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Una vita trascorsa nelle Fiamme Gialle: Claudio Culasso racconta episodi ed emozioni vissute

Dal primo titolo europeo, da atleta, vinto a Roma, fino alla dedizione per i suoi campioni gialloverdi e quell’amore per il karate, che mai finirà

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Il Faro on line – E’ nato con lui, il karate, alle Fiamme Gialle. E nel 1975, quando fece il suo ingresso alla Guardia di Finanza, diede quell’impulso fondamentale, che poi negli anni, ha creato quell’immenso patrimonio umano e sportivo di atleti e di vittorie, che hanno reso il Gruppo Karate Fiamme Gialle, il club sportivo, più vittorioso al mondo. Ma prima di tutto, quella passione per il tatami, è partita da lui e Claudio Culasso, congedatosi da finanziere, lo scorso 8 gennaio, resterà per sempre, negli annuali di questa disciplina, nella quale ancora oggi, da civile, non smette di dare il suo prezioso apporto.

Quando l’amore per qualcosa, nasce dal cuore di una persona e viene poi elargito, con insegnamenti e lavoro, agli altri, diventa un’eredità preziosa da divulgare. Forte e visibile. E ciò che lui ha fatto, è ben dimostrabile, nei 10 titoli mondiali conquistati e negli oltre 50 allori europei ottenuti, tra i tantissimi trofei e medaglie vinte, che i campioni gialloverdi hanno portato a casa, dai tatami di tutto il mondo. 
Ed insieme ad essi, come un padre con i suoi figli, non mancando mai di lavorare in armonia, con i suoi collaboratori, militari e sportivi, Culasso ha disegnato una strada importante. Percorsa, nei secondi decenni del 2000, non solo dai suoi due atleti, ancora in attività e pronti a dare battaglia, come Stefano Maniscalco e Michele Giuliani, ma anche da coloro che, smettendo le vesti di agonisti su tappeto, sono scesi da esso e hanno indossato i panni di tecnici, come lui. In questo modo, ad esempio, Luca Valdesi, Lucio Maurino, Gennaro Talarico, Salvatore Loria e Massimiliano Ferrarini comunicano quel sapere e quell’esperienza avuti, anche grazie alla vicinanza del maestro Claudio. Conquistando numerose medaglie. Un’eredità passata, che si fa eredità nel presente, trasformando quel lavoro e quell’amore per il tatami, una luce futura da far vivere, nel cuore e nel karate, dei giovani.

All’età di 19 anni, Claudio Culasso entrò nella Caserma XXI Aprile di Roma, dove vi è la sede del Comando Generale della Guardia di Finanza. Era il 23 luglio 1975. Una mattina calda d’estate ed in una Roma, quasi deserta. Proveniva dalla società sportiva Erakles della capitale, del maestro Nicola Teotonico e dal 1984, fu allenatore della sezione karate gialloverde. E’ stato il primo atleta, nella storia della Nazionale Italiana, a vincere gli Europei Juniores ed aggiungendo a quest’oro importante, anche altri metalli preziosi, come non solo il secondo titolo continentale ottenuto nel 2011, a Lignano, nella categoria Master, ma anche tanti podi italiani. 8 ori. Vinti dal 1976, fino al 1983. Tra i quali, quelli degli Italiani Cinture Nere, conquistati nel 1976, a Roma, nel 1978, a Torino e nel 1981, a Livorno.

Prima atleta e poi allenatore, dunque. Chioccia di 80 campioni, che hanno scritto la storia di questo sport, che tutti si augurano, possa diventare olimpico, nella prossima estate, a Rio. Come dichiarato anche, da Davide Benetello, prestigioso atleta delle Fiamme Gialle e di Culasso, tecnico prima ed attualmente, Presidente della Commissione Atleti nella Wkf, nella sua intervista, pubblicata su Il Faro on line, il 25 gennaio scorso.
Una grande forza. Una preziosa energia, allora, al servizio dei valori dello sport. Ed in questa seconda ed ultima parte di intervista, Culasso racconta proprio quei momenti vissuti sul tatami. Da atleta prima e da tecnico poi. Chiudendo, questo straordinario viaggio che i lettori de Il Faro on line hanno fatto, nel mondo del karate, dei 40 anni delle Fiamme Gialle, cominciato con la celebrazione di essi, lo scorso 9 gennaio.

Qual è il ricordo più bello, Maestro Culasso, della sua carriera da atleta?
“Da giovane atleta. Quando, appena arruolato nel 1975, vinsi il titolo di Campione Europeo Juniores gareggiando in casa al PalaTiziano di Roma, battendo in finale il temuto svizzero Komplita, col quale avevo perso nella stessa gara, l’anno precedente. Fu una giornata memorabile, alla presenza di tanti amici e colleghi, che ancora oggi, si ricordano. Da atleta più maturo, ricordo la mia vittoria, al Palalido di Milano nel 1979, quando conquistai il titolo Italiano Assoluto, nella mia categoria dei 70 kg. Nella stessa serata poi, gareggiando in una formula a girone all’italiana, mi imposi su tutti i Campioni Assoluti, delle altre categorie di peso, vincendo alla fine, il titolo Assoluto Open. Fu un’altra bella soddisfazione! Un altro ricordo che mi porto dentro, è quando nel 1983 a Firenze, con il team Fiamme Gialle. Fui, tra i  protagonisti della prima vittoria del Campionato Italiano a Squadre, battendo in finale, la forte formazione del C.S. Carabinieri”.

Nel 1984, lei scese dal tatami e diventò da quel momento, il tecnico del settore karate gialloverde. Qual è l’episodio, più significativo, che le viene in mente, della sua carriera da allenatore?
“Ci sono tanti momenti, che ricordo con nostalgia. Uno su tutti, è sicuramente quello, della vittoria del primo titolo mondiale, conquistato da Davide Benetello, in Malesia, nel 1994. Il primo, nella storia del karate gialloverde. Io ero con lui, ho sofferto durante le fasi eliminatorie e gioito alla fine, per il grande traguardo raggiunto. La soddisfazione per me è stata quella, di aver portato alla ribalta il giovane Davide, che era fino a poco tempo prima, una promessa, quasi sconosciuto nell’ambiente e che appena entrato in forza alle Fiamme Gialle, riuscì a rivelarsi un grande talento che, per oltre 15 anni, riuscì a dominare le scene nazionali ed internazionali”.

Che cosa ha voluto insegnare di lei e del karate?
“Di me, ho cercato di trasmettere il rigore, l’impegno, la perseveranza e la coerenza. Ho sempre ritenuto che tali valori alla fine, pagano. Del Karate invece, ho voluto insegnare la veridicità e la trasparenza che esso insegna. Infatti, sul tatami si parte alla pari, perché le regole sono uguali per entrambi i contendenti, e pertanto, non si usufruisce di sconti, né tantomeno, ci sono compromessi, con l’avversario. Al termine la meritocrazia prevale. Se sei bravo e hai lavorato bene, riesci ad emergere e farti valere”.

“Quali sono stati i feedback, che lei ha ricevuto dai suoi atleti?”
“Senza dubbio il confronto da tecnico con i miei atleti, mi ha fatto crescere. A contatto costante con loro, ho avuto modo di conoscere tante realtà umane,  con differenti personalità. Per comunicare, adottavo un linguaggio semplice, basato sull’impegno e la coerenza, mirati al raggiungimento di un obiettivo comune, come, la crescita individuale, che portava inesorabilmente al successo! Si era arrivati ad un rapporto di fiducia. Ad esempio: molti atleti che abitavano fuori, rimanevano una settimana a casa e riuscivano a guadagnarsi la fiducia di noi tecnici, cercando di autogestirsi, attraverso la serietà dell’impegno, in loro riposto”.  

Può descrivere alcune loro caratteristiche? Quali sono quelle, che lei ha sentito e percepito?
“Gennaro Talarico: atleta di grande talento, un ragioniere del tatami senza precedenti.Salvatore Loria: rappresenta la forza dell’impegno e della coerenza agonistica. Stefano Maniscalco: atleta eclettico con grandi qualità fisiche, dotato di talento agonistico, ineguagliabile. Giuseppe Di Domenico: atleta generoso e di grande talento. Faceva della velocità di esecuzione, la sua arma migliore. Davide Benetello: atleta versatile. Faceva dell’imprevedibilità, soprattutto con le tecniche di calcio, la sua arma migliore. Michele Giuliani: atleta versatile, determinato, dotato di grande talento agonistico. Luca Valdesi: grande carisma, una leggenda del kata internazionale. 
Lucio Maurino: un grande talento ed impeccabile professionista del mondo, delle arti marziali. Fulvio Sole: atleta eclettico, dotato di grande talento, tecnico ed agonistico. Andrea Lentini: atleta generoso e determinato sul tatami, alla ricerca continua del tempo e della distanza. Maurizio Cavallari: rispetto del tatami, intelligenza tattica e molta determinazione. Francesco D’Agostino: grande atleta versatile. Avanti a tutti, considerando quei tempi. Antonio Failla: atleta non appariscente, ma molto efficace di fronte, a chiunque”.

E per sempre, nello scrigno del karate mondiale, questi valori trasmessi, resteranno. Divulgati dai grandi campioni gialloverdi e percepiti dal loro grande maestro Culasso. Un patrimonio umano e sportivo, allora, sarà ancora, quell’energia delle arti marziali, che ha il potere di cambiare il mondo e che presto, sarà inscritta, come tutti si augurano, all’interno della Carta Olimpica.

Foto : Ufficio Stampa Fiamme Gialle

Alessandra Giorgi 

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