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Recuperata ara sacra romana del I sec. d.c.

Lo "scasso archeologico" clandestino si è verificato nella località Macchiagrande di Galeria

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Il Faro on line – “Nell’immaginario collettivo se si pensa al termine tombarolo, lo scavatore clandestino dei beni archeologici, si ha forse ancora un immagine magari anche un po’ romantica, del personaggio che a naso nella profonda notte munito di torcia, scava contro la legge a suon di pala e piccone, tonnellate di terra alla scoperta di fantomatici tesori, la maggior parte mai trovati . Una figura mitica che ha caratterizzato negativamente la nostra storia passata di devastazioni sistematiche, catastrofiche per il territorio antico e perdita irrecuperabile di pezzi di cultura del nostro passato, finiti poi nei musei di mezzo mondo o nelle vetrine di case facoltose solo come oggetti di arredo.

Questa figura del passato non esiste più. Ora nell’era tecnologica-elettronica- satellitare, il tombarolo moderno, studia il territorio dove intervenire con Google Earth, si informa sui web, è munito di rilevatori a infrarossi, di metal detector, posiziona le zone dove è già “passato” con il Gps e scava con molta più facilità e rapidità con i mezzi meccanici . Uno scasso archeologico clandestino effettuato in pieno giorno con mezzo meccanico a pala combinata a lama e braccio posteriore, si è verificato in località Macchiagrande di Galeria sulle strutture di una imponente villa romana imperiale” – lo dichirara in un comunicato Fabio Papi, Responsabile del settore Maccarese del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite.

“Per accedere alla zona – prosegue il comunicato – lo scaltro ruspista, impunemente si è fatto strada nella macchia mediterranea protetta della Riserva Naturale del Litorale, distruggendo 200-300 metri lineari di bellissimo bosco di alloro, fillirea, corbezzolo , lentisco e mirto. La comunicazione dello scasso ad opera di un agricoltore locale il Sig. M. Papi, è pervenuta alla sezione Maccarese del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, operativa sulla salvaguardia e tutela dei beni archeologici del Comune di Fiumicino, che intervenendo con un primo sopraluogo, ha constatato e documentato fotograficamente il danno comunicando il tutto, come da prassi, all’ente di competenza Soprintendenza Archeologica di Roma XII Municipio.
L’area dello scasso clandestino, di circa 1000 mq, ha messo in luce un ingente numero di reperti: tratti di mura della villa, frammenti di materiale ceramico di vasellame, anfore, tegole, frammenti di intonaco dipinto, tessere di mosaico,marmi, ossa, parti di grossi contenitori”.

“Poco distante è stata rinvenuta anche una importantissima ara in marmo di 60x40x120 cm probabilmente abbandonata dai vandali per l’eccessivo peso ( 3 – 5 Ql). L’ara funeraria in marmo bianco del I sec.d.c., forse collocata nell’area sacra della villa dove si svolgevano i riti, si presenta secondo la tipologia dell’età Flaviana, con una decorazione con motivi floreali di alloro ( pianta sacra sempreverde che rappresenta la vittoria), il classico piatto ( patera) e la brocchetta (urceus), che simboleggiano la libagione ed un’immagine di un serpente forse legata a divinità curative o protettrici dei beni alimentari. Presente anche una iscrizione che però per il suo pessimo stato di conservazione risulta di difficile lettura.
Data l’urgenza e l’importanza del reperto, la Soprintendenza intervenuta sul luogo, nella figura dei funzionari di zona Dott.essa Daniela Rossi e il Dott.Stefano Musco ha disposto per il recupero che è stato possibile , non senza difficoltà, grazie ai mezzi meccanici e alla eccezionale disponibilità volontaria dell’ agricoltore locale Sig. Papi e dei soci del settore Maccarese”.

“L’ara funeraria, sottratta ai commerci di opere d’arte trafugate (sarebbe finita sicuramente in un giardino di qualche bella villa), depositata in un luogo sicuro, è un importantissimo documento archeologico che interpretata da esperti del campo, fornirà preziose informazioni sul passato del nostro territorio,sui riti divinatori, sulle genti, i personaggi, che popolavano in epoca romana le nostre campagne, contadini del passato che coltivavano la terra come oggi i nostri agricoltori fanno, 1900 anni dopo.
Una delle tante azioni di tutela che il Settore Maccarese collaborando con altre associazioni, con gli agricoltori, i residenti di zona e con gli organi di competenza, si impegna a mantenere in futuro con sempre più determinazione. Auspichiamo che il reperto a breve sia collocato definitivamente in una struttura adatta nel territorio come il museo Ostiense o la torre di Palidoro , da poco acquisita dal Comune di Fiumicino e candidata a spazio museale” – conclude la nota.

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