Seguici su

Cerca nel sito

Foibe, Lucernoni: “Non è possibile fingere che non sia accaduto nulla”

La vice-sindaco: "Con desiderio di pace e di concordia nazionali, ricordiamo quindi oggi questi martiri"

Più informazioni su

Il Faro on line – “Con la legge n. 92 del 2004 il Parlamento italiano, a quasi sessant’anni dagli eventi, ha stabilito che “la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Con un ritardo per molti versi incomprensibile, si è avuta una presa di coscienza pubblica di eventi drammatici e gravissimi della nostra storia nazionale: tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta, gran parte della comunità italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono costrette ad abbandonare la propria terra. A ondate successive, oltre 300.000 persone, appartenenti a ogni classe sociale, furono costrette a fuggire dal nuovo regime jugoslavo di Tito che confiscò le loro proprietà, le emarginò dalla vita pubblica, le represse con la violenza poliziesca, giungendo talora a un vero e proprio tentativo di “pulizia etnica” – queste le parole della vice sindaco Daniela Lucernoni in occasione della cerimonia per la Giornata del Ricordo.

“Mentre i profughi iniziavano un faticoso cammino per conservare la propria identità storica e culturale in una rete di solidarietà – ha proseguito la Lucernoni – il loro dramma venne coperto dall’impenetrabile mantello del silenzio di Stato: un conformismo silente, teso a rimuovere una delle pagine più tragiche della nostra comunità nazionale, in gran parte dispersa. Oggi lo Stato ricorda. Non per annacquare con questo ricordo altri crimini e altre vergogne nazionali. Ma perché il dolore e la morte non hanno colore e non si annullano nella contrapposizione, purtroppo invece si moltiplicano, si sovrappongono e nel vissuto di tanti uomini e di tante donne, di chi perse la vita e di chi è rimasto testimone in vicende che non vorremmo che fossero vissute di nuovo”.

“Ed è per questo che non è possibile fingere che non sia accaduto nulla, che migliaia di italiani uccisi e gettati nelle grandi fenditure carsiche e centinaia di migliaia di persone costrette ad abbandonare le loro case non costituiscano un dramma nazionale di dimensioni immense. La presa di coscienza dei media, degli storici e della scuola continui nell’impegno di esplorare le pagine della nostra storia rimaste per troppo in ombra. E’ doveroso ricostruire, mettendo da parte le strumentalizzazioni, quanto è realmente accaduto, analizzando le cause che hanno portato all’accadimento di tali avvenimenti dolorosi per evitare che possa accadere di nuovo. Il dovere delle istituzioni tutte è continuare a trasmettere alle nuove generazioni il monito di queste vicende per rendere più salda la democrazia nel suo cammino di crescita verso un futuro di pace e di piena integrazione fra le nazioni e fra i cittadini del mondo”.

“È questo il modo per onorare quanti hanno perso la vita, gli affetti, i loro beni. Con desiderio di pace e di concordia nazionali, ricordiamo quindi oggi i martiri delle foibe e i profughi per restituire giusta memoria ad una delle tante tragedie che hanno caratterizzato il secolo scorso e la nostra nazione perché da quella storia (che è storia dell’Italia e degli Italiani) riceviamo un insegnamento e una spinta all’unità che ci aiuteranno ad essere cittadini italiani più consapevoli” – ha concluso la Lucernoni.

Più informazioni su