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SS675, Diritto alla Mobilità: “Nessuna speranza di salvezza per la valle del Mignone”

Il Comitato: "Mancano le Istituzioni e una delibera di Consiglio comunale per fermare il tracciato verde"

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Il Faro on line – “Le parole se le porta via il vento, ma in questo caso le parole della politica peggiore, per lo più inutili, portano via ogni speranza di salvezza per la valle del Mignone. Il copione è ormai ben noto e consolidato essendo andato in scena per un’altra devastante tragedia per il territorio di Tarquinia: l’autostrada Tirrenica è stato il paradigma della colpevole inerzia di un’amministrazione che ha ignorato sistematicamente le accorate richieste dei tanti comitati, cittadini, aziende, associazioni di categoria che si rendevano conto dello scempio del territorio e della mobilità, devastata dal progetto autostradale.

Per la trasversale Orte – Civitavecchia (ma sarebbe più giusto, visto il reale tracciato del progetto, definirla Orte – Tarquinia) lo spettacolo è stato inizialmente e apparentemente diverso. Dopo aver espresso una decisa contrarietà all’opera localizzata nella Valle del Mignone, le istituzioni locali hanno preferito affidarsi a comunicati stampa, interviste, che però non hanno potere di rallentare l’iter previsto dalla Legge Obiettivo, né tantomeno preoccupare chi ha la volontà di realizzare un progetto già finanziato per 2 milioni di euro, l’Anas” – lo dichiara in una nota il Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia.

“L’opera – prosegue il comunicato – è attualmente sottoposta a Via e la prima cosa da fare era presentare osservazioni nei tempi previsti dalla legge. Per capire la cronologia degli eventi basta ricordare che a fine agosto 2015, in un comune che stava per essere devastato nella parte più incontaminata del proprio territorio da un enorme nastro di asfalto con trincee, gallerie e piloni alti oltre 20 metri a pochi metri da un fiume che scorre in una delicatissima valle alluvionale, nessuno si era accorto che stavano scadendo i termini per inviare le osservazioni che la legge consente di presentare per opporsi al progetto. Già questo rende molto chiaro con quale serietà e con quale convinzione i nostri amministratori hanno affrontato il grave problema che incombeva. Il Comune avrebbe potuto, e secondo noi dovuto, essere in prima fila nel momento in cui la legge lo richiede e lo consente, con puntuali osservazioni da parte della componente tecnica e politica della amministrazione comunale per inviarle entro il 2 Settembre del 2015, e per trovarle oggi tra le osservazioni pervenute sul sito del Ministero”.

“Invece questo compito è toccato ai cittadini, ai comitati e alle associazioni ambientaliste, che nel poco tempo che la procedura consente per produrre e depositare osservazioni e critiche circostanziate all’opera, nonostante il periodo feriale, studiando attentamente migliaia di pagine del progetto e dedicando il proprio tempo libero a questo ingrato compito, producono e depositano nei tempi consentiti i documenti e le osservazioni necessarie a mettere in discussione molti aspetti critici ed approssimativi della progettazione. Protocollate le nostre osservazioni presso il Comune per sollecitare risposte concrete, l’Amministrazione organizza una serie di incontri durante i quali dapprima racconta di un Anas  disposta a rivedere un progetto preliminare già sottoposto a Via e poi è costretta a “ripiegare” perché Anas puntualmente la smentisce e si mostra tutt’altro che aperta a rimettere in discussione il tracciato verde, se non concedendo a questo o quell’altro espropriato spostamenti di tracciato di qualche metro. I tavoli con Anas falliscono miseramente” – spiega il Comitato.

“C’è da cambiare strategia e l’unica via possibile poteva essere prepararsi per la Conferenza dei servizi, attesa da tempo e a breve, dove è necessario produrre quanta più documentazione possibile se si vuole realmente dimostrare contrarietà alla localizzazione dell’opera e sperare di ottenere qualcosa. Senza niente di scritto e circostanziato non si ottiene certamente nulla, così come è già stato per l’Autostrada Tirrenica. Per questa ragione, pur vedendo già la mal parata, abbiamo partecipato ad una commissione congiunta presso il Comune composta dagli uffici dei lavori pubblici, l’urbanistica e l’ufficio tecnico, che ha ascoltato il nostro lavoro di analisi del progetto fatto e depositato presso il Ministero dell’ambiente nel mese di agosto. Verificata l’unanimità di maggioranza ed opposizione sulla contrarietà alla localizzazione dell’opera nella Valle del Mignone, i comitati hanno chiesto anche che venisse prodotta una delibera del Consiglio Comunale, da approvarsi all’unanimità, per ribadire la posizione ferma e compatta del Comune di Tarquinia ed espressione di una scelta politica da affermare nell’unico luogo dove ha un senso farlo, secondo le procedure, e cioè in seno alla conferenza dei servizi, ormai imminente, e di cui il Comune fa pienamente parte”.

“Ovviamente il Consiglio non è mai stato convocato e la delibera mai approvata. Perché no? Sarebbe stata una presa di posizione forte, politica, ma anche espressione della volontà del territorio e sostenuta dai Comitati, le Associazioni, i cittadini. Le ragioni a sostegno della validità di questo atto unanime sono le stesse per le quali il nostro solito Primo Cittadino ha affossato la delibera: le parole impegnano meno degli scritti; le parole si possono ritrattare, gli atti scritti no. Meglio rimanere vaghi, meglio il solito fumo negli occhi e intanto i mesi passano: allora ad alcuni basta che il Sindaco faccia un accesso agli atti presso il Ministero per il tracciato Viola, quello ormai noto per essere stato scartato nel lontano 2008 dal Cipe per il costo eccessivo, una richiesta di documenti che tanti cittadini hanno già, e che sicuramente sono già negli uffici dei comuni coinvolti nel progetto, (Tarquinia, Monteromano, Vetralla)”.

“Il tracciato in approvazione è quello Verde il Ministero dell’ambiente a giorni approverà il decreto per la valutazione d’impatto ambientale, senza aver mai visto un’osservazione tecnica da parte del nostro comune. Parlare di tracciato rosso, blu e viola è demagogia, quella non ferma il progetto di Anas. Tra poco si chiude e, con soddisfazione di qualcuno, si riducono le possibilità di salvare la Valle del Mignone dal tracciato verde. L’unico reale ostacolo a quel punto sarà solo economico, i soldi che non ci saranno per realizzarlo. Anche questa volta dev’essere ben chiaro di chi saranno le responsabilità se la valle del Mignone in futuro non sarà più quel posto meraviglioso e incontaminato che è oggi” – conclude la nota.

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