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Karate Fiamme Gialle Day, intervista a Salvatore Loria

Dalle vittorie ottenute, all'affetto per gli amici e la famiglia. L'esempio dei suoi tecnici e la fascia di capitano

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Il Faro on line – Sono due, i momenti in cui Savio, si commuove. E sul nuovo tatami, del Centro Sportivo della Guardia di Finanza, inaugurato in occasione del Karate Fiamme Gialle Day, dello scorso 9 gennaio, i lettori de Il Faro on line, lo scoprono così. Sensibile e pieno di passione, per le cose più importanti, della sua vita. Le Fiamme Gialle e suo figlio. La sua famiglia, dunque.

E’ un papà molto impegnato, oggi, Salvatore Loria. Non solo, allenatore di successo, della Nazionale Senior, di Karate, Fijlkam, ma anche tecnico attento, del suo Cus Torino, con cui, sempre, in giro per i palazzetti sportivi, di tutto il mondo, non manca mai, di accompagnare i suoi allievi, nelle gare più prestigiose del circuito Wkf. Tutti sul tatami, i suoi valori. Tutta sul tappeto, una intera vita spesa, indossando un karategi. Ed è stato lui, nella storia delle Fiamme Gialle, l’atleta più medagliato. Ben 83 in totale, sono stati, i metalli, vinti. In tasca, due titoli mondiali per la World League. Il primo, del 1997 e il secondo invece, per il 2001. Il suo kumite espressivo e rispettoso, mostrato, non solo nella categoria individuale, ma anche per quella a squadre, ha segnato i passi, della storia del karate. Il suo titolo assoluto, vinto, doppio nella Golden League, ancora fa leggenda. E nel 2003 e 2008, nelle edizioni in cui vinse in questa competizione, oggi, denominata Premier League, molti atleti, a lui, hanno guardato. E’ stato 11 volte, campione italiano e per ben, 26 volte, ha cinto il collo, con medaglie d’oro, internazionali, vinte. Inseguendo i valori del Bushido ed il suo talento naturale.

IL KARATE FIAMME GIALLE DAY E LA CARRIERA SUL TATAMI
Savio è entrato alle Fiamme Gialle, il 30 settembre 1993 e da quel momento, la squadra dei karateka, più titolata al mondo, ha potuto usufruire del suo kumite e del suo, mai immancabile impegno. Ed è con, quel pizzico di commozione, che lui, insieme agli 80 campioni del karate, ha partecipato, alla giornata commemorativa, dei 40 anni, di questo gruppo: “Questa giornata, era già in programma da diversi giorni – confessa, dopo la dimostrazione collettiva, in sala tatami, continuando – l’altro giorno .. ripensavo .. – riflette – adesso rivedo, Muffato, Regazzo. I miei vecchi compagni. I miei idoli – e prosegue, sottolineando – una notte non ho dormito, per pensarci”. E lo dice, Savio, in modo pacato. Quasi, come fosse, una confessione, da portare al mondo: “Queste, sono state le persone che – sottolinea con convinzione – hanno formato, la mia vita. Mi hanno dato – continua – oltre alla famiglia, qualcosa di importante”.

E si emoziona, il pluricampione mondiale gialloverde. Oggi, in congedo dal Gruppo Sportivo e con una splendida carriera di allenatore, di fronte a sé, con la divisa azzurra. Un colore al quale, Loria ha dato tanto. Se stesso. In tutta la sua carriera. Da campione: “Nel 1997, ho vinto i World Games, gli Europei e i Campionati Italiani”. Un anno assolutamente, da incorniciare, per lui. Ma anche, quelli successivi, hanno segnato, la sua carriera ed anche la sua personalità: “Nel 98, mi sono riconfermato. Ho vinto quattro medaglie. Due argenti e due ori, agli Europei. Ho battuto anche – ricorda con nostalgia, Savio – il campione di allora, più forte. Era l’uomo gara. Forse imbattibile quel giorno”. Lo fece, insieme ai suoi compagni di squadra azzurra. Molti, targati Fiamme Gialle. E contro i francesi, a Parigi. Si trova, poi a descrivere, quel particolare stato d’animo, che spesso, si incontra nei discorsi degli atleti, quando raccontano, una vittoria: “Ero entrato in una mia dimensione, personale”.

La competizione, alla quale fa riferimento, sono ancora gli Europei. Quelli di Belgrado. Quando salì da solo, sul primo gradino del podio, per la categoria open. L’ennesimo oro, per Savio, da custodire in bacheca. Come quello, vinto nell’edizione 2001, dei World Games. E ottenuto, non facilmente: “Dopo un brutto infortunio al crociato del ginocchio – dice – sono tornato sul podio. E’ stato un momento importante, di crescita”.

I COMPAGNI DI SQUADRA, DELLE FIAMME GIALLE
Crescita. Torna, questa parola, nei suoi discorsi. E si commuove profondamente, il capitano delle Fiamme Gialle, ripensando, a quegli episodi e a quegli amici, di divisa, che lo hanno accompagnato, per quasi 30 di carriera: “Devo dire, veramente grazie, a tutte queste persone – dice, continuando – con molti ho anche avuto dei disguidi, ma – sottolinea – è anche quella poi, la vera amicizia”. Ha lasciato dentro, qualcosa. Ognuno di loro e lui lo sente, mentre ne parla: “Li seguivo da ragazzino e mi facevano sognare. Regazzo, Muffato, D’Agostino ed anche Gennaro Talarico, mio cugino”.

Quei colori gialloverdi da sempre hanno accompagnato la sua crescita e alimentato i suoi sogni: “Avevo quindi, le Fiamme Gialle, in casa”. Quando, quel desiderio si è poi avverato, Loria ha toccato con mano, ciò che immaginava, nei suoi sogni e lo ha fatto, con i compagni di squadra, che poi, ha avuto: “Mi hanno dato, veramente tantissimo. Amici, come Ferrarini, Benetello, Oggianu, Frisi e Artini. Tutti quanti”. Vuole sottolineare l’allenatore azzurro, mentre con lo sguardo va a cercare ancora, quelle immagini, passate: “Sono trascorsi, 22 anni, veloci. Difficili da ricreare. Forse – dichiara con convinzione – quello che sto facendo con il Cus, è un modello che ho vissuto qui. E solo mio. Voglio tramandarlo”. L’emozione, che Savio sente, mentre descrive, gli anni vissuti con il karategi delle Fiamme Gialle addosso, anni di allenamenti, trasferte, gare, gioie, delusioni, pugni alzati in aria, in segno di vittoria, come tante pacche sulle spalle, per le sconfitte, le rivive oggi, insieme ai suoi atleti.

CULASSO, LANZILAO E ANTONINI : I TECNICI CHE LO HANNO FATTO CRESCERE
Spende parole di elogio e di ringraziamento, il capitano gialloverde e della Nazionale, per tanti anni. Lo fa nei confronti di qualcuno, che sin dal suo arruolamento da 18enne, lo ha preso per mano, sul tatami e nella vita: “Sono stati, loro le figure di riferimento, per la mia crescita. Ognuno con il suo compito specifico, in squadra – spiega Loria, continuando – Lanzilao e Antonini erano i miei allenatori, mentre Culasso, era il coordinatore tecnico. Dall’alto del suo ruolo – prosegue a spiegare, Savio – organizzava le sue riunioni, ad ogni fine allenamento ed io ero lì, che ascoltavo le sue direttive”.

Erano importanti le indicazioni di Culasso, per un giovane atleta, che poi sarebbe diventato, il campione più vincente delle Fiamme Gialle e lui ricorda, soprattutto, la grande capacità di Culasso, di coordinare, il gruppo: “Ha gestito bene le persone, anche con grande flessibilità – dichiara, sottolineando – ponendo sempre i nostri interessi, in primo piano”. Ne è convinto, Salvatore Loria, che ad un certo punto del cammino, si è sentito chiamato, da Claudio Culasso, a ricoprire, un ruolo prestigioso e delicato, quello di capitano: “Ancora mi chiamano, in questo modo – dice, sorridendo – mi fa sicuramente piacere e – spiegando cosa Culasso, ha colto in lui stesso, prosegue – ha visto in me, lealtà ed affidabilità. Devo dire a lui, un grande grazie”.

E l’elogio, di Savio giunge anche, per il Karate Fiamme Gialle Day: “Ha saputo riunire e far rincontrare, con umiltà e passione – sottolinea, Loria – persone, che negli anni, avevano anche avuto, dei momenti di contrasto”. E’ normale, nella vita di una squadra. E lo è anche, nel lavoro. Le grandi imprese sportive, si costruiscono anche così: “Ha saputo creare una grande magia, con la sua voglia e capacità di far rivivere, la storia del karate Fiamme Gialle”.

ESSERE ALLENATORE DI KARATE
Ed ecco, allora, che Savio, seguendo anche l’esempio, dei suoi maestri e tecnici, lui stesso ha voluto esserlo. Allenatore di IV Livello Europeo e fresco, tecnico con la qualifica Wkf, prende questa sua esperienza di atleta, dal passato e la porta in eredità, ai campioni che, lui vuole, crescano, con i suoi stessi valori: “L’allenatore è un formatore tecnico – confessa, proseguendo – tuttavia, io lo vedo come una guida, all’interno di un percorso sportivo”. Ne ha avuti tanti di tecnici, Salvatore Loria e, tutti, insieme al discorso tecnico, come lui racconta, hanno lasciato, nel suo cuore e nella sua mente di samurai, dei messaggi importanti: “Lo hanno fatto, sotto il profilo, psicologico, mentale e formativo”.

Ne prende spunto, allora, per essere lui stesso, un buon formatore: “Non è un mestiere facile”. Dichiara, proseguendo: “L’allenatore è una persona che forma, si, tecnicamente un atleta – insiste, continuando a spiegare, la sua idea – ma anche una figura, che cerca di guidarlo, nella formazione. La gara è un obiettivo importante – prosegue a spiegare – ma dietro di essa, c’è un percorso di crescita, importante”. Nelle arti marziali, è familiare incontrare concetti simili e quel percorso, di cui parla Savio, si riflette molto nella vita di tutti i giorni, di un campione e si chiama, Bushido: “Arrivare al successo, vuol dire, sempre affrontare, i propri limiti, anche fisici. Insieme ai timori e alle tensioni”. E conclude: “Devi prendere coscienza di te stesso e andare avanti. Quando alleni un atleta, non hai a che fare, con te stesso. Sei la guida di qualcuno”. Una grande responsabilità, dunque.

Un tessuto umano da plasmare e da formare. Prima di tutto, come persona e poi come atleta. E lui lo fa o cerca di farlo, con molta umiltà e impegno. Come quando, da giovanissimo, è salito sul tatami, per inseguire la sua passione. Ne rivede, di tanti, di Savio, da ragazzino. Lo fa, nei giovani allievi, che lui allena, sia in Nazionale che al Cus Torino Karate: “I giovani sono un po’ diversi dai senior – racconta – a livello di personalità, esistono delle differenze e tutto parte, da un periodo di formazione”. Un patrimonio umano, sicuramente da dover gestire con cura. La possibilità che ha Savio, è quella di dedicarsi, non solo, quindi, ai giovani atleti, ma anche, a quelli più grandi. Quelli che già, sul tatami, hanno imposto se stessi e chiedono tuttavia, di essere ancora seguiti: “Ti chiedono di superare dei limiti e di arrivare, agli obiettivi. Più che caratteriali, le limitazioni sono mentali e tu puoi dare un aiuto”.

E l’atleta può crescere. Come lui stesso precisa. E quando lo fa, i risultati arrivano: “Io mi emoziono, quando vedo un atleta che si entusiasma”. Si moltiplicano allora, questi momenti di gioia e il pluricampione mondiale di kumite, li condivide, con i suoi campioni: “Ho avuto diversi atleti, che hanno dato vita, ad un loro obiettivo – spiega, continuando – vedere questi ragazzi – sottolinea – che hanno gli occhi pieni di gioia, perché sono riusciti, ad ottenere qualcosa, è molto significativo. Ti guardano e ti abbracciano”. E’ impagabile, quindi, il lavoro di un tecnico, quando, il frutto del suo accurato accompagnamento, nella crescita, di un atleta, è rappresentato, da episodi, memorabili: “Al di là, del successo medaglia, tocchi dei lati della loro personalità, in quel momento, sensibili e tu, glielo riveli e loro se ne rendono conto”.

Ed il primo gradino del podio, non si sale allora, solamente sul lato agonistico, ma anche sul lato umano: “C’è qualcosa di più importante, che insegnare a tirare, calci e pugni”. C’è stata dunque, una particolare emozione, che Savio ha vissuto ultimamente e lo ha fatto, insieme ai suoi allievi, del Cus Torino Karate: “L’ho provata, insieme al mio club – dichiara, continuando – abbiamo vinto i Campionati Italiani a squadre, con le ragazze – spiega, proseguendo – è stata più, che una vittoria individuale. E’ stato proprio, un vincere insieme”. Si rappresenta, molto nel gruppo, Savio Loria e l’energia, che i ragazzi mettono in gara, è l’espressione, dei suoi insegnamenti: “E’ stata una vittoria, che mi rappresenta”.

I SUOI GRANDI ATLETI, DELLA NAZIONALE
Tuttavia, le grandi soddisfazioni non sono mancate, neanche con la categoria senior, della plurimedagliata, Nazionale italiana. Tutti nomi importanti. Leggende, da ammirare sul tatami: “Persone, come Stefano Maniscalco, Luigi Busà, Nello Maestri, Sara Cardin e Laura Pasqua, ad esempio, ti rendono tutto facile – precisa, Savio, proseguendo – con loro, hai a che fare, con atleti, già forti ed ognuno, ha la propria personalità. Deve essere seguito, in un certo modo”. Un allenatore, allora, deve imparare a percepire le loro sensazioni e capire, come agire. Ma a volte, le parole non servono: “Quando atleti del genere, stanno nella loro dimensione – riflette, Loria – basta che stai lì. Basta che sentono la tua presenza e uno sguardo, può bastare”.

I VALORI DEL KARATE
La sua arte marziale, lo ha formato e fatto crescere. Ha imparato a gestire se stesso e ad affrontare, il suo avversario, sul tappeto, come vuole la Carta Olimpica. Sono questi i valori del karate, che ha imparato a conoscere e lui, li descrive, in questo modo: “Il rispetto per se stessi e per le persone – esordisce, in modo deciso e continua – ritengo, che si trovino anche negli altri sport. Il fairplay, il rispetto per l’avversario, l’amicizia che si crea, in una palestra, sono punti cruciali”. Svela, ai lettori de Il Faro on line, anche i segreti tecnici del karate, che si riflettono nell’arte di questa disciplina: “Importante, è anche il controllo. Saperlo gestire, come farlo con le proprie energie, per poter portare, la tecnica, alla massima velocità, è fondamentale”.

E’ una strada inseguita, per il grande Savio Loria, che in carriera, ha saputo mettere in pratica, questi valori, che lo hanno aiutato, a cambiare, negli anni: “Non ho mai pensato ad una vittoria, senza aver prima, superato un limite interiore – dice – ero chiuso, introverso. Un 18enne timido. Ho capito tante cose – prosegue a raccontare – e dico grazie, a tutti i miei compagni”. E loro forse, neanche lo sanno e Savio, lo vuole confessare, ai lettori de Il Faro on line, dedicando queste sue parole, ai suoi amici, di una vita, ormai fratelli: “Da Fulvio Sole, ho imparato la sua voglia di trasmettere e di essere estroverso e determinato. Da Davide Benetello – prosegue a precisare, Loria – ho imparato, il suo prendere alla leggera, le cose, con Stefano Maniscalco, mi sono ritrovato, anche, con il suo spirito guerriero.

Ognuno, nel suo – continua a raccontare, con un filo di emozione, molto particolare – mi ha dato qualcosa”. Ha dunque, colto, in ognuno dei suoi compagni di karategi, piccole magie caratteriali, che poi, alla fine, hanno contribuito a formare, il suo carattere: “Questo, per me, è stato, un percorso importante, di gruppo ed il mio obiettivo, sul tappeto, è stato sempre quello, di esprimere me stesso, al meglio”. E’ vitale, questo atteggiamento, per un atleta che, con il tempo e con un buon lavoro, su se stesso, diventa, il campione che, ha sempre sognato, di diventare: “Ne ho parlato con Marco Lanzilao – racconta Savio, citando uno, dei suoi compagni di squadra e allenatore delle Fiamme Gialle, per tanti anni, insieme a Claudio Culasso – volevo trasmettere, la mia energia e la mia solarità. Quando combattevo – sottolinea – esprimevo, fairplay, determinazione e concentrazione. Nonché, il rispetto dell’avversario – ci tiene ad aggiungere, concludendo – vincendo o perdendo”.

SAVIO E SUO FIGLIO, STEFANO
E’ lì, che la sua commozione torna. Ed il suo grande affetto, di papà, persona stimata nell’ambiente e campione grande, di karate, condisce, le sue parole, bagnandole di delicata, commozione. Ma papà Savio, che cosa ha raccontato, delle sue tante leggendarie, avventure, sul tatami, al suo piccolo, Stefano ? Lui risponde, così: “Faccio fatica a raccontare di me – dice, continuando – non fa parte del mio modo di essere – sottolinea – vorrei, che magari, venisse a scoprirlo da solo – prosegue a spiegare, il samurai, papà, con il karategi – lui mi vede in palestra, negli stage e sa che sono, tecnico e maestro – aggiunge – vorrei, che un giorno, lo vedesse”. E augura, a suo figlio Stefano, di potersi esprimere, al meglio, come lui stesso ha fatto sul tatami, non praticando necessariamente, le arti marziali: “Adesso, fa un po’ di ginnastica artistica e basket. Vorrei che facesse qualcosa, che lo faccia esprimere. Io ho avuto la fortuna di farlo – e conclude – questo, è l’augurio che faccio, a mio figlio, Stefano”.

Alessandra Giorgi

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