Seguici su

Cerca nel sito

Emergenza abitativa, mamma e figlio a un passo dalla disperazione. E non sono i soli

Con la crisi economica i probelmi sono aumentati. Manca un censimento dei 700 alloggi popolari, e così l'emergenza sociale diventa un far west

Più informazioni su

Il Faro on line – Prima in graduatoria da due anni per l’assegnazione di un alloggio popolare, in totale emergenza abitativa e senza un reddito fisso, un bambino piccolo da accudire e attualmente ospitata in un co-housing. E’ l’identikit di Emanuela Isopo, uno dei tanti, troppi casi di indigenza e difficoltà economiche che questo territorio sta vivendo.

La sua è una situazione complicata, con difficilissimi rapporti con il resto della famiglia e un contenzioso aperto anche con il Comune di Fiumicino, culminato con una serie di denunce incrociate tra le parti. Eppure bisogna andare oltre, risolvere, curare, aiutare. Non solo perché è l’anno del Giubileo della Misericordia, ma perché chi è in indigenza va sostenuto “a prescindere”, specie si ci sono di mezzo dei minori, come in questo caso. Con un’aggravante: l’assistenza psicologica al figlio è interrotta ormai da novembre.

Quello di Emanuela è solo un caso, ma è un simbolo. Fiumicino, purtroppo, è piena di problemi come questo. Tutti ricorderanno la battaglia per i senzatetto che stavano e che stazionano tuttora vicino al cimitero, o la presenza di container abitativi in diverse parti del territorio, come Maccarese.
C’è bisogno di trovare un approccio nuovo a un problema vecchio che, vista la crisi generale, sta sempre più prendendo piede.

Va rimesso al centro dell’agire la persona, e data una sistemata burocratica all’intero settore. Il che non riguarda solo il Comune di Fiumicino, ma l’Ater nelle sue declinazioni provinciali, e la Regione.

Indubbiamente urge un piano casa che includa tutte le politiche abitative  a disposizione sul territorio, in quanto l’ultimo è “datato” e peraltro incompleto. E’ intuitivo il fatto che non si possono risolvere i problemi se non si ha coscienza delle risorse disponibili. Dunque prioritario è un nuovo censimento dei 700 alloggi popolari;  fatto questo, si potrà controllare chi effettivamente ha ancora diritto a stare in certi posti e chi no, facendo sì che l’amministrazione risponda all’emergenza abitativa con soluzioni concrete, come quello del diritto alla casa.

Eliminare i favoritismi, se mai negli anni fossero stati fatti, e ripristinare le regole; come quella delle assegnazioni da emergenza abitativa e da graduatoria, rispettando i criteri di legge dove solo il 25% delle assegnazioni può derivare dall’emergenza. O la metratura di assegnazione, relativa alla tipologia di famiglia, che la  legge regionale stabilisce già con criteri di misura. E poi bisognerebbe istituire un “ufficio casa” all’interno del Comune, vista la particolare emergenza esistente e, purtroppo, prevedibile per il futuro.

In città non esistono associazioni di sindacati in difesa degli inquilini o sportelli dedicati al problema abitativo. L’unica esperienza in questo senso è su facebook, con il profilo Fiumicino Diritto Alla Casa, che sta evidenziando quotidianamente le problematiche esistenti, cercando di farsi portavoce per tutte quelle famiglie in difficoltà e mettendole in comunicazione con enti e organizzazioni non territoriali che sostengono questo comitato, come Assotutela – con l’assistenza legale dell’avv. Petrongolo – e Unione inquilini.

Per onestà intellettuale, va anche sottolineato come, da parte di chi chiede assistenza, debba esserci un minimo di adattabilità, di tolleranza rispetto alle soluzioni che vengono; non sempre c’è la possibilità di avere l’appartamento che si spera, ma questo vale anche per i normali cittadini che faticosamente devono pagare un affitto e devono “ripiegare”, a spese proprie, su unità abitative non eccellenti o non del tutto ottimali.
Tutto questo, ovviamente, senza però intaccare la dignità della persona e la tutela minima nei confronti dei minori. Tornando a Emanuela, il count-down è iniziato.

Tra venti giorni sarà in mezzo a una strada, col suo bambino, se non si troverà una soluzione. Per ora è ospitata in co-housing nell’ambito del progetto “rete rosa” – dove da due anni ha a disposizione una stanza matrimoniale – finanziato dal comune di Fiumicino. Sarebbe inaccettabile che finisse con il suo piccolo ai margini di qualche canale di bonifica.

Angelo Perfetti

Più informazioni su