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Lavinio No-Biogas: “E’ ora che il Comune si esprima sulla centrale di Padiglioni”

Il Comitato: "I contributi che gravano sulla bolletta dei cittadini servono solo ad arricchire gli speculatori"

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Il Faro on line – “Abbiamo seguito con molta attenzione la seduta del Consiglio Comunale del 28 dicembre con la speranza di assistere all’approvazione di un’opposizione condivisa contro la realizzazione della centrale Biogas di Padiglione. Una mozione bi-partisan annunciata con qualche enfasi da parte del Consigliere Bernardone e della Consigliera Salsedo, durante la recente seduta della Commissione Ambiente che si è espressa all’unanimità contro la costruzione della centrale.
Le nostre aspettative sono rimaste deluse perché nessuna mozione è stata presentata e quindi dibattuta” – lo dichiara in un comunicato il comitato Lavinio No-Biogas.

“Dopo oltre tre mesi dalla consegna del progetto al Comune di Anzio – prosegue la nota – nessun parere formale è stato ancora fatto pervenire all’autorità regionale e provinciale a cui la legge vigente delega di fatto la facoltà di decidere. E’ come dire che qualcuno invade il tuo salotto per costruirvi una fabbrica di miasmi e di degrado e tu, dopo tre mesi, non hai ancora deciso che posizione devi assumere nei confronti dell’invasore.
La banalizzazione serve a rendere l’idea ma il modo con cui la politica locale, tutta la politica locale, sta reagendo nei confronti di un’ eventualità così drammatica è decisamente deludente e denota, nel migliore dei casi, una connivenza con la logica del menefrego”.  

“Questi progetti, erroneamente definiti del tipo ‘a fonti rinnovabili’ – conclude il Comitato – sono solo lo strumento di una speculazione che, improvvisati imprenditori con un capitale sociale ridicolo, riescono a concretizzare spesso in spregio alle logiche ed alle tradizioni di un territorio. Nati per riciclare e valorizzare rifiuti organici e di processo di aziende agricole, le centrali biogas stanno diventando una vera e propria malattia del Bel Paese producendo vantaggi esclusivamente per gli speculatori che percepiscono contributi dallo Stato per un periodo di 15 anni; contributi che i cittadini, anche quelli danneggiati dalla presenza delle centrali, pagano attraverso il 7% che grava sulla loro bolletta elettrica, dove si parla di contributi per le energie da fonti rinnovabili anche se le uniche fonti rinnovabili sono il sole, il vento e le maree”.

“Tanto per dare un senso al  termine speculazione, si stima che un impianto da meno di un Megawatt (che può produrre energia per circa 800-900 famiglie) costa circa 4 milioni di Euro e che i contributi che vengono erogati dallo Stato per tale impianto ammontano a circa 1 milione ogni anno: vale a dire ammortizzare i costi di realizzazione in 4 anni e poi ricevere 11 milioni di Euro nel corso dei successivi 11 anni.  
L’amplia letteratura statistica racconta che, senza il contributo statale quel tipo di impianto, che rappresenta la tipologia più diffusa in quanto soggetta ad un iter procedurale facilitato, non sarebbe più remunerativo. Si desume che allo scadere del 15 anno un mucchio di ferraglie arrugginite verrà lasciato ad imperitura memoria della stupidità di amministratori incoscienti”.

“Lo stabilimento, previsto a Lavinio, è molto più complesso e prevede anche la realizzazione di un impianto per la separazione di frazioni da indifferenziata ed il suo prezzo dovrebbe ammontare intorno ai 28 milioni di Euro (in attesa di visionare il progetto questo importo mi viene fornito verbalmente dall’Assessore all’Ambiente in occasione di un incontro sull’argomento).
Quindi si tratta di soldi, tanti soldi e, considerando che la Società che dovrebbe realizzarlo si è costituita l’altro ieri, che è una srl e che ha un capitale sociale di 2000 Euro, nasce spontanea la domanda: chi finanzia la sua realizzazione? Che grado di affidabilità ha tale impresa? Che esperienza? La gestione di questo tipo di impianti produce, oltre ai gravissimi danni di immagine per il territorio, tanto da  far crollare i prezzi degli immobili a distanza di chilometri, anche documentati danni all’ambiente ed alle persone e tali danni sono anche legati alla qualità delle strutture e delle lavorazioni”.

“Sono dunque molto giustificati i dubbi di coloro che dovrebbero pagare il prezzo di un facile arricchimento di altri. Davanti a rischi di questo genere, davanti ad un ipotesi di grave danno per il territorio e per la gente che abita nelle zone limitrofe, il Comune di Anzio non ha ancora trovato il tempo per esprimere una posizione drastica contro il proposto “puzzificio” di Padiglioni.
Il Gruppo Lavinio No-Biogas ha offerto collaborazione all’istituzione comunale e mantiene contatti, che si spera siano costruttivi, con l’Assessorato all’Ambiente; ma sarà solo in base ai fatti e solo ai fatti che definirà la propria strategia.
E’ in ballo la salute della gente e sono in ballo i suoi interessi per cui verranno stimolati contatti con tutti gli attori politici di Anzio al fine di mettere ognuno di essi di fronte alle proprie responsabilità”.

“Se coloro che hanno annunciato un Ordine del Giorno bi-partisan ritengono di non procedere in tal senso, verranno certamente trovati rappresentanti dei cittadini di Anzio “informati dei fatti” che vorranno proporre in Consiglio Comunale un quesito aggregante. Noi ci limiteremo a registrare i nomi di coloro che voteranno contro tale mozione per raccomandare ai cittadini di evitare di votare in futuro coloro che sono d’accordo ad  inquinare un territorio e la gente che vi vive.
Poi analizzeremo il progetto con molta attenzione, verificheremo le fonti di finanziamento e la compatibilità di color che vorrebbero realizzarlo.
Sarà battaglia dura e vorremmo che alla nostra testa vi fossero coloro che abbiamo eletto a rappresentarci” – conclude la nota.

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