hanno indirizzi con numeri civici precisi. Perché a ben vedere negli ultimi anni non c’è stato alcun atto amministrativo tangibile per arrestare la deriva che si stava determinando, se non belle promesse o parole forbite senza seguito. Si è consegnata la possibilità di costruire in piazza Garibaldi, della Repubblica e zone limitrofe, un territorio libero da ogni vincolo per centinaia di soggetti (uomini e donne) in cerca dello sballo a prezzi contenuti, con tutto il corredo di disagio giovanile evidente e mai considerato all’interno di un progetto pubblico di aiuto, contrasto o limitazione della problematica”.

“Perché questo è stato. Si è potuto inoltre costatare una sorta di tacito assenso a lasciare fare condito dal malcelato senso di far fare impresa a giovani imprenditori rampanti e votanti, senza porre freno al disagio sociale perlopiù giovanile. Parlare il giorno dopo un fattaccio come quello di piazza Garibaldi è facile. Certo è facile, ma non per noi che questo problema lo avevamo sollevato in tempi non sospetti, mentre in queste ore c’è la corsa a negare anche l’evidenza e a fare sbarramento sull’ineluttabile conseguenza di una società giovanile alla deriva: a Terracina come in altre migliaia di località d’Italia. Certamente si poteva fare meglio e di più e amministrare una comunità complessa come quella terracinese e difficile, invece si è preferito crogiolarsi nell’organizzare campionati del mondo di “barchette volanti” o a investire i soldi della comunità in opere oggettivamente brutte e senza alcun senso dei luoghi in cui erano realizzate”.

“Si poteva accelerare il progetto (già finanziato) della sorveglianza nelle zone di maggiore pericolosità sociale, ad esempio; si potevano porre le basi con la nota Azienda Speciale Terracina (invece di fargli montare e smontare i palchi degli eventi) per investire in progetti di natura sociale e spiegare ai tanti giovani coinvolti che non solo l’assunzione di sostanze stupefacenti porta a entrare nel tunnel del non ritorno. Questo e altro si poteva fare. Peccato che si siano alternati negli anni alla guida del Comune amministratori edonisti, interessati soltanto al piccolo cabotaggio e a costruirsi una pseudo carriera politica” – conclude la Cetrone.

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