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Moli romani sotto il pilone ostiense del nuovo ponte della Scafa

L'associazione Severiana: "Si amplificano le incertezze sulla effettiva realizzabilità dell'opera"

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Il Faro on line – “Proprio dove dovrebbe sorgere il pilone ostiense del famigerato nuovo Ponte della Scafa, scosso da vicende giudiziarie e ricorsi amministrativi, sono emersi nuovi resti dell’antico molo di eta’ romana. In questo modo resta confermato l’andamento dell’antica linea di costa che vedeva l’ingresso delle navi romane presso la foce del Tevere, a quel tempo posizionata all’altezza dell’attuale Tor Boacciana, il presunto faro del porto fluviale di Ostia” – lo dichiara l’associazione culturale Severiana.

“I lavori di indagine archeologica -prosegue la nota – commissionati dal Comune di Roma, che vedono come responsabile del procedimento l’Ing. Roberto Botta del Dip.to Simu e come archeologo responsabile la Dott.ssa Alessandra Ghelli, sono iniziati il 25 novembre 2015 e si sono conclusi pochi giorni fa. Ancora sono visibili nel terreno i fori dei carotaggi, scesi a 15 metri di profondità. Da scavi compiuti in due zone, una dentro un’area espropriata, l’altra a ridosso della torre, sono comparse strutture romane che lasciano intendere l’esistenza di moli analoghi a quelli massicci e imponenti ritrovati sul lato opposto di via Tancredi Chiaraluce”.

“I soldi pubblici sono quelli provenienti dalla Delibera C.d.A. n.272 del 15 ottobre 2012 (fondo n.1238) della Soprintendenza Archeologica del Comune di Roma, destinati anche ai lavori di scavo, recupero e restauro delle imbarcazioni lignee ritrovate durante i saggi di scavo sull’Isola Sacra. Oggi tale cantiere (a destra, superato l’attuale Ponte della Scafa) è abbandonato, chiuso il 20 novembre 2015 dopo 8 mesi di attività. Anche di questi lavori non si sa nulla ma sembra che i legni delle navi romane siano stati tagliati e portati all’interno dell’area degli Scavi di Ostia, compromettendo così una futura e fedele ricostruzione delle stesse navi romane”.

“Si amplificano dunque le incertezze sull’effettiva realizzabilità del Nuovo Ponte della Scafa, dubbi recentemente sollevati anche dal Comune di Fiumicino, nella persona dell’Assessore ai Ll.Pp. Angelo Caroccia, più orientato all’ampliamento dell’esistente ponte e al raddoppio di via della Scafa con realizzazione di opportune rotatorie. Ora si tratta di capire cosa intenderà fare la Soprintendenza Archeologica perchè oltre ad aver speso fino ad oggi oltre 2 milioni di euro per tali sondaggi, ha dichiarato in data 8 settembre 2015 che serviranno altri 6 mesi per completarli ed emettere il proprio parere. Quando si capirà che tale opera, un progetto finanziato per un totale di 39 milioni di euro, non solo è inutile ma devasterà l’ambiente e i reperti archeologici dell’area?” 

“Non bastasse, è di pochi giorni fa la notizia che l’Ing. Roberto Botta risulta indagato per «concorso in turbativa d’asta» all’interno dell’inchiesta sulle mazzette per i lavori stradali a Roma. Il funzionario, secondo la Procura, avrebbe alterato le gare indette dal Comune per favorire un cartello d’imprenditori. L’elenco degli imprenditori nel mirino dei pubblici ministeri comprende anche Luca e Attilio Maria Navarra, presidente e consigliere del Consorzio Stabile Sinercos, accusati di aver fatto pressioni per ottenere proprio l’appalto del nuovo Ponte della Scafa. La Sinercos è stata recentemente riammessa come vincitrice con una discutibile sentenza del Consiglio di Stato”.

“Sarà informata a questo punto l’Anac (l’Autorità Nazionale Anti Corruzione) per verificare se, in un territorio commissariato per mafia come Ostia, questi appalti (pur gestiti da Roma) hanno seguito la regolare procedura in quanto andrebbe acquisita «l’informazione antimafia precedentemente alla stipulazione, all’approvazione o all’autorizzazione di qualsiasi contratto o subcontratto» con la pubblica amministrazione” – conclude la nota.

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