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Davide Benetello, la sua carriera alle Fiamme Gialle e quel suo stile del karate

Il suo profondo orgoglio nel portare la divisa gialloverde, insieme alla gratitudine, per il suo maestro Culasso

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Il Faro on line – C’è un luogo speciale, al Centro Sportivo della Guardia di Finanza. E dopo una lunga rampa di scale, in cima all’edificio principale e vicina al cielo, si apre la Sala storica, dove sono custoditi, alcuni dei cimeli più preziosi, che i campioni, nella storia di tutti gli sport, delle Fiamme Gialle, hanno vinto, nella loro carriera. Anche per Davide, è così. E dietro ad uno spesso vetro, circondato da altri trofei, fotografie e ricordi, è appoggiata, la sua foto autografata e quel paio di guantini celesti, ancora intrinseci di sudore e di energia, che stanno lì a testimoniare, per sempre, ancora, quel cuore di un campione, che mai, nel corso degli anni, smetterà di battere e di parlare, neanche dietro i vetri silenziosi, di una teca, così importante.

E’ solo un piccolo frammento, quel suo cimelio personale. E’ solo un piccolo pezzo di un puzzle ampio, emozionante e di spessore, forse anche, pesante, perché no ? Di una carriera straordinaria, rimasta nella storia, del Gruppo Karate Fiamme Gialle. Esulta, in quella foto, Davide e gli occhi brillano. In quell’occasione, nel 2000, aveva acquisito il diritto di partecipare, alla finale, dei Mondiali Wkf di Monaco. E vinse l’argento in quella competizione internazionale ed il titolo di vicecampione. Un’altra medaglia preziosa. Una delle 63, totali, conquistate. Ottenute, nei suoi 16 anni di karate gialloverde ed in Nazionale. Arruolato nel 1990 e seguito costantemente, dal suo maestro ed allenatore Claudio Culasso, è stato il primo atleta italiano e delle Fiamme Gialle, a vincere il titolo mondiale. Quello importante.

Quello dei pesi massimi. E nel 1994, in Malesia, da giovanissimo, cinse il collo, con la medaglia d’oro. Come è anche descritto, nella sua biografia, intitolata “Calci Piazzati, il karate vincente di Davide Benetello”, Edizioni Luglio e scritto a quattro mani, con il giornalista triestino, Daniele Benvenuti, le battaglie, sul tatami, insieme ai metalli conquistati, furono numerose. Tra di essi, spiccano le 3 medaglie d’oro, europee vinte, insieme a quella d’argento ottenuta, ai World Games, del 1997 e quella d’oro, conquistata, ai Giochi del Mediterraneo, di Bari. La carriera di un grande campione, dunque. Di una leggenda, dello sport. Di qualcuno, che oggi, viene visto un esempio ed un modello, da seguire, da tutti i giovani e veterani, del tatami. La sua avventura sportiva, quindi. Sul tappeto. Questo il tema, di questa seconda parte di intervista, che Davide ha rilasciato ad Il Faro on line, in occasione della sua partecipazione, al Karate Fiamme Gialle Day, dello scorso 9 gennaio. E con lui, salendo di nuovo, sul tappeto, si possono scoprire, episodi ed emozioni, mai sopite, di un karateka, cresciuto con la divisa gialloverde addosso e mai tolta, del tutto. Colori, che per sempre, resteranno nel suo cuore. E se deve, descrivere, con una sola parola, questo percorso, da atleta, allora, ne è convinto e la sua risposta, non lascia spazio, ad alcun dubbio: “Strepitosa”.

Qual è stato il momento più significativo, per te, come atleta, alle Fiamme Gialle?
“Non dico il campionato del mondo, o il campionato d’Europa, insieme alle medaglie mondiali – chiarisce subito, Davide, continuando – ci sono stati, forse, due momenti, importanti”. Prosegue, riflettendo. E descrivendo, un particolare episodio, avvenuto in occasione, della Coppa Europa per Club, del 1999, racconta, come tutta la squadra gialloverde, affrontò quel momento:”Siccome era una gara, prestigiosissima, abbiamo deciso di restare, per un periodo più lungo, qui a Roma, prima di partire – dice, sottolineando – volevamo fare gruppo, il più possibile”. Lo fecero e tutti, come lui racconta, espressero, la loro emotività, ai massimi livelli: “Ci siamo veramente, tanto uniti. Siamo andati alla Coppa Europa.

Ce l’hanno sottratta, perché eravamo a Parigi – dichiara ammiccando, sorridendo – contro una squadra parigina, abbiamo perso – riprendendo il concetto, però, con orgoglio, prosegue – siamo stati i vincitori morali, del Campionato d’Europa. Quello è stato un momento, veramente, toccante”. L’altro, di cui parla Benetello, riguarda invece, una gara in casa: “A dicembre 2004, abbiamo partecipato ai Campionati Italiani, perdendo con i Carabinieri in finale. In quell’occasione – dichiara – si diceva, che avevamo sottovalutato la cosa. Non credo, fosse stato così, eravamo solo scarichi. Il valore degli atleti Fiamme Gialle, è indiscutibile. Ai Campionati del Mondo, avevamo i 4/5 delle presenze in Nazionale. Abbiamo avuto la possibilità, poi, di vincere, con loro, due mesi dopo”.

Come hai vissuto, la tua vittoria iridata, ai Mondiali di Malesia, nel 1994?
“Ero un ragazzino – introduce, sorridendo, dolcemente e continua – sapevo che avevo fatto una cosa straordinaria – sottolinea – ma non me ne rendevo conto. Ero un outsider, partecipavo per la prima volta, ai Campionati del Mondo”. Con in tasca, già il titolo di vicecampione europeo in carica e le tantissime medaglie, ottenute, come quella d’oro a squadre, ai Campionati d’Europa, di questa specialità, l’unica nella storia azzurra, della Nazionale Italiana, come lui ci tiene a ricordare, non si rese conto in Malesia, forse, di quell’oro vinto. Storico. E teneramente, lo ricorda: “Ero molto giovane. Ci sono state soddisfazioni, più profonde, successivamente”.

Che cosa ha significato per te, indossare la divisa, delle Fiamme Gialle?
“E’ stato motivo, d’orgoglio. Mi ricordo dello squadrone Fiamme Gialle, quando usciva dal pullman. Arrivando alle gare, tutti ci ammiravano – ricorda, con nostalgia ed emozione, continuando – le Fiamme Gialle sono sempre state, uno stile del karate italiano – sottolinea Davide, chiarendo – sempre educate, composte, rispettose dei regolamenti. Eravamo lo stile da seguire. Tanto che la Nazionale ha preso tutta la storia recente, da esse. Siamo il club più titolato al mondo – sostiene, con orgoglio – quindi, abbiamo fatto la storia”.

Come sei cresciuto, come persona ed atleta, grazie alla tua carriera?

“Vengo dalla provincia. Da un paese, che si chiama, Ronchi dei Legionari, del nord est italiano. Siamo un po’ distanti, da quella che è la realtà romana. Sono cresciuto tantissimo. Ovviamente, ho incominciato ad assaporare quello che stavo facendo, dopo la maturità, dei 28 anni. Ho capito che, quello che avevo fatto, che stavo facendo e quello che stavo per fare, dipendeva tutto da dove ero cresciuto, quindi da qua, dalle Fiamme Gialle”.

Perché ti sei avvicinato al karate?
“Semplice curiosità. Ho avuto un buon maestro, che sapeva coinvolgere e motivare gli atleti ed io, non ho mai mancato una lezione di karate, nei primi 10 anni di pratica. L’ho sempre preso come un impegno”. Continua a raccontare, Davide, aggiungendo:”Lo facevo, perché mi piaceva”.

Quali sono i valori del karate, secondo Davide Benetello?
“I valori del karate – sottolinea, con attenzione – sono la lealtà ed il rispetto. Questi sono aspetti, che i nostri campioni tutti, devono seguire, in tutti gli sport. Non c’è dubbio”.

E quali sono stati, quelli che lui stesso, ha sentito di trasmettere, sul tatami? Lui risponde, in questo modo: “Sicuramente, la serenità di fare le cose con impegno. La lealtà verso le persone che ti danno tanto”.

Quale ruolo ha avuto il maestro Claudio Culasso, nella tua carriera?
“Ha fatto una cosa fantastica, al mio primo giorno di arruolamento – dichiara con dolcezza e gratitudine – mi ha permesso, attraverso un accordo verbale – prosegue a raccontare – di potermi allenare, sia a Roma, che a casa. A periodi”. Sottolinea, il primo campione mondiale gialloverde, continuando: “Questa è stata una cosa, che in quel momento lì, era molto rara – e proseguendo a chiarire, riflette – sono molto affezionato alla famiglia, con essa ho sempre condiviso tutto”. Sostiene: “Ho portato, nel frattempo, alle Fiamme Gialle, una cultura leggermente diversa. Ero già un professionista, già prima di entrare. Claudio mi ha dato fiducia piena ed io l’ho ricambiata”. Conclude, sorridendo.

Cosa significa per te, il 40esimo anniversario, del Karate Fiamme Gialle ?
“E’ una cosa bellissima – anticipa con contentezza, ma prosegue, ammettendo – mi da tuttavia, anche un po’ di tristezza. Claudio si è già congedato ed il gruppo karate adesso, è composto da due sole persone. Noi puntiamo alle Olimpiadi”.

Qual è il tuo pensiero, sulla candidatura di Roma 2024?
“Sarebbe una bella cosa. Fantastica – ammette – anche perché, quando si parla di Italia all’estero, tutti sono innamorati della nostra nazione – continuando, riflette – spero che sia motivo, anche per lo sport italiano, di ringiovanirsi. Costruire nuove strutture e dare la possibilità ai giovani atleti di allenarsi e migliorare. Sono passati troppi anni, dall’ultima Olimpiade. Sarebbe sicuramente uno sprint”.

Foto : Ufficio Stampa Fiamme Gialle – da sinistra : Massimo Di Luigi, Davide Benetello e Claudio Culasso

Alessandra Giorgi

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