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Un “No” bipartisan della politica al biogas

Il Comitato di Lavinio: "Dopo un incontro con i cittadini prende forma la posizione dei partiti ad Anzio"

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Il Faro on line – “Il problema ha inizio con l’arrivo al Comune di Anzio di un progetto presentato dalla ditta Green Future per la realizzazione, il località Padiglione, di un impianto per la separazione dei rifiuti da indifferenziato e la produzione di biogas attraverso una centrale di digestione di rifiuti organici. Era il 2 settembre 2015. Per molti giorni il progetto resta immerso tra i faldoni dell’Ufficio Ambiente finchè il 23 settembre, a margine di un incontro fra il Comitato per Lavinio e l’Assessore, per il progetto Clean , fu sollevato il problema della centrale biogas e l’Assessore dichiarò di non essere a conoscenza di un progetto del genere e quindi chiese al suo ufficio di venirne informato. Il progetto era stato inviato per competenza alla Regione Lazio e per doverosa conoscenza al Comune di Anzio che avrebbe dovuto, ragionevolmente, prendere una posizione nella sua inderogabile funzione di “padrone di casa” e rappresentante dei cittadini sui quali la realizzazione di una centrale di questo tipo provocherebbe un serio e non ipotetico disagio” – lo dichiara in una nota il Comitato No-Biogas di Lavinio.

“L’Assessore Placidi invia il progetto alla Commissione Ambiente – spiega il comunicato –  presieduta dal Consigliere Geracitano, che lo prende in esame in data 10 dicembre rimandandolo alla Giunta con un unanime parere negativo. La Commissione ha quindi dato forma ad un dissenso che stava crescendo fra la gente con un netto no al progetto e, per rendere tale parere più politicamente significativo, ha dato incarico ai due Consiglieri Bernardone e Salsedo di stilare una mozione congiunta, maggioranza-opposizione, da discutere ed approvare in Consiglio Comunale. La mozione avrebbe dovuto dare un chiaro mandato al Sindaco ed alla Giunta di opporsi alla realizzazione della centrale di Padiglione. La preoccupazione dei cittadini della zona è diventata rabbia quando i tecnici del Comitato Lavinio No-Biogas, in fase di approfondimento della problematica presso la Regione Lazio, si sono accorti che, in piena atmosfera natalizia (16-12-2015), l’Ente Regionale aveva già emesso la determinazione per un altro impianto per la produzione di biometano, in località Spadellata a circa 200 metri dall’altro, di 50.000 tonnellate di organico l’anno e cioè maggiore di quello previsto a Padiglione che è di 35.000”.

“Il cumulo dei due impianti porta ad un carico di 85.000 tonnellate di organico da trattare equivalenti, a regime, a circa 15 volte l’organico prodotto ad Anzio. Si desume quindi che il Comune di Anzio diventerebbe la pattumiera della Capitale. L’apparente ritrosia da parte dei Consiglieri incaricati della mozione a presentare il documento in Consiglio è stata forzata anche dall’azione del Comitato Lavinio No-Biogas e dalla stampa locale che si domandava che fine avesse fatto la mozione promessa. La risposta è arrivata durante l’incontro che ha avuto luogo il 20 gennaio, in una saletta di Villa Sarsina, quando i consiglieri Bernardone, Salsedo, Campa e Tontini C. si sono confrontati con un gruppo di cittadini, nella quasi totalità aderenti al Comitato Lavinio No-Biogas, per chiarire i fatti e per condividere il contenuto di una mozione. In data 24 gennaio il documento, limato e concordato, è pronto per essere protocollato. La mozione appare chiara nei sui intenti e nel messaggio che vuole lanciare agli interlocutori ed ai cittadini: le centrali per la produzione di biogas non sono compatibili con questo territorio e le ragioni solo molteplici e corrette non solo politicamente ma anche tecnicamente”.

“Stralciando dalla versione “in itinere” della mozione ‘La costruzione di un impianto di tale natura è palesemente incompatibile con la vocazione turistica del territorio e sarebbe gravemente lesiva dell’intera economia cittadina incentrata sul turismo balneare e quindi fortemente dipendente dalla qualità dell’aria, del mare e dell’ambiente in genere. La sola associazione ad Anzio di un mega impianto di questo tipo induce un sicuro danno alle prevalenti attività produttive cittadine quali alberghi, stabilimenti balneari, ristoranti, pesca nonché un deprezzamento certo dei valori immobiliari come avvenuto in casi analoghi’. Certamente queste ragioni possono essere accampate da molte altre località in cui centrali di questo tipo sono previste o realizzate ma la mozione affronta anche il grave aspetto normativo che permette di fatto di autorizzare impianti fortemente impattanti come se fossero normali intraprese industriali con una scarsa interazione con il territorio”.

“Nel merito la mozione riporta che ” rappresenta un dato di estrema preoccupazione il fatto che la richiesta di insediamento dell’impianto in esame, al pari dei numerosi altri nella Regione Lazio, avviene in un frangente caratterizzato dal vuoto normativo. dovuto dall’assenza di un vigente Piano Regionale dei Rifiuti che fissi in particolare gli ambiti territoriali ed i corrispondenti limiti massimi di capacità per gli impianti nonché le linee guida contenenti le più idonee e stringenti cautele a tutela dell’ambiente e della salute; di fatto l’attuale quadro normativo consente, a fronte del rispetto di norme d’ordine tecnico, l’installazione di impianti di trattamento rifiuti in un qualsiasi sito a destinazione industriale prescindendo da ogni altra considerazione di tipo pianificatorio che tenga debitamente conto delle complesse implicazioni che tali scelte hanno sui territori” – chiarisce il Comitato di Lavinio.

“E’ chiaro il rifermento all’inopportunità riferita alla specificità del territorio e alla prevista partecipazione di Anzio al sub ambito territoriale di compensazione ed integrazione del sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti. La mozione denuncia anche un aspetto pratico basato sui numeri e cioè quello relativo al fatto che la centrale è vantaggiosa economicamente solo se gestita in regime di incentivazione statale “la redditività degli impianti in esame è allo stato derivante dal meccanismo di incentivi statali che ne favoriscono la realizzazione. Non si rinviene alcuna certezza sul futuro di questi impianti alla cessazione degli incentivi e sugli ulteriori rischi che potrebbero derivare in futuro dalle loro possibili dismissioni”.

“La mozione – prosegue il Comitato – nella sua versione non protocollata, conclude invitando il Consiglio a “esprimere la netta contrarietà della città di Anzio alla proliferazione indiscriminata e non pianificata nel proprio territorio di impianti di trattamento di qualsiasi rifiuto per capacità esorbitanti rispetto al reale fabbisogno della città; e di dare mandato “a Sindaco ed alla Giunta di avviare ogni iniziativa d’ordine amministrativo e politico, possibilmente in modo coordinato con altri comuni, per rappresentare nelle sedi istituzionali della Regione Lazio e del Parlamento se necessario, la pressante ed indifferibile necessità di norme di salvaguardia a tutela delle comunità locali in attesa del nuovo ed organico quadro normativo di riferimento dato dal Piano Regionale dei Rifiuti; procedere a tutti gli approfondimenti d’ordine tecnico e giuridico, anche con l’ausilio di esperti qualificati, affinché l’Amministrazione di Anzio rappresenti al meglio gli interessi della città nelle conferenze dei servizi in cui sarà chiamata a partecipare ed esprimersi in ogni altra sede utile; richiedere agli organi sanitari competenti l’elaborazione di uno “studio epidemiologico di corte” esteso quanto meno all’area urbana di interesse e che consenta di comprendere il reale rischio per la salute dei cittadini; stabilire che la Commissione Consiliare Ambiente sia costantemente informata e mobilitata nel merito del problema in argomento”.

“Per essere un compromesso la mozione rappresenta un documento serio ed abbastanza forte. La sua unanime approvazione darebbe forza all’Autorità comunale in conferenza dei Servizi e fiducia ai cittadini mobilitati contro la costruzione delle due centrali. Sarà un onere concreto della Giunta quello di accelerare tutte le azioni di contrasto facendo anche ricorso ad ogni consulenza esterna necessaria sia sul piano tecnico che su quello legale” – conclude il Comitato.

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