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Scafa, un ponte lungo 66 anni

Il Comitato spontaneo Isola Sacra: "Basta progetti faraonici. Meglio l'allargamento"

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Il Faro on line – “L’inerzia della pubblica amministrazione si è manifestata nello iato temporale che intercorre tra l’aggiudicazione della gara, che rappresenta il momento conclusivo della procedura di scelta del contraente, e la stipulazione del contratto, non ancora intervenuta, che segna il sorgere delle posizioni privatistiche delle controparti. Con l’istanza del 3 marzo 2015, il Consorzio ricorrente ha diffidato Roma Capitale a provvedere, entro e non oltre quindici giorni, alla stipula del contratto d’appalto e ciò anche ai sensi e per gli effetti dell’art. 2 della legge n. 241 del 1990 e dell’obbligo dell’amministrazione di concludere il procedimento di gara con un provvedimento espresso.
Con il ricorso in esame, il Consorzio Sinercos ha chiesto, ai sensi dell’art. 31, comma 1, c.p.a., l’accertamento dell’obbligo di provvedere alla conclusione della procedura di affidamento della progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per la realizzazione del nuovo Ponte della Scafa e relativa viabilità di collegamento con conseguente stipula del contratto di appalto nelle forme di legge”.

E’ scritto nero su bianco nella sentenza n. 12400 con cui il Tar di Roma, il 3 novembre scorso, ha intimato a Roma Capitale di dare una risposta sull’effettiva intenzione di procedere all’allargamento del Ponte. In caso di mancata risposta, è previsto l’arrivo di un Commissario ad acta. Che, a questo punto, dovrebbe essere imminente, visto che siamo a febbraio e sono ampiamente scaduti i 60 giorni previsti per la risposta.
Quello del raddoppio del Ponte della Scafa è un problema annoso. Più volte i possibili lavori si sono scontrati con il ritrovamento di aree di interesse archeologico (e d’altronde non potrebbe essere altrimenti, vista la zona), più volte la Soprintendenza ha posto il veto. E d’altronde il costo di un’opera faraoinica come il nuovo ponte è imponente, oltre 30 milioni di euro. Dunque non si può partire senza la certezza di realizzarlo.

Intanto però il tempo passa, e la viabilità che collega Fiumicino a Ostia e quest’ultima all’aeroporto è come sempre strangolata da quel ponte. Non sia mai accadesse qualcosa di terribile all’aeroporto, che costringesse ad utilizzare rapidamente la via di fuga verso Ostia, sarebbe il delirio. Meglio allora pensare al fattibile, e per spingere in questa direzione è nato un gruppo specifico su Facebook, “Isola sacra, da Ponte della Scafa in poi”, creato dal Comitato spontaneo Isola Sacra.

“E’ l’unico punto di raccordo da e verso la terra ferma – dicono i responsabili del Comitato -. Unico punto di passaggio verso L’aeroporto di Fiumicino per coloro che tutti giorni ci vanno a lavorare. Praticamente un vecchio collo di bottiglia costantemente trafficato. Un problema annoso la cui soluzione è sospesa anche lei da anni tra burocrazia, competenze, rimpallo tra Comuni e Amministrazioni. Ogni tanto esce una storia, magari sotto elezioni, e ogni tanto accade qualcosa che blocca tutti i progetti e i buoni propositi. Ma i cittadini sono stanchi e preoccupati. C’è un aspetto che forse sfugge a molti: siamo una zona a rischio idrogeologico, con presenza di gas Co2, vicinissimi all’aeroporto, cosa accadrebbe in caso di una emergenza di qualsiasi tipo? Perché cercare soluzioni irrealizzabili, non sarebbe più semplice allagarlo questo ponte o aspettiamo la tragedia?”

L’appalto del Ponte della Scafa era finito anche all’attenzione della magistratura per dei presunti favoristismi nel processo di assegnazione. Fatto sta che, per un motivo o per un altro, quell’imbuto resta come quando fu costruito nel 1950 (ponte Tor Boacciana), inaugurato il 2 dicembre dello stesso anno. Vedremo se l’eventuale arrivo di un Commissario ad acta riuscirà a sbloccare la situazione.
Angelo Perfetti
 

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