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Terracina Social Forum, interroga la politica sulle trivellazioni petrolifere nel mare

Il referendum sulle trivellazioni petrolifere nel mare ha coinvolto anche le Regioni

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Il Faro on line – In primavera, precisamente il 17 Aprile, a Terracina si terranno le elezioni comunali. Si tratta, infatti, del referendum sulle trivellazioni petrolifere nel mare territoriale nazionale. Recentemente il governo Renzi ha autorizzato le prospezioni petrolifere nel Mare Nostrum. In seguito a tale decisione, un comitato composto da movimenti politici ed associazioni ambientaliste si è attivato per indire il referendum abrogativo, ma la loro campagna non ha raggiunto le 500.000 firme necessarie per presentare i quesiti referendari.

Contemporaneamente, però, le associazioni ambientaliste hanno coinvolto anche le Regioni, 10 delle quali (Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise – l’Abruzzo si è successivamente ritirato) hanno deliberato, con votazione dei Consigli regionali, la presentazione di altri sei quesiti referendari.
Il governo ha poi approvato la Legge di Stabilità, contenente alcune disposizioni che riguardavano i sei quesiti in questione.
La Corte di Cassazione, l’8 gennaio 2016, alla luce anche delle nuove norme contenute nella Legge di Stabilità, ha dichiarato l’ammissibilità di un solo quesito referendario, quello concernente la durata delle autorizzazioni per le esplorazioni e le trivellazioni dei giacimenti in mare già rilasciate, riguardando l’abrogazione dell’art. 6, comma 17, del Codice dell’Ambiente, nella parte in cui prevede che le trivellazioni possano proseguire fino a quando il giacimento lo consente.

Su due dei cinque quesiti che la Cassazione ha dichiarato inammissibili, sei Regioni (Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania) hanno sollevato un conflitto di attribuzione, materia sulla quale è competente la Corte Costituzionale.
Il 19 gennaio quest’ultima ha a sua volta dichiarato ammissibile l’unico quesito che non era stato “bocciato” dalla Corte Costituzionale.
A quel punto il movimento referendario si è attivato con la maggior determinazione possibile per ottenere che il referendum abrogativo si svolgesse contemporaneamente alle elezioni amministrative, garantendo così un notevole risparmio di risorse pubbliche, stimate in circa 300-350 milioni di euro.

Il governo Renzi, tuttavia, è rimasto sordo nei confronti di tali richieste e, probabilmente anche per dare poco tempo ai referendari per organizzare la campagna elettorale, ha stabilito che il referendum abrogativo si terrà il 17 aprile prossimo.
Tra l’altro, le associazioni ambientaliste hanno evidenziato che qualora la Corte Costituzionale dovesse accogliere favorevolmente il ricorso delle sei Regioni sul conflitto di attribuzione sugli altri due quesiti, il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno. Con il paradosso che gli italiani, dopo il 17 aprile, potrebbero essere nuovamente chiamati a votare, sullo stesso tema, in una terza data, con un ulteriore spreco di risorse pubbliche.

A questo punto il Terracina Social Forum si rivolge direttamente ai candidati alla carica di sindaco di Terracina, nonché alle forze politiche che li sostengono, chiedendo:
“Ritenete corretta la decisione del governo, il quale, nonostante i continui tagli che attua alla spesa pubblica, non accorpa in un un’unica giornata referendum ed elezioni amministrative, provocando un inutile spreco di risorse stimabile in circa 300-350 milioni di euro?”.

“Quali indicazioni di voto intendete dare ai cittadini in merito al quesito referendario, tenendo anche conto del fatto che Terracina è una città di mare per la quale turismo e pesca sono tra le principali attività produttive ed un eventuale incidente ad una piattaforma petrolifera, ad esempio come avvenuto nel 2010 nel Golfo del Messico, potrebbe avere notevoli ripercussioni negative su tali settori, se non a livello locale, quanto meno in altri territori della nazione?”

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