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Governiamo Roma… ma anche no

La strana corsa a perdere per il Campidoglio. E Ostia si lecca le ferite

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Il Faro on line (Pensieri e parole) – Partiti politici e Movimenti dovrebbero avere il coraggio di dire: “Non vogliamo governare Roma”. E magari poi spiegare anche il perché. E invece no. Non solo non lo dicono ma tirano fuori nomi di persone, per carità rispettabilissime, ma che onestamente poco le immagini a capo dell’amministrazione della Capitale d’Italia. L’attenzione dedicata a queste candidature è stata a mio avviso già troppa. Invece poco, troppo poco, si è parlato di questa paura di governare la Città Eterna. Bella, bellissima. Ma da qualche anno a questa parte anche demolitrice di qualsiasi progetto o intenzione di cambiamento.

Sarà per questo che diventare il sindaco di Roma più che un obiettivo pare una ghigliottina da evitare? Sotto la scure del Campidoglio sono caduti uomini politici, al di là di come la si pensi, di spessore: da Rutelli a Veltroni passando per Alemanno. Anche il povero Marino, dei cui errori si potrebbe discutere per ore, solo per aver detto di voler governare Roma in maniera “diversa” si è ritrovato a subire un linciaggio mediatico e politico che avrebbe fatto capitolare anche amministratori molto più esperti. Ma allora? La soluzione dei partiti qual è? Sembrerebbe: correre per perdere. O meglio: correre per non vincere. C’è chi come il Pd lo fa rispolverando un politico di razza ma non abbastanza conosciuto dai più come Roberto Giachetti, capace di appassionare più i circoli di partito, il suo, che i romani. C’è chi, il centro destra, recupera dal cilindro l’uomo dell’emergenza, Mister Bertolaso. Anche qui per appassionare la città servirebbe quanto meno un blackout della memoria. Marchini forse è il più forte della comitiva. Anche se, pure lui, ormai, non esattamente al primo giro, difficilmente sarà credibile se si dovesse giocare la carta dell’ “uomo nuovo”. A meno che non si trasformi a suon di slogan dal sapore leghista nel secondo candidato forte di riferimento del centro destra. Magari di quello più estremo capace di catalizzare i voti degli ex An, diciamo così, che hanno mal digerito l’imposizione di Bertolaso dall’alto dell’imperatore Silvio.

C’è poi Marino che nella migliore delle ipotesi si candida al ruolo di spina nel fianco del futuro sindaco e ci sono i 4 Stelle. In molti si sarebbero aspettati un bel cucchiaio, per dirla con il linguaggio calcistico più caro ai romani, con qualche nome eccellente. Invece no. Anche qui, fra i più puri della politica, vengono fatti nomi poco noti fra cui spiccano quelli di Virginia Raggi e Marcello De Vito. Forse i più popolari dei sei. Possono vincere? La vedo complicatissima. Poi ci sono il candidato sindaco dei Verdi Gianfranco Mascia, quello della Sinistra italiana Stefano Fassina e Francesco Storace candidato de La Destra. Ma la musica rimane la stessa.

In un panorama politico simile l’unica ipotesi che sembra realmente credibile è, guardate un po’, nelle mani di Matteo Assopiagliatutto Renzi. Se le vecchie dinamiche delle campagne elettorali non hanno perso le loro regole, sarà proprio Renzi, qualora decidesse di far una capatina nella capitale al fianco del candidato del centro sinistra, a spostare l’asse dei voti a favore non del Pd ovviamente ma del Governo di coalizione. Unico eventuale vincitore alla luce di una dinamica simile. Ecco che a quel punto ancora una volta sarà la conferma del “Si cambia tutto per non cambiare niente”. Che tra tutte le ipotesi, in questa Roma bella ma impossibile, sembra anche la più plausibile di tutte. Una corsa elettorale che avrà anche la particolarità di un municipio a “democrazia limitata”. Si tratta del decimo, commissariato per mafia; i suoi cittadini potranno regolarmente votare per il sindaco, ma non per l’Amministrazione municipale.

Violane Scala 

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