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La “Partecipazione impossibile”: tornare a scuola di cittadinanza

L’incontro è pensato come un momento di formazione aperto a tutti

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Il Faro on line – Sembra difficile, oggi, parlare ancora di democrazia partecipativa. Può sembrare facilmente un’eroica esperienza ormai superata e appare sempre più arduo considerarla invece un’occasione ancora da cogliere nelle sue piene potenzialità. Se ne è parlato e discusso, a Maccarese, il 6 febbraio, in occasione del seminario “Quali strade verso la democrazia partecipativa – Fiumicino, un percorso in costruzione”, promosso dalle Consulte Comunali e organizzato grazie al lavoro dei Coordinamenti delle Consulte 1 (Ambiente), 5 (Cultura e Sapere) e 6 (Mobilità e Qualità Urbana).

L’incontro, pensato come un momento di formazione aperto a tutti, ha visto come partenza un contributo del sociologo Andrea Ricci che ha definito le basi teoriche dei processi partecipativi in relazione ai diversi poteri e all’articolo 118 della Costituzione. Come ha approfondito il Prof. Carlo Cellamare (Università “La Sapienza” -Roma), sulla base di tale articolo e sulla spinta di numerose altre esperienze in Europa e nel mondo, anche in Italia si sono sviluppate realtà molto interessanti – a livelli e in  ambiti spesso differenti – come la progettualità condivisa e il bilancio partecipativo. Tuttavia, negli ultimi anni, si sta tornando ad una partecipazione con modalità consultive piuttosto che realmente decisionali. Questo processo è dovuto ad una generale disaffezione del cittadino verso la sfera politica, ma anche alla fatica che spesso l’impegno in tali esperienze porta sia alle persone che vi s’impegnano in modo volontario, sia alle amministrazioni che spesso si trovano ad investirci risorse, a limitare la propria autonomia decisionale e a dover gestire speranze talvolta eccessive suscitate nei propri elettori.

L’esperienza delle Consulte Comunali di Fiumicino, partita da poco più di un anno, si colloca dunque in una fase così controcorrente? Una luce più positiva nel dibattito è venuta invece dal mondo del volontariato, grazie alle parole di Clelia Izzi che ricordando le “Cinque Strade della Partecipazione” descritte dal Movi, ha individuato nella “amministrazione condivisa” una via privilegiata per aumentare il senso di responsabilità e di coinvolgimento da parte dei cittadini. Dopo un’ampia carrellata di progetti partecipativi recentemente conclusi o ancora in corso a Roma e nel Lazio a Roma e nel Lazio, si passa al confronto, anche attraverso le parole di Marco Sanna (Delegato del Sindaco) con l’esperienza delle Consulte Comunali di Fiumicino, dalla loro elaborazione nella declinazione “tematica” agli attuali meccanismi di funzionamento, tra entusiasmi iniziali e difficoltà.Gli interventi assembleari, che si sono spesso intrecciati con i contributi dei relatori, sono stati numerosi. Il dibattito sincero e a tratti appassionato ha messo in risalto  alcuni snodi cruciali nell’esperienza delle Consulte , come il rapporto con le Associazioni, il mantenimento dell’autonomia, le modalità di interazione con l’amministrazione.

La vera sfida consiste forse nel non lasciare che tali difficoltà diventino ostacoli insormontabili, aumentando il senso di scoraggiamento e di lontananza delle istituzioni. Una via possibile – suggerisce il Prof.Cellamare – potrebbe essere quella di fissare degli obiettivi limitati e raggiungibili per ogni singola consulta e progressivamente alzare l’asticella verso progetti più ambiziosi. Nelle conclusioni, le Consulte possono ancora svolgere un ruolo fondamentale nella “Fabbrica della Cittadinanza”, aiutare a riscoprire le istituzioni in un dialogo alla pari e aumentare il senso di responsabilità verso i beni comuni. Tutto questo è possibile però se i partecipanti alle Consulte riusciranno superare una serie di ostacoli, anche organizzativi, e trovare una propria strada per svolgere un ruolo incisivo, sinceramente autonomo da ogni forma di condizionamento.

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