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Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica 

Mattarella: "La priorità è il lavoro, manca ancora a troppi giovani"

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Il Faro on line – Nel discorso di fine anno, il capo dello Stato ha parlato col pensiero più ai cittadini che alla politica. Molta attenzione al lavoro, all’ambiente e all’emergenza smog. La condanna dell’evasione fiscale, poi l’ottimismo per la ripresa e la fiducia nel paese con gli esempi del coraggio tutti al femminile. 
Ecco i punti principali toccati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno.
Lavoro «Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno. Il lavoro anzitutto».
 
L’Italia si muove «La condizione economica dell’Italia va migliorando: questo va sottolineato. Anche le prospettive per il 2016 appaiono favorevoli», ha rilevato il capo dello Stato, invitando a non «dimenticare l’azione svolta dalle istituzioni» e dai suoi uomini che «con impegno» hanno «contribuito a tenere in piedi l’economia italiana. 
«L’occupazione è tornata a crescere. Ma questo dato positivo, che pure dà fiducia, l’uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie. Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani».
«Le diseguaglianze rendono più fragile l’economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà. Come altrove, anche nel nostro Paese i giovani che provengono da alcuni ambienti sociali o da alcune regioni hanno più opportunità: dobbiamo diventare un Paese meno ingessato e con maggiore mobilità sociale».
Le «famiglie particolarmente in affanno: non vanno lasciate sole», ha sottolineato ancora il presidente della Repubblica, chiedendo «l’impegno di tutti perchè le difficoltà si riducano e vengano superate».

Evasione inaccettabile «Soltanto dimezzando l’evasione si potrebbero creare oltre 300.000 posti di lavoro». «Gli evasori danneggiano la comunità nazionale e danneggiano i cittadini onesti. Le tasse e le imposte sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero», ha detto il capo dello Stato ricordando nel suo messaggio di fine anno che «un elemento che ostacola le prospettive di crescita è rappresentato dall’evasione fiscale». Il Presidente cita uno studio di pochi giorni fa di Confindustria secondo il quale nel 2015 l’evasione fiscale e contributiva in Italia ammonta a «122 miliardi! Vuol dire 7 punti e mezzo di pil».

«Il terrorismo ci vuole impaurire e condizionare. Non glielo permetteremo. Difenderemo le conquiste della nostra civiltà e la libertà delle nostre scelte. Con questo spirito abbiamo sentito, tutti, la sofferenza dei parenti delle vittime di Parigi e ci siamo stretti intorno alla famiglia Solesin».
«Il terrorismo fondamentalista cerca di portare la sua violenza nelle città d’Europa, dopo aver insanguinato le terre medio-orientali e quelle africane. Realizzare condizioni di pace e stabilità per i popoli di quei Paesi è la prima risposta necessaria, anche per difendere l’Europa e noi stessi».

Immigrazione «Quegli immigrati che commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono. Quelli che sono pericolosi vanno espulsi». «Le comunità straniere sono chiamate a collaborare con le istituzioni contro predicatori di odio e chi pratica violenza».
«Serve accoglienza, serve anche rigore. Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese. Deve essere aiutato ad apprendere la nostra lingua, che è un veicolo decisivo di integrazione». 
«Il fenomeno migratorio nasce da cause mondiali e durerà a lungo. Non ci si può illudere di rimuoverlo, ma si può governare. E si deve governare. Può farlo con maggiore efficacia l’Unione Europea e la stiamo sollecitando con insistenza». «Occorrono regole comuni per distinguere chi fugge da guerre o persecuzioni e ha, quindi, diritto all’asilo, e altri migranti che vanno invece rimpatriati, sempre assicurando loro un trattamento dignitoso», ha continuato. «L’Italia ha conosciuto bene, nei due secoli passati, la sofferenza e la fatica di chi lascia casa e affetti e va, da emigrante, in terre lontane. Il nostro è diventato, da alcuni anni, un Paese di immigrazione».

«Vi è, poi, l’illegalità di chi corrompe e di chi si fa corrompere. Di chi ruba, di chi inquina, di chi sfrutta». E «la quasi totalità dei nostri concittadini crede nell’onestà. Pretende correttezza», ha sottolineato il presidente spiegando che oggi «i più giovani esprimono il loro rifiuto per comportamenti contrari alla legge». «Rispettare le regole vuol dire attuare la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e valori».

 «In questi giorni avvertiamo allarme per l’inquinamento. Il problema dell’ambiente, che a molti e a lungo è apparso soltanto teorico, oggi si rivela concreto e centrale», ha osservato afferma il presidente della Repubblica, augurandosi che si «affronti» il tema «con un comune impegno da parte di tutti». «L’impegno delle istituzioni, nazionali e locali, deve essere sempre maggiore. Un esempio: si può chiedere ai cittadini di limitare l’uso delle auto private, ma, naturalmente, il trasporto pubblico deve essere efficiente. E purtroppo non dovunque è così».
«Il compito di difendere l’ambiente ricade in parte su ciascuno di noi. Molto della qualità della nostra vita dipende dalla raccolta differenziata dei rifiuti e dal rispetto dei beni comuni. Non dobbiamo rassegnarci alla società dello spreco e del consumo distruttivo di cibo, acqua, energia».

L’omaggio a quattro donne Le «esperienze positive» dell’Italia «sono ben rappresentate da alcune figure emblematiche. Ne cito soltanto tre: Fabiola Gianotti, che domani assumerà la direzione del Cern di Ginevra, Samantha Cristoforetti, che abbiamo seguito con affetto nello spazio, Nicole Orlando, l’atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d’oro. Nominando loro rivolgo un pensiero di riconoscenza a tutte le donne italiane». Infine Mattarella nel suo discorso ha citato Valeria Solesin, scomparsa nell’attacco terroristico al Bataclan di Parigi.

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