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Karate Fiamme Gialle Day, intervista a Massimiliano Ferrarini 

Dopo aver vinto nelle competizioni internazionali più importanti, divulga la sua esperienza al suo, Judo Karate Club

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Il Faro on line – Ha ben 253 pagine, il libro del Centenario del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle e dal 1993, c’è anche il suo nome. Arruolato nel settore karate, l’anno precedente, Massimiliano Ferrarini ha segnato il tempo di una disciplina, che nel mondo e con la divisa gialloverde, ha vinto più di tutti. Ed anche lui, dunque, ne è stato un artefice fondamentale. Nelle parole di questa sua intervista, traspaiono episodi di avventure sportive ed emozioni ancora vive, che solo chi respira il mondo dello sport, da professionista, è in grado poi, di descrivere, con chiarezza e precisione. E’ così, il campione e allenatore di karate, Ferrarini.

Attento e concentrato sulla crescita dei suoi allievi oggi, al Judo Karate Club di Milano, molti presenti, nel giro della Nazionale Juniores Fijlkam, divulga ciò che lui stesso, ha imparato nei suoi 24 anni di carriera, da atleta. E lo fa, con professionalità e con la passione per il mental coaching. Elemento importante, per un atleta. Giovane e senior. La sua carriera dunque, cominciata a far parlare di sé, nel 1988, con la medaglia di bronzo vinta, agli Italiani Cadetti, nella categoria individuale, è proseguita, fino al 2012, quando, ancora nella sua specialità del cuore, quella del kumite, ha ottenuto, un’ultima medaglia di bronzo, al Campionato Italiano a Squadre, disputatosi ad Ostia Lido, al Pala Pellicone. Sono state ben 39, le medaglie vinte.

Tutte preziose e tutte intrinseche, di quella passione, che ancora, dal suo cuore di sportivo, esprime, sul tatami, del Judo Karate Club. E sotto il cielo di Milano, Massimiliano Ferrarini mostra i valori di una disciplina, che per mano, lo ha accompagnato, sui podi mondiali ed europei, di tutto il mondo. Fino al 1999, anno in cui, è avvenuto il suo congedo dal Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, ha gareggiato con impegno, sia con la divisa gialloverde, che con quella della Nazionale italiana. Nel 1993, ha ottenuto una medaglia di bronzo al Campionato Europeo Juniores, nel kumite a squadre, con il titolo in aggiunta, di vicecampione continentale individuale, negli 80 kg. Nel 1995, ha vinto ben due metalli. Ancora, due argenti : uno nell’individuale ed uno a squadre, in occasione della Bosphoro Cup, in Turchia. Nel 1997, ha ottenuto in Finlandia, due ori. E nell’Open di riferimento, è salito sul primo gradino del podio, non solo a squadre, ma anche a livello singolo. Ha partecipato anche ai Master, Ferrarini. E nel 2011, ha ottenuto il titolo di campione europeo, a Lignano.

Una carriera straordinaria. Di valore. Anche in contesto italiano. Infatti, oltre a quella prima ed emozionante, medaglia vinta, ne 1988, sono stati tanti i titoli conquistati. 4 volte, è stato campione italiano, per l’individuale e 6, invece, per la categoria a squadre. Sempre nel combattimento e con le Fiamme Gialle. Con emozione, anche lui, tra gli 80 atleti presenti e premiati con diploma e medaglia d’oro celebrativa, allo scorso Karate Fiamme Gialle Day, del 9 gennaio, ha avuto l’opportunità di rivivere dei bellissimi ricordi, insieme ai suoi compagni e al suo maestro di tatami e di vita, Claudio Culasso, per condividere, con loro, un giorno memorabile.

Questa, è la sua intervista, rilasciata ad Il Faro on line :

Descrivi la tua carriera alle Fiamme Gialle. Qual è stata l’emozione più bella, che ricordi?
“Sono entrato nel Gruppo Sportivo, nel 1992. Ricordo, sicuramente, il primo giorno ed il periodo, seguente. Ricordo l’energia di tanti atleti. Tutti, con una propria storia. Sento ancora, la mia personale emozione, nell’intraprendere una carriera, insieme alla vita da professionista. Con allenamenti pianificati, uno staff a disposizione e quant’altro fosse necessario”.

Che cosa ha significato, per te, questa esperienza? Come ti ha fatto crescere, come uomo e atleta?
“Un’esperienza unica, indimenticabile. Sia a livello professionale, che umano. I miei compagni di squadra o di altre discipline, sono poi diventati, amici per la vita. Poter praticare il proprio sport, come professionista in un gruppo sportivo, di alto profilo, non e’ una cosa comune. Ha significato per me, la possibilità di accedere a gare di livello, di indossare la maglia della Nazionale italiana, di viaggiare e di conoscere anche altre realtà sportive”.

Quale ruolo ha avuto, Claudio Culasso, in questa tua esperienza? Che cosa ti ha trasmesso?
“Claudio Culasso mi ha seguito, nel mio percorso agonistico, già prima di arruolarmi, nelle Fiamme Gialle, pertanto, e’ colui che ha creduto in me, che ha riconosciuto, nella mia persona, un potenziale adatto ed idoneo, per una squadra competitiva, come le Fiamme Gialle. Un maestro, un direttore tecnico, nonché, un amico. Sempre sensibile all’individuo, capace di gestire un gruppo di atleti, con passione, dedizione e professionalità e che, ha saputo infondere in ogni suo atleta, quel senso di squadra e di amicizia, che ci contraddistingue negli anni”.

Come è stata la tua esperienza in Nazionale? Cosa ricordi, in modo particolare?
“La mia esperienza, in Nazionale, non è stata così lunga, come quella di altri miei amici o compagni di squadra. Ricordo, comunque, di avere onorato la maglia azzurra, conquistando sempre il podio. Ricordo particolarmente, la medaglia d’argento che conquistai ai Campionati Europei Juniores, nel 1993 a Cardiff, vicino a due atleti, che oggi, sono ancora due miei grandi amici: Davide Benetello e Salvatore Loria”.

Perché hai fondato lo Judo Karate Club? Quali sono i suoi obiettivi?
“Nel 2007, ho fondato un’Associazione Sportiva Dilettantistica, di judo e karate a Milano. Ho unito, la mia disciplina del karate e quella, che ho avuto modo di apprezzare, proprio alle Fiamme Gialle, il judo. Per esso, nutro profondo rispetto ed ammirazione. E’ uno sport di fatica e di sacrificio, in cui ho visto e conosciuto atleti, con un grande cuore e con tanta forza di volontà. Mi piacerebbe portare i miei atleti al successo o comunque, poterli accompagnare, ai loro obiettivi sportivi”.

Cosa pensi del Mental Coaching? Come può aiutare gli atleti?
“L’aspetto mentale è sicuramente importante, quanto l’aspetto tecnico. E’ opportuno, prestare attenzione anche all’atleta, sotto il suo profilo umano. Le emozioni, le paure e l’ansia fanno parte della quotidianità, se ben gestite, non rappresentano quel grande ostacolo, che spesso attanaglia gli atleti”.

Come ti sei avvicinato al karate?
“Mi sono avvicinato al karate, grazie a mia mamma, che mi ha portato nella palestra del mio maestro Carlo Pedrazzini, all’età, di 6 anni. Sono rimasto sotto la sua guida, fino ai 20 anni, in seguito, mi sono arruolato, nelle Fiamme Gialle. Al mio maestro Carlo, devo molto. Sicuramente, molto preparato sotto il profilo tecnico e appassionato di agonismo, mi ha portato, a partecipare a numerose gare nazionali ed internazionali. Ho iniziato per gioco. Vinsi una gara poi, all’età di circa 12 anni e da quel momento, cominciai ad avere più coraggio e ad allenarmi, con più’ intensità’ e dedizione. Arrivarono da quel momento, i primi risultati agonistici e le prime esperienze fuori regione, con trasferte in tutta Italia”.

Cosa ti ha lasciato, dentro, il Karate Fiamme Gialle Day? Quali sono state le tue emozioni, più belle, di quel giorno? “Quel giorno e quell’evento rimarranno sempre nei miei ricordi. Una giornata incredibile, quasi surreale. Ritrovarsi tutti quanti sulla materassina, è stato incredibile. Ogni atleta ha rappresentato, un pezzo di storia del karate italiano”.

Foto : Ufficio Stampa Fiamme Gialle (da sinistra : Massimo Di Luigi, Massimiliano Ferrarini e Claudio Culasso)

Alessandra Giorgi

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